Telenovela consiglio comunale, ancora senza presidente e maggioranza

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Lo dicono le nove fumate nere complessive nei tre consigli comunali dopo le dimissioni del sindaco
Il sindaco rompe il silenzio e si mostra fiducioso, ma lo stallo continua. L’ennesimo nulla di fatto del consiglio comunale arriva all’ora di pranzo, dopo circa sessanta minuti di sospensione dei lavori per discutere sulle modalità di voto del presidente e sull’eventuale nome da proporre. I tre scrutini hanno un andamento fotocopia: 17 bianche e 7 voti per Gabriele Diaferia. Seduta sciolta a data destinarsi mentre sulla città incombono le conseguenze di questa paralisi amministrativa.
La maggioranza non c’è ancora. Lo dicono le nove fumate nere complessive nei tre consigli comunali dopo le dimissioni del sindaco. E a poco servono le dichiarazioni del primo cittadino prima del voto per il presidente: «spero in chiarimenti sempre più ampi, senza che questo significhi una alzata di scudi o di toni. Non faccio appello alla responsabilità, tutti quanti siamo consapevoli del ruolo che ci è stato dato. Stiamo vivendo una situazione molto delicata, serve più tempo e più riflessione per affrontare una questione come quella dei debiti fuori bilancio. Siamo tutti su posizioni diverse, non vedo unità nel consiglio, anche io ho bisogno di fare esperienza. Auspico di dare nel più breve tempo possibile una guida a questo consiglio».
Ma il partito di maggioranza relativa continua ad andare da un’altra parte. Lo confermano le parole di Filippo Tatò (capogruppo Direzione Italia) che ribadisce la posizione già espressa lunedì scorso: «fino a domenica 21 luglio avevamo un accordo per l’ingresso in giunta di tutte le forze della coalizione, nell’attesa che Forza Italia e Lega comunicassero i loro nomi indicati come assessori. Poi, il giorno dopo, il sindaco ha annunciato le dimissioni senza darci alcuna motivazione. Questa campagna elettorale è stata affrontata con cinque partiti, la coalizione per noi è imprescindibile. È una questione di coerenza e di lealtà verso chi ha contribuito alla stesura del programma di coalizione».
Posizione a cui non replica nel merito Giuseppe D’Introno che chiede, senza successo, di rinviare l’elezione del presidente sulla base di un parere espresso dal Ministero dell’Interno a un Comune trovatosi in una situazione simile a quella di Corato. La proposta, bocciata dai capigruppo, sarà in ogni caso inviata al Viminale per un giudizio nel merito.
Anche quello di stamattina è stato «uno spettacolo pietoso» secondo Vincenzo Labianca che, pur escludendo di fungere da «stampella» dell’amministrazione, tiene in piedi l’ipotesi di «condividere alcuni punti del programma».
A spingersi oltre rispetto allo stile classico del Movimento cinque stelle, Nico Longo: «il sindaco dichiari fallita questa maggioranza, clinicamente morta. Allora, se ne ha voglia, il primo cittadino può convocare i capigruppo di minoranza per provare ad arrivare fino a gennaio, ultimo mese utile per poi andare a votare a maggio».
Una proposta che dà la possibilità a De Benedittis di intravedere «il tentativo dei Cinque stelle di fare un ribaltone, di entrare in maggioranza». Una interpretazione non gradita a Longo: «non ho parlato di salto nella maggioranza. Ho detto che ho la libertà di votare punti condivisi volta per volta, se sono presenti nel mio programma. Io non sosterrò politicamente un governo che non sia dei 5 stelle. Se poi volete strumentalizzare e iniziare la campagna elettorale, fate pure».
«Il punto è un altro – tuona De Benedittis – non c’è una maggioranza, non è in grado di fare una proposta sul nome del presidente. Qui finisce il gioco.
Credo che il silenzio del sindaco sia politico e dica molto, è anche un “prendersi la croce sulle spalle”, con sacrificio, con lacerazione interiore. A lui manifesto la mia vicinanza umana, non politica. Sono allarmato dai discorsi che sento. Un soccorso, un governo tecnico, un contratto: non esistono governi a termine, lo dice la Costituzione. Se la maggioranza c’è, governa. Altrimenti si torna a casa. Il resto si chiama inciucio, inquinamento della vita democratica: serve la chiarezza delle posizioni politiche».
Poi è scontro aperto tra De Benedittis e Bovino rispetto a presunte insinuazioni di quest’ultimo su eventuali ammiccamenti tra De Benedittis appunto e le forze di maggioranza. Le scorie della passata campagna elettorale sono ancora presenti. «La rovina della politica è la tendenza a trasformala in uno stadio, un leader dovrebbe portare la gente ad abbassare i toni. Alla luce della situazione attuale – conclude Bovino – sono pronto anche io a dire basta, andiamo subito al voto».
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