Piazza Di Vagno, Legambiente: «L’opera è incompleta, tutto tace»

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Legambiente ancora una volta invita l’amministrazione ad organizzare un incontro pubblico in cui spiegare ogni aspetto legato alla piazza
Legambiente torna sul tema di piazza Di Vagno. L’opera non è completa, la recinzione metallica c’è ancora ma gli operai non siano più al lavoro da tempo. E intanto «tutto tace» sottolinea l’associazione ambientalista. Nella nota che di seguito riportiamo integralmente, Legambiente ancora una volta invita l’amministrazione ad organizzare un incontro pubblico in cui spiegare ogni aspetto legato alla piazza.
«In questi anni Legambiente si è confrontata su diverse questioni e problematiche tanto da sembrare ossessionati da soluzioni o dal ricercare le risposte che i comuni cittadini meriterebbero di avere. Come gruppo di cittadini legalmente costituito, abbiamo chiesto e richiesto, utilizzando le prassi istituzionali, adoperando gli strumenti che la Legge mette a disposizione per chi tutela gli interessi pubblici e diffusi. Eppure ci sono istituzioni che provano a non informare i cittadini dei provvedimenti presi dall’ente preposto.
Andiamo ai fatti: da almeno tre anni il circolo di Legambiente sta cercando di vederci chiaro sulla situazione della piazza Di Vagno, tra i silenzi, l’apatia e il disinteresse della stessa cittadinanza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’opera risulta incompleta ad oggi. Andiamo con ordine.
Nel progetto iniziale erano previsti un manufatto sul lato destro della piazza ed una quinta metallica sullo sfondo con alcuni resti dell’antico Palazzo Ducale crollato nella stessa area nel 1922 al posto del murales di Gomez come possiamo vedere oggi.
In corso d’opera il progetto è stato revisionato a seguito dell’indagine archeologica, dei ritrovamenti e di una forma di vincolo della Sovrintendenza.
Qui scatta l’arcano, nonostante le istanze e le richieste di indagine archeologica. Abbiamo protocollato al comune l’idea di un incontro pubblico per far conoscere ciò che è stato rinvenuto nel corso dello scavo. La stessa istanza è stata consegnata nelle mani del dirigente della Soprintendenza alla presenza di una nostra delegazione.
Siamo stati l’unica associazione invitata alla visita della stessa indagine archeologica oltre che di una formale – e protocollata – istanza di copia del vincolo archeologico dell’area.
Si tutto tace, con una piazza parzialmente chiusa. Ora almeno possiamo avere una visuale degli spazi della piazza, cosa che avevamo evidenziato già ad inizio lavori: realizzare un cantiere “a vista”.
Tutto questo nonostante lettere, istanze, missive, comunicati stampa, email, incontri con amministrazione, tecnici, Soprintendenza e Ministero dei Beni Culturali. Questo abbiamo fatto in tre anni.
Sembra di impattare contro un muro di gomma dove davanti a frasi e disponibilità di prammatica, si tende a rispondere se proprio si è costretti o dopo l’ennesimo comunicato stampa.
Questo nostro approccio non è una forma di testardaggine o di ostinazione: vogliamo vederci il più possibile chiaro, costruire un dialogo istituzionale per quello che è possibile, vista la somma impegnata – circa un milione e mezzo di euro – il danno economico avuto dalle attività commerciali presenti nell’area dovuto alle pesanti limitazioni per la presenza di un cantiere che prendeva tutta l’area anche per il rifacimento di una parte del basolato di tutta via San Benedetto.
Ci siamo fatti carico delle esigenze dei cittadini e degli stessi commercianti che, ci risulta, hanno sollecitato i consiglieri comunali e gli amministratori, ma come abbiamo detto: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Auspichiamo che quanto prima si possa tenere una conferenza pubblica sullo studio dei ritrovamenti archeologici, è indispensabile che vada fatta, prima possibile e non in prossimità delle elezioni. Sicuramente vigileremo sperando che la piazza torni, quanto prima, ad essere utilizzabile da parte della popolazione rispettando la propria storia ed identità».
Commenti
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Tutto tace …
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Legambiente parla di “storia ed identità”: l'evoluzione, anzi, l'involuzione della prima ha mutato del tutto l'essenza della seconda, è inutile negarlo. Infatti le esigenze dei nostri nonni, anche riguardo l'uso di detta piazza, erano completamente diverse, se non del tutto antitetiche, da e a quelle odierne dei loro nipoti. Legambiente parla di “disinteresse ed apatia” della cittadinanza: quando esistono questi fattori, si manifestano solitamente e naturalmente gli stessi toni reciproci da parte delle istituzioni. Anzi, si sentono, sempre “solitamente”, quasi autorizzate ad usare gli stessi toni, dato che le contestazioni di uno sparuto gruppo di cittadini non fanno, a loro, assolutamente né testo né danno.
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certo che di solito, le amministrazioni cercano di appuntarsi medaglie sul petto, farsi vanto di aver realizzato per la collettività cose che le amministrazioni precedenti non avevano realizzato… questa, di cosa potrà vantarsi? mah!







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