Un percorso nella storia del gioco a ogni età: inaugurata la mostra del Cicres

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Tra oggetti, filastrocche, foto e ricordi per raccontare come giochi e giocattoli cambiano nel tempo rispecchiando la società odierna
È stata inaugurata sabato scorso in via Crocifisso 13, la seconda mostra didattica allestita dall’associazione Cicres quest’anno dedicata al mondo del gioco.
L’esposizione “A che gioco giochiamo?” è un percorso alla scoperta del gioco e dei suoi molteplici significati, opportunità non solo di riportare alla memoria vecchie tradizioni popolari, ma anche per riflettere sui cambiamenti della società nel corso del tempo, grazie a un’ampia documentazione fotografica e grafica di giochi antichi e a una ricca raccolta di giocattoli e testimonianze di vari periodi.
Giocattoli e giochi rispecchiano fedelmente la società e, nel momento in cui si sviluppano, sono perfettamente indicativi del contesto sociale, economico e culturale a cui fanno riferimento. Ci sono giochi innocenti e giochi pericolosi, giochi da bambini e giochi da adulti, giochi buoni e giochi cattivi.
Tra foto, cantilene e racconti del passato riscopriamo divertimenti che oggi sembrano fin troppo semplici, per i quali bastava un pezzo di legno o una semplice corda. Erano questi i “giocattoli” degli anni del dopoguerra, quando erano proprio i bambini a inventarsi uno svago con quello che trovavano in casa, giochi poveri la cui materia prima era soprattutto la fantasia e limportante non erano i giocattoli ma il gioco.
L’avvento di una nuova era, quella del boom economico degli anni ‘70, ha cambiato le cose: per giocare serve avere tanti giocattoli che a loro volta richiedono accessori di ogni genere. Sembra paradossale ma, come diceva Gianni Rodari, “ci sono bambole che hanno tutto e bambini che non hanno niente”. L’avvento delle nuove tecnologie ha poi cambiato le cose ancora una volta, giungendo a un nuovo paradosso. Se prima il gioco era fatto di interazione sociale, ora le persone comunicano sempre meno tra loro, a favore dei loro alter ego digitali e perdere il controllo diventa estremamente facile.
«Nel percorso espositivo ci sono giocattoli che evidenziano la creatività e la cura nel lavoro, giocattoli frutto dellingegno e della povertà; giochi di abilità motoria e di abilità mentali; giochi che favoriscono le relazioni e le inclusioni e giochi selettivi e competitivi – spiega Maria Simone, ideatrice e curatrice della mostra – Ci sono giocattoli che evidenziano il consumismo e giochi che inducono allisolamento o a forme di compagnia o amicizie solo virtuali; giochi con regole chiare ed immediate e giochi che siniziano al ‘buio’ completo senza sapere dove conducono».
L’esposizione si rivolge a tutti ma soprattutto ai ragazzi che devono saper conoscere e riconoscere la propria storia e i segni di ciò che nel corso degli anni ha plasmato il presente.
«La mostra è stata curata nei minimi particolari dai nostri soci – afferma Paolo Mazzilli, presidente del Cicres – ed è ormai il secondo anno che l’associazione si impegna nella realizzazione di una mostra didattica che serva a rafforzare un’identità culturale, la nostra, che non può e non deve finire nel dimenticatoio».
Per visitare la mostra è necessario far uso della mascherina e mantenere la distanza fisica di due metri tra i visitatori. La mostra resterà aperta tutti i giorni, dal lunedì alla domenica dalle 18 alle 21, fino al 16 giugno.
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