A cosa serviva il Castel del Monte? Le nuove ipotesi in un docufilm

La Redazione
Castel del Monte

Il docufilm curato da due ricercatori del Politecnico di Bari, Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, è stato presentato il 2 settembre ad Andria nell’ambito del Festival Internazionale “Castel dei Mondi”

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“Castel del Monte: nuove indagini sull’ipotesi funzionale del Monumento”. Si intitola così il docufilm curato da due ricercatori del Politecnico di Bari, Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, e presentato ufficialmente il 2 settembre ad Andria nell’ambito del Festival Internazionale “Castel dei Mondi”.

Il lavoro è stato proiettato nel nuovo contenitore culturale ex Mattatoio, donato alla Città dall’amministrazione comunale andriese. Ad introdurre la serata l’attuale Presidente del Club Castel del Monte Host, Rino Di Trani: il sodalizio che rappresenta ha supporto l’iniziativa per contribuire allo studio, alla tutela e alla diffusione dell’immagine del territorio in cui opera.

«Abbiamo partecipato con entusiasmo alla realizzazione di un’opera dedicata al più eccelso emblema monumentale, culturale e ambientale del suo territorio, il maniero federiciano che tutto il mondo conosce ed ama e del quale il Club porta orgogliosamente il nome» scrivono dal Lions. Una iniziativa sostenuta nell’anno del centenario di fondazione dell’associazione con l’obiettivo di perseguire uno degli scopi dell’International Association of Lions Clubs: «prendere attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità».

Di Trani, dopo aver ringraziato l’amministrazione comunale di Andria per aver inserito l’appuntamento nel cartellone del Festival, ha evidenziato «l’impegno profuso fino ad oggi (e che continuerà nel futuro) dai soci ing. Natalino Petrone, ing. Riccardo Zinfollino e dott. Michele Mastrodonato per il ruolo sostenuto dal Club nella realizzazione del docufilm».

È toccato poi a Ubaldo Occhinegro illustrare i tratti essenziali del lavoro di ricerca e produzione svolto. L’opera raccoglie e condensa nove anni di indagini condotte all’interno del dipartimento di ingegneria civile ed architettura del Politecnico di Bari, sulla reale destinazione funzionale del più rappresentativo edificio federiciano, simbolo della Puglia nel mondo.

Il docufilm getta nuova luce sull’origine del Castello nel tentativo di rispondere alle numerose incognite che si celano dietro le sua mura ottagonali, molte delle quali ancora oggi irrisolte. Si interroga sulla sua funzione, sul motivo della collocazione in quel punto lontano dai centri urbani e su tanti altri caratteri che non giustificherebbero l’ipotesi di un castello difensivo o di caccia: la perfezione geometrica, la ricercatezza architettonica e la ricchezza di materiali. Il documentario accompagna lo spettatore nei meandri della storia e dell’architettura celata nelle pietre, fino a svelarne i segreti e ricostruirne l’immagine e la sua funzione.

Attraverso la rappresentazione delle ricerche architettoniche, geologiche e di fisica tecnica effettuate, e dei relativi risultati, la esposizione di dotte citazioni, testimonianze riportate in testi antichi consultati dai ricercatori e testimonianze dirette raccolte da esperti che hanno lavorato alla ristrutturazione del Castello, esso viene “riscoperto” come uno dei più straordinari edifici mai realizzati nel Medioevo, attraverso una visione che coniuga finalmente forma geometrica, caratteri architettonici e soprattutto funzionali, la filosofia illuminata di Federico II di Svevia e la sua cultura arricchitasi nei contatti con il mondo arabo dell’epoca, giustificando la presenza degli impianti nascosti all’interno del Castello con la presenza dell’Acqua. L’elemento che ridefinisce la funzione per la quale fu costruito il Castel del Monte.

Il documentario è diviso in due sezioni: la prima riguarda l’ipotesi funzionale sul Castel del Monte, mentre la seconda contiene un suggestivo approfondimento sulle possibili connessioni tra il monumento e l’enigmatico (ed a tutt’oggi indecifrato) manoscritto di Voynich. E così lo spettatore dopo aver attentamente e curiosamente seguito il documentario, scopre con stupore che, dopo infinite e annose diatribe tra storia, matematica, filosofia, astrologia, fisica, esoterismo sulla sua origine e la sua funzione, il “suo” Castel del Monte potrebbe, con ragionevole e scientificamente provata certezza, aver avuto la funzione di un centro termale.

L’impegno dei ricercatori del Politecnico barese ha già ottenuto ampi riconoscimenti internazionali e il Club Castel del Monte Host continuerà ad affiancarli e a sostenerne l’iniziativa curando la traduzione in inglese dell’opera onde poter assicurare una sua diffusione in ambiti internazionali, cosa agevolata dalla presenza dei Club Lions in tutto il mondo.

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Commenti

  • michele michele (utente non verificato)

    Ogni tanto a ciclo quasi perfetto, ne esce un nuovo personaggio in cerca di lettori e visibilita, che si INVENTA una nuova SCOPERTA!!!!! il penultimo, si invento la scoperta di un SITO TERMALE…. annullando la VERA fonte che e quella dello STUDIO ASTROLOGICO, che studiavamo gia da oltre 70anni, e fortunatamente confermatoci da veri studiosi, durante una gita in Sicilia, visitando appunto un Castello FEDERICIANO::::::

  • "salvatore di gennaro" (utente non verificato)

    Peccato si trovi al sud. Altrove, penso, i suoi saloni sarebbero stati allestiti con riproduzioni di mobili ed arredi dell'epoca, gonfaloni ed armature, vestiti da far sfilare, in una elegante processione regale, nel cortile, così da togliere al castello quella fredda patina di inutilità coreografica.