Assalto al capannone del Ser, rubato un mezzo di protezione civile

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L’intervista a Fedele Tarantini, presidente dell’associazione di pubblico soccorso: «Immaginate il dolore che abbiamo provato?»
Non c’è rispetto nemmeno per i mezzi di soccorso. Ieri sera, tra le 22 e le 22.30, i ladri hanno preso d’assalto il capannone del Ser Corato, hanno rubato un camion e danneggiato altri mezzi.
«Immaginate il dolore che abbiamo provato? Io sono arrivato lì pochi minuti dopo e vedere i mezzi ridotti in quella maniera mi ha spezzato il cuore. Sono il frutto di tanti sacrifici fatti da tutti noi» commenta Fedele Tarantini, presidente dell’associazione di pubblico soccorso.
«Il mezzo ritratto in foto è di nostra proprietà. Anzi, diciamo meglio: è di proprietà di tutta la cittadinanza bisognosa. È un camion della protezione civile che potrebbe servire in caso di calamità naturale o di calamità eccezionale. Lo abbiamo utilizzato per portare aiuti alle popolazioni terremotate.
Ci è stato rubato ieri sera intorno alle 22.30 da via San Magno: chi ha notizie, chi lo avvista è pregato di avvisarci al numero 080.8724295. Questo messaggio – scrive il Ser dal proprio profilo facebook – è rivolto alle persone perbene, e non agli zozzoni autori del furto. Condividete questo messaggio».
Oltre ad aver rubato il camion i ladri hanno anche danneggiato altri mezzi per rubarne alcune parti, le batterie per esempio. «Questa mattina avevamo i pazienti da accompagnare in dialisi che aspettavano i nostri mezzi e vi lasciamo immaginare quanto è stato difficile dover trovare rimedio, di sabato mattina, ai vetri infranti» aggiunge Fedele Tarantini.
Accanto alla rabbia però, c’è anche la gratitudine: «oggi il mio telefono è incandescente. Sto ricevendo centinaia di messaggi di sostegno dalle persone, vicine e lontane. È solo questo che ci fa andare avanti».
Commenti
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Canta Adelmo Fornaciari: “Non c'è più rispetto…”.
Vergogna e schifo. -
Anche se fedele tarantini nn e il io idolo però devo dire la verità di questo mi dispiace veramente
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Fare il conto di ciò che di negativo succede ogni giorno nella nostra società, non è che serva a molto. Ma ho notato che, a parte i giustificati sconcerto e disappunto manifestati da qualcuno, non si fa alcunché per cercare di fermare questa rapida discesa, oltretutto sempre difficile da bloccare, un po' per la rassegnazione, che taglia ogni volontà di reazione nella gente, un po' per il numero sempre maggiore di problemi che si presentano, tali da impedire di decidere da dove e come iniziare a lavorare. Questi due importanti fattori, assieme all'incapacità congenita dei nostri rappresentanti centrali nel saper affrontare ciò che è diventata ormai un'emergenza, rende, della situazione, un quadro obiettivamente preoccupante, ma solo agli occhi di coloro forniti di una elevata sensibilità.
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Ringrazio Falco. Ti prego, comunque, di non darmi del “lei”. Poi, addirittura il “Sua”, scritto in maiuscolo… Quando ero in servizio, ognuno di noi, ufficiali dell'Aeronautica, aveva un armadietto in dotazione. Sulla loro antina di apertura, dinanzi al cognome, vi era una sfilza di “S.ten,”Ten”, “Cap”, “Magg.”: sul mio, un semplice nome e cognome. Non ho mai tenuto ai titoli, né tantomeno a quelli di studio. Se mi segui, avrai notato il mio impegno continuo nel pungolare l'inerte sud. Ma c'è qualcosa di atavico (ne ho spiegato tante volte i motivi storici) in questo blocco di attivazione. Però, pur caratterizzati da spaventoso e deleterio parassitismo, quando si tratta di votare partiti e “leader” del tutto alieni al mezzogiorno, eccoli lì tutti in fila, con le loro belle schede in mano.







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