Anziani e Covid 19, RH Corato: «Ora ci ringraziano per aver impedito le visite dei parenti»

La Redazione
Alcuni operatori della Regeneration home

L’intervista a Pasquale Risolo, l’amministratore delegato della rssa “Regeneration home” che si trova in via Della Macina. Sull’appello delle associazioni di categoria: «Mandare a casa gli ospiti sarebbe una sconfitta​»

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Si prendono cura degli anziani che non possono più vivere da soli in casa e, ormai da settimane, sono al centro delle pagine di cronaca. Prima si chiamavano semplicemente “case di riposo”, adesso è più frequente sentirle chiamare rsa (residenze sanitarie assistenziali) o rssa (residenze sociosanitarie assistenziali per anziani).

In questo periodo in cui le persone più avanti negli anni si sono rivelate le più a rischio se contagiate dal Covid 19, la vita di comunità all’interno delle strutture è molto cambiata. In molte parti d’Italia le rsa sono state al centro di polemiche e procedimenti giudiziari: spesso, quando il Coronavirus è riuscito a varcarne la soglia, ha fatto strage, tra ospiti e operatori.

Così, per fortuna, non è stato a Corato. Lo abbiamo chiesto a Pasquale Risolo, amministratore delegato della “Regeneration home”, la rssa che si trova in via Della Macina.

Quanto è cambiata la vita all’interno della struttura?
«Abbastanza, ovviamente. È stato necessario ridurre al minimo le possibilità di contatto con l’esterno perché chiunque può rappresentare un fattore di rischio per i nostri ospiti. Abbiamo rimodulato tante cose, dalla consumazione dei pasti alla gestione del servizio lavanderia. Alzare la soglia dell’attenzione è stata la strada che abbiamo scelto di seguire fin dall’inizio, anche per quello che riguarda le visite dei parenti dei nostri ospiti. Non tutti hanno accettato da subito le disposizioni restrittive, ma adesso molti ci ringraziano perché hanno compreso quanto è necessario nell’interesse dei loro cari. Abbiamo cercato di sopperire con le videochiamate e, soprattutto, stando fisicamente accanto ai nostri ospiti. Con le dovute precauzioni, si intende».

Avete dovuto incrementare il personale?
«Certo. Attualmente ci occupiamo di 46 ospiti e, nonostante l’ulteriore impegno finanziario che ci siamo accollati, abbiamo preferito aumentare l’organico (tra infermieri e operatori socio sanitari) per sopperire ancora meglio alle necessità dei nostri anziani. A volte basta una carezza per farli sorridere, non occorrono tante parole: servono i gesti concreti. Non tutti sono in grado di comprendere razionalmente cosa stia accadendo “nel resto del mondo” e per questo noi ci preoccupiamo di rassicurarli, di dare loro la serenità necessaria per affrontare questo periodo. Abbiamo sospeso le attività con gli esperti che si occupano di terapia occupazionale (sempre per limitare il contatto con operatori esterni), ma ci siamo rimboccati le maniche per inventarci delle attività che potessero intrattenere i nostri ospiti e occupare la loro mente: chi per una vita ha fatto la sarta ha iniziato a cucire mascherine, per fare un esempio».

Quali sono le difficoltà principali che state vivendo?
«Posso citarne una in particolare: le visite specialistiche. I medici di famiglia ci stanno dando un grande aiuto, ma in casi di assoluta necessità siamo costretti a ricorrere al 118. Cerchiamo di evitarlo il più possibile per non far uscire i nostri ospiti e non esporli a rischi. Per fortuna nel nostro organico ci sono anche i medici e questo ci consente di fronteggiare molte situazioni. Ringraziando il cielo in questo periodo non ci sono stati ospiti con sintomatologie che potessero far pensare al Covid 19 e non abbiamo avuto necessità di richiedere che venissero eseguiti dei tamponi».

Il presidente regionale di Assoap, l’associazione delle strutture socio assistenziali pugliesi, ha affermato: “Aiutateci, non sappiamo più come fare, non possiamo resistere così a lungo, venite a riprendervi i vostri cari, se potete, riportarteli nelle vostre case, abbiate cura personalmente di loro, oppure venite qui nelle residenze ad aiutarci”. Lei condivide questo appello?

«Ritengo che sia stato uno sfogo, mi risulta difficile ipotizzare che possa pensare veramente di mandare a casa gli ospiti: sarebbe una sconfitta. La Regeneration home non fa parte di nessuna associazione di questo tipo, a maggior ragione non sento di condividere queste affermazioni. Mi auguro, piuttosto, che tutti i nostri collaboratori restino al nostro fianco. Gli operatori socio sanitari non mancano, in generale è più difficile trovare gli infermieri: da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria due degli infermieri più giovani che avevamo sono andati via per mettersi al servizio della Sanità pubblica, uno nell’ospedale di Bisceglie, l’altro nel carcere maschile di Bari».

Come immagina il futuro?
«Non saprei, di sicuro spero che questa emergenza passi presto. I nostri anziani continuano ogni giorno a darci l’esempio nell’essere pazienti: mi auguro di saper fare tesoro dei loro preziosi insegnamenti».

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Commenti

  • Nunzia tedeschi (utente non verificato)

    Fantastico Pasquale

  • Grazie Decreto (utente non verificato)

    Dare a Cesare quello che è di Cesare
    Felicitazioni e ringraziamenti al Governo che ha emanato i decreti che dettava il modo di agire.

  • Antonio Vilella (utente non verificato)

    Ho potuto conoscere di persona questa struttura così come tutto il personale che ci lavora, in quanto per circa quattro mesi è stata ospite mia suocera che poi purtroppo ci ha lasciato. Devo dire che un punto di forza è l'organizzazione, ma mi ha sorpreso particolarmente la professionalità di tutto il personale che ci lavora, che con la loro umanità, fa sì che gli anziani ospiti del centro si sentano come a casa loro. Nella foto da voi pubblicata riconosco tutti, dalla dottoressa alle infermiere agli oss. Ricordo di loro la grande disponibilità ed il sorriso sulle labbra che rassicurava gli anziani ospiti ma anche i loro familiari. Vorrei pertanto approfittare di questa opportunità per dire loro grazie per quello che fanno perché si vede che ci mettono tutto l'amore che serve.

  • Gabriella Casu (utente non verificato)

    Gli esperti che si occupano di terapia occupazionale sono i terapisti occupazionali? Sono operatori esterni?