«Vivo per un sogno»: il viaggio di Spiff, fra terra e mare. Video

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Spiff ha lasciato la Nigeria per sfuggire alla morte e tenersi stretta la vita ed il suo sogno: coltivare la passione per la musica
Con gli occhi al cielo, tra terra e mare. È così che abbiamo incontrato Spiff, un ragazzo nigeriano di 28 anni che da agosto del 2016 vive nel centro di prima accoglienza di via San Magno gestito dalla Senis Hospes. E con lui altri settanta, nella stessa casa di campagna: è lì che lo abbiamo incontrato. La città li ha conosciuti meglio durante il carnevale, grazie ai ritmi ed ai colori della loro Africa.n
La sua storia è simile a quella di tanti altri profughi e rifugiati di guerra ma, come ognuna a suo modo, speciale. Spiff ha lasciato la Nigeria per sfuggire alla morte e tenersi stretta la vita ed il suo sogno: coltivare la passione per la musica. Dopo sei mesi di prigionia in Libia, il viaggio della speranza, l’arrivo in Sicilia e il trasferimento a Corato, una «città molto calma» come la definisce lui stesso nella videointervista: «qui non devo avere paura di camminare per strada. È vero, prima capitava che qualcuno cambiava marciapiede quando mi vedeva, ora non succede più».n
In città ha trovato anche l’amore, da circa sei mesi è fidanzato con una coratina: gli occhi brillano e il sorriso splende quando si parla di lei.n
In Nigeria ha dovuto interrompere gli studi a 16 anni, quando i suoi genitori si sono separati e lui ha iniziato a vivere da solo. Non ha mai potuto studiare musica ed anche qui non ha strumenti musicali: compone i testi e le basi per i suoi brani utilizzando un computer che gli hanno prestato. Il suo “studio di registrazione” era tra gli alberi del centro prima che la mediatrice culturale Flora Caporusso e l’operatrice Marisa Nichilo si accorgessero di lui.n
Tra le sue canzoni una è dedicata alla sua terra: «il problema del mio Paese – ammette – è il governo. Dio ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere felici ma con il governo attuale non possiamo fare nulla: solo pregare che le cose cambino». Spiff sperava di arrivare in quella parte della Libia in cui è possibile vivere più serenamente invece è stato tenuto in ostaggio per sei mesi rischiando la vita. «Io sono cristiano e questo in Libia è un buon motivo per essere ammazzato».n
«Quando mi hanno liberato – ricorda nell’intervista – mi sono ritrovato solo per strada, camminavo e avevo paura. Pregavo Dio che mi facesse incontrare qualcuno che potesse aiutarmi». E così è stato. Dopo alcune settimane di lavoro in un autolavaggio, Spiff è riuscito a salire su un gommone: tre giorni in cui «vedevo solo mare e immaginavo la potenza di Dio». Poi la frase che l’ha fatto «stare meglio»: «benvenuto in Italia».n
Qui a Corato un po’ «è come un sogno». Lo dice in una canzone: «sto passando dal nulla a qualcosa e sono felice».n
Grazie a Flora, al direttore e allo staff della Senis Hospes e a quanti credono in lui, Spiff sta partecipando al “Tour music fest”, un contest musicale di cui ha superato il primo dei quattro step. «Ora – dice – sto preparando un’altra canzone, in attesa della seconda selezione che farò ad ottobre». Sta cercando di fare delle giornate di lavoro in campagna per riuscire a pagarsi il viaggio.n
«È uno dei ragazzi che meglio di altri si è integrato nella nostra cultura» commenta Luciano Cafagna, il direttore del centro. «Io – aggiunge – di musica non capisco molto ma so che Spiff dovrà essere forte perché anche in quel mondo ci sono tante difficoltà, dovrà rialzarsi e ricominciare anche quando capiteranno le sconfitte».n
«Non sto partecipando al “Tour music fest” per vincere ma solo perché la musica mi fa stare meglio e questa esperienza mi fa crescere. Le canzoni sono il mio modo per dire qualcosa a qualcuno, per dire grazie per tutto quello che siamo e abbiamo».n
L’intervista a Spiffn
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L’intervista al direttore del centro, Luciano Cafagna
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Commenti
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il problema non è Spiff, ma il fatto che a noi italiani è proibito avere un … sogno.
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Milioni e milioni di italiani hanno un sogno ; tipo trovare un lavoro dignitoso. Qualcuno, non trovandolo, va via dall'Italia. Altri ancora, pochi per fortuna, decidono di andar via proprio dal mondo, perchè non ce la fanno a vivere e sopravvivere. Ma NESSUNO , NESSUNO davvero dedicherà loro un articolo su “Coratolive” . Peccato. Angela Mazzilli , Corato .







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