L’ultimo saluto a don Savino. Il vescovo: «Prega per noi. Affinché siamo sempre preti, solo preti»

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In una cattedrale infuocata dal sole del pomeriggio, migliaia di persone hanno voluto salutare per l’ultima volta Mons. Savino Giannotti
Il mare calmo e il sole cocente fuori, uno sventolare di fogli e volti commossi in Cattedrale, tra qualche turista che con difficoltà si è fatto strada nel duomo prima dell’inizio della celebrazione. Ieri parenti, amici, associazioni, autorità e tante persone umili, anche all’esterno, per l’ultimo saluto a Mons. Savino Giannotti, morto domenica, 30 giugno, all’età di 79 anni.
Don Mimmo De Toma – compagno di strada di don Savino e confratello – ha chiesto di accompagnare con il canto la celebrazione, per renderla “ricca, piena”. Mons. D’Ascenzo, celebrante dei funerali, ha parlato della sua breve conoscenza di don Savino, appena un anno e mezzo. Una conoscenza nata quando, all’annuncio della sua nomina, mentre don Savino e don Peppino Pavone erano diretti a Bose per gli esercizi spirituali, decisero di fare tappa ad Anagni per una visita al “nuovo vescovo”.
“Mi portarono così tanti libri sulla diocesi che dissi scherzosamente che probabilmente avrei raggiunto l’episcopio dopo un anno per arrivare preparato. Mi permisi di scherzare perché don Savino si presentò subito con il suo carattere gioviale”, ha detto mons. D’Ascenzo durante l’omelia. “Dopo quell’incontro mi ha lasciato una lettera, era sua abitudine lasciarmi di tanto in tanto degli scritti, sempre carichi di parole di incoraggiamento”.
“Non voglio tracciare un profilo di don Savino ma provo a dire quello che ho capito di lui. Di don Savino ho colto tre aspetti – continua il vescovo -, era evangelicamente fuori di sé. Ha cercato sempre di vivere il servizio per gli altri. Ha vissuto il Vangelo per gli altri. Il suo sorriso. Credo che il suo sorriso sia stato l’espressione di chi ha vissuto la propria vita cercando di rispondere al Vangelo. Le relazioni. Infinite relazioni, nella sua vita ha tessuto infinite relazioni. Il giorno del suo compleanno il suo telefono non ha mai smesso di squillare. Relazioni vissute come sacerdote. Don Savino noi non lo abbiamo perso. Noi lo abbiamo guadagnato un cielo. Un prete è sacerdote in eterno. Non termina il suo servizio nel passaggio da questa vita a quella ultra terrena. In questo momento nella nostra diocesi ci sono diversi spostamenti, don Savino è stato chiamato dal Capo per un altro impegno sacerdotale. Questa è la risposta che don Savino ha dato alla chiamata. Noi dobbiamo impegnarlo e chiedergli di continuare a pregare per noi. Pregare per noi preti. Affinché siamo sempre preti, preti veri, soltanto preti”.
Alle 18.20 la benedizione della salma prima dell’uscita del feretro dalla Cattedrale, tra le braccia dei sacerdoti legati nella loro storia personale alla Parrocchia Angeli Custodi e da don Dino Cimadomo. Prima dell’arrivo al cimitero, una tappa presso la chiesa del suo ultimo incarico: era rettore di San Giacomo. L’ultimo momento di dolore, intimo e commosso tra la sua gente.
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