In famiglia si comunica? Un incontro per essere “in sintonia”

La Redazione
Famiglia

All’incontro, moderato da Angela de Chirico, interverranno Angela Zaza (mediatrice familiare), la dottoressa Mariangela Fiore e Cosimo Luigi Guadalupi (criminologo)

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Il movimento cittadino Mille Patrie, coordinato da Angela de Chirico, ha organizzato per sabato 4 marzo il convegno intitolato: “La comunicazione familiare: proviamo a riprenderci i nostri sensi”. L’appuntamento è fissato alle 18 nella sede dell’Umi in via Poerio 22.

All’incontro, moderato da Angela de Chirico, interverranno Angela Zaza (mediatrice familiare), la dottoressa Mariangela Fiore e Cosimo Luigi Guadalupi (criminologo).

«Come entrare in sintonia con un mondo dominato dal frastuono e dai rumori di sottofondo che ritmano la quotidianità?» si chiedono gli organizzatori.

«La comunicazione familiare – scrivono – è in primis una questione di clima: non può esserci il consenso ad “aprire” il proprio cuore se manca la verifica ordinaria di un atteggiamento di apertura, di comprensione, di solidarietà. E questo vale per tutti. Senza reciprocità, i dialoghi diventano patetici monologhi.

È dialogo anche il discutere e il litigare. Il conflitto, se vissuto come ricerca di una verità e come scoperta del valore delle differenze, è una delle esperienze importanti per la formazione-educazione. Ciò significa che il dialogo non potrà mai divenire routine: la comunicazione non è mai scontata, facile, accomodante; è, invece, continua tensione, sforzo, impegno, responsabilità; non è esente da fallimenti o quanto meno dalla consapevolezza che resta un divario incolmabile fra attese e realizzazioni.

Il volersi bene non è garanzia di successo immediato, ma riconoscimento che è possibile ritentare giorno per giorno di percorrere una strada poco agevole. Perciò in casa, in famiglia più che altrove, si sperimenta la capacità del “sentirsi” e del perdonarsi reciprocamente di fronte alle povertà comunicative di tutti. Affrontando l’impegno del comunicare, un genitore sa bene che, oggi più che mai, deve farsi carico della difficoltà di catturare l’attenzione dei giovanissimi.

Di conseguenza tutte le tecniche che si possono analizzare in merito alla comunicazione sono solo strumenti a disposizione per migliorarla ma sono valide fino ad un certo punto perché ogni situazione familiare è a sé e deve tenere conto di tanti elementi differenti tra di loro. L’importante è sapere, conoscere, essere consapevoli che esiste un tipo di comunicazione che rende la stessa più efficace, indipendentemente dai problemi che possono esserci dietro».

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Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Non si può dire: ” in famiglia occorre dialogare”, se ormai mancano del tutto i presupposti perché ciò avvenga. Ma se anche quelli della mia generazione, che hanno conosciuto i tempi durante i quali a tavola si chiacchierava (prima del 1976, anno d’inizio dei tg all’ora di pranzo), sbavano davanti al piccolo schermo, zittendo chi si permette di fiatare, come si può pensare che coloro che sono nati quando già non c’era più dialogo, possano improvvisamente cambiare abitudini? E’ chiaro che dovrebbe essere un Governo illuminato a decretare il silenzio televisivo dalle 1230 alle 1400, ma succederebbe una rivoluzione da parte di reti e sponsor, dato che il risvolto economico ha ormai superato ogni remora etica. Ma sarebbe facilmente rintuzzabile, se al governo ci fossero uomini in gamba…