5G, le precisazioni di Legambiente: «Si consideri il principio di cautela»

La Redazione
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Le precisazioni di Legambiente sul tema del 5G, con riferimento alla nota di Arpa Puglia del 30 aprile scorso, rilanciata ieri dalla regione Puglia​

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Le precisazioni di Legambiente sul tema del 5G, con riferimento alla nota di Arpa Puglia del 30 aprile scorso, rilanciata ieri dalla regione Puglia.

«Eravamo già attivi su questa questione insieme ad Onda d’Urto per fare chiarezza – spiegano dal Circolo Legambiente Angelo Vassallo – ma la pandemia ha posticipato la realizzazione di un pubblico evento. Tuttavia, la nostra associazione ritiene opportuno fare alcune precisazioni. Nella stessa nota si dice esplicitamente “Premesso che gli aspetti di carattere sanitario non sono di diretta competenza di Arpa Puglia”: il documento si limita quindi a fornire “alcune informazioni generali relativamente agli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici con particolare riferimento alla tecnologia 5G, segnalando che per informazioni complete ed esaustive è possibile visionare la documentazione pubblicata sul sito dell’ISS”.

Tuttavia, sempre nella stessa nota si può anche leggere che “La Iarc (International Agency for Research on Cancer) ha valutato la cancerogenicità dei campi a radio Frequenza (RF) nel maggio del 2011 classificandoli nel gruppo 2B (agenti possibilmente cancerogeni) avendo gli ultimi studi presentati in questo campo indicato limitata evidenza nell’uomo, limitata evidenza negli animali e debole supporto fornito dagli studi sui meccanismi. Tale classificazione è stata recentemente confermata [in una pubblicazione del 2018, ndr] a fronte di una analisi critica dei risultati di due nuovi studi pubblicati sull’argomento [sempre nel 2018, ndr].

Nell’ambito della sperimentazione «BariMatera5G», il compito istituzionale di Arpa Puglia consiste nell’intervenire direttamente nell’ambito del procedimento autorizzativo per l’installazione di nuovi impianti di telecomunicazioni o per la loro riconfigurazione: emette in favore del Comune, cui compete l’attività di vigilanza e controllo, il parere tecnico preventivo di competenza, eseguendo “misure del campo elettromagnetico di fondo ed una valutazione teorica previsionale del campo elettromagnetico, tenendo conto sia delle caratteristiche tecniche del nuovo impianto sia di quelle degli impianti già autorizzati che insistono sulla stessa zona […] le attività di Arpa sono orientate al controllo del livello di campo elettromagnetico totale cui è esposta la popolazione, indipendentemente dalla tecnologia usata (2G, 3G, 4G, 5G, Radio, Tv)”;

In un contributo scientifico presentato dalla stessa Arpa Puglia al VII Convegno Nazionale Agenti Fisici tenutosi a Stresa tra il 5 e il 7 giugno 2019, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente, con riferimento alle analisi previsionali del campo elettrico (con approccio statistico-conservativo) svolte sempre nell’ambito della sperimentazione «BariMatera5G», ha evidenziato che “l’introduzione del contributo 5G modifica la forma e l’estensione dell’isosuperficie andando ad incrementare il numero dei siti a valenza radioprotezionistica da «investigare»”, consentendo tuttavia di accertare la conformità ai limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità stabiliti a livello nazionale;

Sempre nello stesso contributo al convegno, l’Arpa Puglia conclude evidenziando la “necessità di convergere urgentemente verso norme tecniche specifiche per l’emergente tecnologia 5G, sia in ambito modellistico che di misura, per consentire alle Arpa di ottemperare ai propri compiti istituzionali, operando in maniera tecnicamente corretta, sempre a tutela della popolazione” anche per il problema della «saturazione dello spazio elettromagnetico» soprattutto nei contesti urbani, che rende più probabile il superamento dei limiti normativi.

È necessario inoltre che i gestori degli impianti si dotino di un sistema di contatori della potenza trasmessa nell’arco delle 24 ore per consentire alle Agenzie di Protezione dell’Ambiente una valutazione più realistica della potenza erogata. Le conclusioni condividono pertanto quello stesso principio di cautela per la tutela della salute degli esseri viventi richiamato dal nostro circolo».

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Commenti

  • Gaetano Bucci (utente non verificato)

    Invocare principii di cautela non serve molto. Legambiente deve dire sì o no.
    Questa nota serve a tenere due piedi in una scarpa. Se si invoca cautela dicendo che il 5g “può essere dannoso” in realtà si usa un eufemismo per dire che “è dannoso”. Ergo…

  • nerdrum (utente non verificato)

    tutti portatori sani di teorie. teorie sulla virulenza del coronavirus, teorie sui danni da elettromagnetismo, teorie sul riscaldamento globale, teorie sul contenimento della xilella, teorie sull'abbassamento del debito pubblico… e nessuno capisce una “mazza” di quello di cui parla, me compreso naturalmente.

  • Libero pensatore (utente non verificato)

    Ma sì per il Dio denaro questo ed altro.
    Non ci provano manco a verificare se possa essere nocivo o meno per la salute, oddio ci sarebbero alcuni studi che proverebbero la pericolosità di queste tecnologie, solo che ormai in Italia bisogna allinearsi altrimenti si diventa subito complottisti. Buona dittatura tecnosanitaria a tutti

  • Francesco Di Cosmo (utente non verificato)

    Ci sono in ballo 6 miliardi e mezzo, serviti per l'acquisto delle frequenze