Contro la pena di morte, Bill Pelke in “viaggio per la speranza”

Ingrid Vernice
Un momento della conferenza

La comunità di Sant’Egidio, con il patrocinio del comune di Corato, in occasione della giornata mondiale contro la pena di morte ha invitato per la seconda volta il fondatore dell’organizzazione The Journey of hope

1 1 commento

Quando Bill Pelke ha perso per un brutale assassinio l’amata nonna Ruth, gli unici sentimenti che ha provato sono stati rabbia, risentimento e desiderio di vendetta. Poi, dopo pochi anni, è accaduto qualcosa di magnifico, l’uomo ha scoperto la forza del perdono. Di questo e della sua tragica esperienza ha parlato, nella serata di ieri, al pubblico della biblioteca comunale suscitando non poche emozioni.

«Quando ho scelto di perdonare Paula Cooper, quindicenne condannata a morte per aver inflitto 33 coltellate a mia nonna nel 1985, ho pensato a come aveva vissuto fino ad allora la mia amata “Nana”, non a come fosse crudelmente venuta a mancare</em>»; dice Pelke. «Mia nonna era una donna buona, insegnava le storie della Bibbia ai ragazzi; proprio per questo non vide nulla di strano nella richiesta di tre ragazze di farle da maestra in quel terribile pomeriggio di maggio».

Ruth non aveva idea dell’efferato omicidio che stava per compiersi e solo per pochi spiccioli. Le tre ragazze furono rinchiuse in carcere . Solo Paula Cooper fu condannata alla pena di morte. Dopo la rabbia iniziale Pelke pensò agli insegnamenti della nonna sul perdono, sulla compassione, e decise di aiutare l’assassina di sua nonna con una petizione mondiale che ne impedisse la condanna a morte. La petizione fece così clamore che anche Papa Giovanni Paolo II si schierò a favore facendo un accorato appello alle istituzioni.

Pelke riuscì nell’ impresa. Purtroppo Paula Cooper dopo aver scontato 60 anni di carcere, a pochi giorni dalla riconquistata libertà, si tolse la vita. «Fu un giorno di profondo dolore per me, ancora oggi faccio fatica a parlarne». Ha dichiarato Bill Pelke. Da allora, lo statunitense continua nella sua battaglia per l’abolizione della pena di morte supportato dai membri della sua associazione che portano le loro testimonianze, intrise di amore e perdono, nel mondo.

L’organizzazione
Journey of Hope (Viaggio della speranza) è un’organizzazione formata dai familiari delle vittime di omicidi che promuovono, in discorsi pubblici, alternative alla pena di morte. I membri del Viaggio provengono da qualunque luogo, religione o etnia e rappresentano l’intero specchio delle diversità umane. Sono persone reali che hanno provato sulla loro pelle l’orrore e la sofferenza di un omicidio. Raccontano le loro tragedie e il loro dolore in modo da favorire un dialogo aperto nelle scuole, università, chiese ed altri luoghi pubblici. Il viaggio punta ad accogliere i familiari che non nutrono sentimenti di vendetta, ma al contrario diffondono amore e compassione per tutto il genere umano.

Dati sulla pena di morte
Nel 2016, il nuovo Rapporto sulla pena di morte redatto da Amnesty International registra che almeno 1.032 persone sono state messe a morte in 23 paesi. La maggior parte delle esecuzioni è avvenuta in Cina, Iran, Arabia Saudita e Pakistan. Sono dati sconvolgenti che riflettono la violenza , anche quella emotiva, a cui venivamo sottoposti ogni giorno. La Cina merita una menzione a parte poiché, anche se i dati in merito vengono classificati come segreto di stato, viene considerato il maggior esecutore mondiale

Usa e pena di morte
I dati si dimostrano in calo confortante per gli Usa che, per la prima volta dal 2006, non risultano nella lista dei primi cinque paesi al mondo per numero di esecuzioni. Il numero di esecuzioni nel 2016, 20, rappresenta il più basso dal 1991, mentre, il numero delle nuove condanne a morte, 32, è stato il più basso dal 1973. È dunque un riscontro positivo che sta ad indicare il cambio di rotta nei confronti del discusso metodo di giustizia che è la pena di morte.che i giudici, i procuratori e le giurie stanno cambiando idea sulla pena di morte come strumento di giustizia. Nonostante gli evidenti progressi resta preoccupante il numero di detenuti in attesa dell’esecuzione, ben 2832. Nel 2016 l’80% delle esecuzioni ha avuto luogo in due soli stati, Georgia e Texas.

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Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    La pena di morte: molte volte intimamente o apertamente chiesta, per i più efferati delitti ed atrocità. La persona educata non si permette nemmeno di gettare, per la strada, il più piccolo rifiuto: deve ringraziare se stessa; il tipo di cultura che ha recepito; i suoi genitori; i docenti, se è stata fortunata ad averne di “vecchio stampo”, cioè di quelli che antepongono la “formazione” al nozionismo. Un tipo di educazione uniforme, tipo quella “spartana”, rende i ragazzi tutti uguali: le differenze caratteriali dei singoli, verrebbero minimizzate. La vita militare serviva innanzitutto a questo, e stupidamente l'hanno abolita. Concludendo: nessuno nasce delinquente, ma sono esclusivamente le influenze esterne, a renderlo tale. E a chi tocca il compito di evitare tali stimoli negativi?