Cyber bullismo, rischi per le vittime e per gli autori

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Domani alle 10 presso la sede dell’istituto professionale «Tandoi» ne parlerà l’avvocato Maria Antonio La Scala, penalista del foro di Bari e presidente delle associazioni “Gens Nova onlus” e “Penelope Italian onlus”
Domani alle 10 presso la sede dell’istituto professionale «Tandoi» si torna a parlare di cyber bullismo. A farlo sarà l’avvocato Maria Antonio La Scala, penalista del foro di Bari e presidente delle associazioni “Gens Nova onlus” e “Penelope Italian onlus”. Con lui interverranno anche il dirigente scolastico Angela Adduci e la socia di Gens Nova, Adele Mintrone, impegnata in politiche di genere, con la collaborazione della docente Rossella de Benedittis.
L’iniziativa – denominata “Rischi per le vittime e per gli autori” – ha l’obiettivo di contrastare il dilagante fenomeno attraverso azioni di prevenzione rivolte a genitori, studenti e associazioni. Il presidente La Scala metterà in evidenza gli aspetti innovativi della legge n.71/2017 entrata in vigore il 18 giugno 2017, quale primo strumento legislativo per contrastare il cyber bullismo e intervenire tutelando se stessi e le vittime.
«Il cyber bullismo come il bullismo non sono bravate o ragazzate ma reati punibili dalla legge» sottolinea l’avvocato La Scala. «Solo parlando in questi termini è possibile un concreto contrasto al fenomeno in cui la scuola gioca un ruolo fondamentale insieme alle Forze di Polizia, alle associazioni e ai centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio.
L’associazione impegnata nel contrasto alla violenza di genere,e nella tutela delle vittime di maltrattamenti derivanti da cyber bullismo,bullismo, ingiustizie sociali, l’impennata insieme all’associazione “Penelope nazionale” nel promuovere alcuni disegni di legge prima fra tutti quello di “omicidio di identità” con il quale si richiede l’applicazione di una di una pena certa e evera nei confronti di chi deturpa il corpo e il volto di una persona con liquidi infiammabili o acidi».
Commenti
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Giustamente l'avvocato vede nella “punizione” prevista dalle leggi, facendo poi fare un volo radente a tale affermazione, anche alla scuola e alle varie associazioni preposte, la soluzione migliore. L'illustre penalista non considera però, ma la cosa è perdonabile data l'età diversa dalla mia, che non gli ha consentito di cogliere il divario fra il “prima e il dopo”, il fattore per me più importante: la mancanza del “dialogo” in famiglia. Le cause? L'impreparazione dei genitori, aiutati, una volta, nel loro compito, dalla “tradizione”; la televisione all'ora in cui si mangia (il vero “'momento sacro” della casa); l'esasperata tecnologia, che ha annullato i contatti fisici ed isolato l'individuo. Se andassi io al potere? Eliminerei subito la tv all'ora di pranzo e cena, spiegando i motivi.







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