Da fuorisede alla quarantena: «Sono a casa, ma “lontano” dalla mia famiglia»

Stefano Procacci
Vincenzo sul treno che lo sta portando a casa

​Vincenzo è un coratino di 23 anni che da alcuni mesi lavora a Milano in un’azienda di consulenza informatica. Dopo due mesi di lockdown, il 9 maggio, è potuto ritornare nella sua città tra le braccia dei suoi familiari

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Vincenzo è un coratino di 23 anni che da alcuni mesi lavora a Milano in un’azienda di consulenza informatica. Dopo due mesi di lockdown, il 9 maggio è potuto ritornare nella sua città tra le braccia dei suoi familiari. Ecco il suo racconto della sua permanenza in solitaria a Milano, del suo viaggio e del suo ritorno a casa.

Torniamo un attimo indietro: nei momenti concitati del lockdown hai mai pensato di tornare a casa come hanno fatto migliaia di fuorisede?
Nelle ore immediatamente successive al decreto, sono stato sommerso da mille dubbi circa il fatto di restare bloccato in una città così lontana da casa per chissà quanti mesi, quindi la prima intenzione è stata quella di rientrare. Coloro che sono “scappati” prendendo il primo treno non sono affatto da condannare, la situazione era davvero critica e soprattutto nuova per tutti.

Come è cambiata Milano e la tua vita nel periodo di quarantena forzata?
Milano si è spenta, ma la differenza più lampante si è avvertita soprattutto nei supermercati. Il vociare della gente e la classica musica di sottofondo non c’erano più, ma file interminabili, scaffali vuoti e un silenzio inquietante. Si percepiva che la gente avesse paura, che ci fosse tanta incertezza. La mia vita non è cambiata più di tanto: in settimana lavoravo quasi normalmente, mentre il sabato e la domenica la dedicavo agli svaghi casalinghi, come Netflix, Playstation e la cura della casa. Non è stato pesante.

Il 4 maggio è partita la fase “due”, che di fatto ti ha permesso di tornare a casa. Come l’hai vissuta?
Prima di tutto ho rimediato un biglietto per tornare a casa (ride, ndr) poi sono tornato a correre nel Parco e spostarmi con un po’ più di tranquillità, sempre seguendo le basilari norme di sicurezza. La città si è parzialmente risvegliata e, a parte episodi incresciosi sporadici, come quello celebre avvenuto sui Navigli, devo dire che la gente ha continuato a rispettare le regole ed essere meticolosa. Poi è chiaro che le eccezioni ci sono sempre.

Quale iter hai seguito per tornare a casa?
I controlli sono stati meticolosi sin da prima che mettessi piede in treno. Le forze dell’ordine hanno scrupolosamente controllato le autocertificazioni ben tre volte, a Milano, a Roma e al mio arrivo, a Barletta. In treno il viaggio è stato fatto con la nuova norma dei posti a scacchiera e tutti indossavano la mascherina, quindi è stato molto tranquillo. Una volta arrivato a Barletta poi mi hanno controllato la temperatura corporea e successivamente mi hanno dato il via libera e ho riabbracciato idealmente la mia famiglia.

Ora, come tutti i fuorisede, sarai in quarantena fiduciaria per 14 giorni: come stai vivendo questa situazione? Come è cambiata la quotidianità della tua famiglia?
Io sono a casa, ma completamente isolato dagli altri membri della famiglia. Appena arrivato, i miei vestiti sono stati messi in buste ermetiche e disinfettati. Vivo praticamente chiuso nella mia stanza e utilizzo un bagno separato. Anche i pochi momenti di condivisione con tutto il nucleo familiare sono “strani”. A pranzo e a cena mangio lontano da tutti, dalla parte opposta del tavolo, utilizzando stoviglie in plastica, mentre il tempo in soggiorno, davanti ad un film, lo passo rigorosamente con la mascherina. Però tutto ciò è il minimo per stare tranquilli e tornare alla normalità il prima possibile.

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Commenti

  • Tina Quatela (utente non verificato)

    Vincenzo, magari si comportassero tutti come te. Sei bravissimo!