Ci sono i bulli nelle scuole di Corato? Domani inizia un’indagine specifica

© Batti 5
«Con questa rilevazione contiamo di fotografare lo scenario di relazioni presente nelle scuole al fine di avviare una riflessione ancora più specifica sul tema» scrivono da “Batti 5”
I numerosi episodi di violenza tra pari spingono la collettività a prestare un’attenzione sempre maggiore al fenomeno del bullismo. Alle diverse iniziative sul tema si aggiunge quest’anno per la prima volta, l’individuazione del 7 febbraio come la giornata nazionale contro il bullismo.
La stessa data dunque, è stata scelta dall’associazione “Batti 5” per far partire la seconda fase del progetto “Bullismo a scuola: che fare?” iniziato con una conferenza sul tema lo scorso 30 novembre.
L’associazione, con il suo staff di professionisti che gratuitamente prestano il loro operato per promuovere la cultura del benessere e della prevenzione in ambito educativo, effettuerà una raccolta dati volta a valutare la qualità delle relazioni tra pari e l’eventuale presenza del fenomeno del bullismo nelle scuole medie di Corato che aderiranno.
«Con questa rilevazione contiamo di fotografare lo scenario di relazioni presente nelle scuole – scrivono dall’associazione – al fine di avviare una riflessione ancora più specifica sul tema del bullismo insieme a genitori, dirigenti scolastici e amministratori locali».
Commenti
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L’atteggiamento del bullo viene spesso osservato con indifferenza, connivenza se non addirittura con divertito compiacimento da chi vessatore non lo è. Anzi il prepotente ha proprio bisogno di un “osservatorio” inerte ed inerme per estrinsecarsi ed esaltarsi. Pertanto occorre cambiare i soggetti dell’indagine: “ci sono ancora genitori che insegnano ai figli a dissociarsi in modo critico da chi si comporta da “bullo”? Infatti nulla si può per riuscire a convincere il ragazzo prevaricatore a cambiare atteggiamento, dato che riceve quotidianamente l’esempio in casa da un padre eticamente inadeguato se non del tutto latitante, ma si può agire sui padri cosiddetti “normali” perché convincano i figli a disapprovare il “bullo”, o perfino a riempirlo di quelle normali e calde attenzioni, alle quali in casa non è abituato. Questo, di certo, lo sconvolgerebbe positivamente.
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Continuando il discorso (lo spazio è tiranno) ed augurandomi un intervento di altri lettori, la cosa più errata, secondo me, è quella di isolare il bullo o di farlo sentire al centro di un’indagine, di un problema, di un esercizio terapeutico: questo lo porterebbe ad incattivirsi ancora di più. Dagli anni ’70 la società italiana è cambiata in modo radicale e negativo, e le istituzioni varie non hanno saputo “arginare” questo straripamento, anzi hanno seguito la sua impetuosa corrente: ecco quindi la necessità, nella scuola di scordarsi della famiglia classica, intesa cioè come centro educativo primario, e la devono surrogare, variando i suoi programmi in questa direzione. Riempire gli alunni di variegati “progetti”, segno illusorio di modernità, effervescenza e dinamismo, li ha fatti disorientare ed ha elevato il loro acume, ma non la conoscenza “classica” e, specialmente, l’educazione.







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