Ospedale unico di primo livello, la sede si deciderà a giugno. Videointervista a Emiliano

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Il presidente della Regione ha parlato della situazione dei nosocomi di Molfetta, Corato e Terlizzi, visitati questa mattina
Si è concluso questa mattina con una conferenza stampa a palazzo Caputi il “tour” del presidente della Regione Michele Emiliano tra i nosocomi di Molfetta, Terlizzi e Corato, per portare avanti il progetto dell’ospedale unico di primo livello.
Il Governatore, insieme ai rappresentanti del comitato, è tornato a Ruvo, dove già qualche mese fa aveva tenuto un incontro per fare il punto sulla proposta, inserita anche nel Piano di riordino recentemente approvato.
Il Presidente ha sin da subito specificato come non è in grado di dare giudizi di ordine tecnico, riservati ai relativi uffici regionali che lo supporteranno in questa analisi.
«Rivedere nuovamente gli ospedali – ha affermato – dopo una discussione ampia e supportata dai sindaci, i quali in modo obiettivo stanno dando il loro supporto, è servito a chiarire la situazione».
Emiliano si è soffermato su quanto visto questa mattina: «Ho visto tre ospedali mezzi vuoti, con personale sprecato e punti di forza straordinari, ma che non hanno prosecuzione logica nel reparto. Addirittura in un pronto soccorso bellissimo non c’era nessuno».
Il Presidente non ha risparmiato l’ironia: «Ho detto loro: scusate, chiamate il Policlinico e fate venire qualcuno». E ha continuato: «Ci sono personale e turni sprecati. Di per sé i tre ospedali rischiavano moltissimo, non essendo né carne né pesce; questo nel medio e lungo periodo li avrebbe condannati a un successivo Piano di riordino. Ad oggi, la situazione di 31 ospedali rappresenta davvero una pura follia. Se, messi insieme, gli ospedali di Molfetta, Corato e Terlizzi possono realizzare davvero un buon ospedale di primo livello. Questa idea è stata lanciata dal basso, dagli operatori e da chi conosce bene la situazione».
Particolare attenzione è stata posta al modello partecipativo; senza un dialogo saggio e non campanilistico la situazione, secondo Emiliano, sarebbe stata ingestibile. «Si può partire dalle responsabilità. Si lavora insieme per costruire», ha detto.
Dopo la visita di questa mattina, Emiliano si dice convinto della giustezza della scelta. E non si risparmia verso chi specula: «Invito a chi si candida sindaco, di parlare della propria campagna elettorale e non di cosa fa o non fa la Regione. Chi vuole confrontarsi con me può farlo tranquillamente».
Attraverso la legge sulla partecipazione, ogni sindaco di area può dialogare con gli uffici istruttori; la partecipazione ha però come nemico la non decisione. «Spesso capita che interessi particolari diventano sempre più forti ed evitano la partecipazione. In una materia come questa, le amicizie politiche non sono un fattore da tenere in conto».
Ancora da decidere è il luogo in cui sarà accorpato questo ospedale unico. I fondi da impiegare sono pari a 400 milioni di euro. La scelta è rimandata a giugno, poichè occorre qualche mese per incaricare il gruppo di lavoro che dovrà valutare criteri di natura tecnica: accessibilità, natura del luogo, costi di ammodernamento. L’obiettivo è salvaguardare il maggiore investimento fatto in precedenza.
«C’è bisogno di un ospedale – ha concluso il Presidente – dove può essere gestito ogni caso di urgenza».
Una domanda provocatoria di Felice Spaccavento, promotore del progetto, ha chiuso la conferenza: «Voi preferireste un ospedale vicino a voi ma con pochi specialisti e al massimo un pronto soccorso o un ospedale più completo in ogni settore?».
La nota della Regione
«Bisogna andare a vedere con i propri occhi le cose, non si può lasciare solo alle carte o ai racconti degli altri la decisione» ha detto Emiliano. «Il presidente può, insieme ai suoi esperti, condurre un’istruttoria per stabilire in termini obiettivi e quindi convincenti per tutti, quale sia la struttura che con maggiore facilità possa accogliere i servizi che costituiranno poi l’ospedale di primo livello.
nL’ospedale di primo livello è impegnativo, ma consente di mettere insieme tutte le energie, il personale, i macchinari e anche il denaro necessario a far funzionare meglio la sanità di quest’area. Ci siamo accorti – detto chiaramente – che abbiamo tre ospedali sostanzialmente sottoutilizzati e questo non ce lo possiamo più permettere, è evidente. Quindi l’idea dell’accorpamento per quello che posso avere constatato con i miei occhi viene confermata come una idea valida. Quale dei tre diventerà l’ospedale di tutti, questo lo vedremo anche a seguito di un esame tecnico che verrà avviato tra pochissimi giorni».
nIl presidente Emiliano ha detto che «occorre istituire un gruppo di lavoro tecnico con gli uffici dell’assessorato alla sanità che valuterà anche le proposte che le direzioni sanitarie faranno. Vorrei lanciare una piccola sfida per immaginare in ciascun ospedale cosa si possa fare e quindi costruire l’organizzazione sanitaria di primo livello in modo partecipato e dal basso. È un esperimento che non è mai stato tentato perché si dice che questa materia sia ingovernabile democraticamente, invece qui stiamo avendo dei segnali opposti, grazie alla buona volontà del personale, dei dirigenti, dei medici.
nStiamo avendo degli punti di riflessione molto utili e soprattutto si sta azzerando il campanilismo, nonostante le campagne elettorali in corso. Dobbiamo separare la politica locale dall’organizzazione sanitaria e non fare come finora quando per non scontentare nessuno, si è lasciato un pezzo da una parte e uno dall’altra, quando invece i pezzi dovevano restare nella stessa parte. Ad esempio, dove c’è la medicina prenatale non c’è più la ginecologia e non nascono più i bambini. E’ un’assurdità che va in qualche maniera rimediata. Ora occorre un ospedale unico e me ne sto sempre più convincendo.
nQui – ha detto Emiliano – è in corso un processo per il quale i sindaci invece di litigare su chi si debba strappare l’ospedale rispetto al paese vicino, stanno ragionando su un’ipotesi di accorpare in un unico ospedale tutto il meglio che c’è nell’area. Non sarà facile scegliere perché sono tutti e tre ospedali importanti con una tradizione, fermo restando che gli altri non vengono chiusi ma vengono trasformati in presidi sanitari territoriali comunque molto importanti, ma la decisione verrà dal basso, anche dallo stesso personale sanitario che si rende conto delle difficoltà.
nLa scelta dal basso insieme alla Regione è una rivoluzione, perché non lascia la scelta al solo presidente. Perché è facile dire che si vuole salvare l’ospedale del proprio paese, e chiudere quello del paese accanto. Invece bisogna prendersi la responsabilità di fare le scelte migliori nell’interesse pubblico, di tutta la popolazione».
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