Processo Di Vincenzo, pene ridotte per quattro. Assolto Piancone

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L’operaio andriese di 17 anni rimase vittima di un terribile incidente sul lavoro nel marzo del 2007 all’interno del cantiere d’ampliamento della sala ricevimenti “Corte Bracco dei Germani”
Pene ridotte per quattro e una assoluzione nell’appello sul processo relativo alla morte di Giuseppe Di Vincenzo, l’operaio andriese di 17 anni rimasto vittima di un terribile incidente sul lavoro nel marzo del 2007 all’interno del cantiere d’ampliamento della sala ricevimenti “Corte Bracco dei Germani”.
La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto la validità dell’impianto accusatorio, ma ha ridimensionato quanto deciso dai giudici nel processo di primo grado.
Sono stati condannati a due anni di reclusione, con pena sospesa, Vincenzo Perrone, legale rappresentante della ditta appaltatrice “Idrotermica di Luigi Perrone”; Mauro Galentino, codatore di lavoro e titolare della ditta subappaltatrice “Termo In”; Nicola Nannola, codatore di lavoro, coesecutore dell’impianto e socio della ditta subappaltatrice “Termo In”; Saverio Guido, dipendente della “Luigi Perrone srl” e coesecutore dell’impianto di adduzione del gas.
Luigi Piancone, coordinatore in fase di esecuzione, è invece stato assolto per non aver commesso il fatto.
Confermate le assoluzioni già stabilite in primo grado per Giovanni Adolfo Sbisà, committente dei lavori, ed Elisabetta Sbisà, responsabile dei lavori, e la condanna a due anni (pena sospesa) per Dario Rosito, coordinatore per la sicurezza, progettazione ed esecuzione del cantiere.
L’incidente si verificò alle 11 del 17 Marzo 2007. Di Vincenzo stava riparando una tubatura con la saldatrice, quando una fiammata lo avvolse causandogli ustioni di secondo e terzo grado sul 95% del corpo. Dopo quattro giorni di coma, il giovane operaio spirò presso l’ospedale Cardarelli di Napoli.
Commenti
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povero figlio, povera famiglia. e poveri anche coloro che magari senza volerlo, senza nemmeno prevederlo, non posso pensare altrimenti, si sono resi responsabili della sua morte. a tutti esprimo la mia vicinanza.
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Quel giorno ti hanno lasciato fuori al pronto soccorso e sono andati o per meglio dire scappati via, da solo sei andato verso la barella tra gli suardi increduli dei presenti. Immagini e odori che ormai fanno parte della mia vita. Dopo tanti anni il tuo nome viene ricordato solo per “annunciare” che le pene sono state ridotte…
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Sicuramente ci saranno state delle valide ragioni per emettere tali sentenze, ma esistono, in Italia, due caste intoccabili ed autonome al massimo: quella dei politici e quella della magistratura. Non funzionano come dovrebbero: i primi si coprono le spalle con una Costituzione obsoleta e che non intendono certo cambiare nelle parti più importanti e significative; i secondi non fanno alcunché per eliminare quel fondo di garantismo, che funge da linea di condotta, non solo per loro, e quei tempi biblici nei processi, e si dovrebbe invece avere nella velocità delle sentenze e nella certezza, e talvolta “durezza”, della pena, la loro ragione d'esistere. Il popolo, con queste caste, non può incidere come vorrebbe. E, per una democrazia, è un male grandissimo.







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