La solitudine durante il Coronavirus, serve «fermarsi per ripartire»

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Il pensiero di Francesco Mininno, psicologo terapeuta, sul momento difficile che stiamo vivendo
Una personale riflessione di attualità, rispetto ai tempi che stiamo vivendo, dal punto di vista psicologico ed emotivo, frutto di attività clinica che è continuata anche in questo periodo. Di qui nasce il pensiero scritto da Francesco Mininno, psicologo terapeuta, qui riportato integralmente.
«Viviamo un tempo presente che ha assunto in questo periodo diversi colori, diverse sfumature.nIn alcuni momenti il tempo del qui ed ora è sembrato infinito, senza alcun orizzonte, senza nessuna ancorana cui aggrapparsi. Altre volte è rimasto sospeso, come se fossimo stati catapultati in una dimensione senzanspazio e senza “tempo”.
Improvvisamente ha iniziato a correre veloce, gli spazi di vita si sono ristretti ednabbiamo iniziato ad avvertire quella sensazione, quel tarlo: “non ho il tempo per nulla”.nEcco, forse diviene utile fermarsi un attimo. Fermarsi non per “rimanere fermi”, ma per incontrare noinstessi, quella parte di noi che spesso trascuriamo, che si cela dietro ad automatismi e meccanismi che la vitanha reso adattativi e che ora forse, subiscono delle battute di arresto.
Ecco che diviene importante fermarsi, per ripartire.nFermarsi per andare a scrutare il “retrobottega dell’anima” (come suggerisce Montaigne), uno spazionnostro ed indipendente, nel quale rifugiarsi, ricaricarsi e dove stabilire la nostra vera libertà, in cuinincontrare la nostra “solitudine”. È uno spazio privato, dove trattenerci con noi stessi, dove conoscere ilnnostro sé e dove siamo liberi di perderci nelle nostre paure e nelle nostre gioie. Un ritiro utile a ricalibrarenla nostra quotidianità, a darci la possibilità di riflettere sulle nostre scelte e sulle nostre priorità.
Ecco che lan“solitudine” può trasformarsi in uno spazio di ri-strutturazione, a volte doloroso, ma necessario. In questanaccezione la solitudine viene intesa come ritiro a sé, dove le emozioni possono prendere voce e respiro,ndove possiamo concederci la possibilità di metterci in discussione. In questo modo costruiremo uno spazionpersonale in cui impareremo ad ascoltare i segnali del corpo, della mente e riconosceremo le fatichenquotidiane, gli automatismi e le abitudini cha scandiscono la nostra quotidianità. Daremo così avvio ad unndialogo con noi stessi, aprendo nella nostra vita uno spazio alla riflessione.
Ed è proprio così facendo che possiamo ritrovare parti di noi che avevamo sepolto, possiamo concederci lanpossibilità di modificare alcuni aspetti della nostra vita e possiamo anche permetterci di fare a pugni con innostri dolori (le nostre insicurezze, le nostre paure, le nostre angosce che spesso ci immobilizzano), pernritornare sul ring della vita, consapevoli di chi siamo e in quale direzione vogliamo andare. Fermarsi per ripartire».
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