Attentato a Berlino, la testimonianza di alcuni coratini: «Eravamo lì due ore prima della tragedia»

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«Non è normale essere stati lì due ore prima e sentire l’atmosfera gioiosa del Natale, la gioia sui volti dei bambini, il profumo tipico dei mercatini di Natale e poi vedere che basta un attimo per trasformare tutto in tragedia»
«Non è normale essere stati lì due ore prima e sentire l’atmosfera gioiosa del Natale, la gioia sui volti dei bambini, il profumo tipico dei mercatini di Natale e poi ritrovarsi a vedere che basta un attimo per trasformare tutto in un luogo di tragedia».
Lo scrive Luigi Mazzilli, un giovane coratino che si trova a Berlino, dove ieri sera intorno alle 20.15 un camion ha travolto la folla che visitava i mercatini di Natale, nella zona più commerciale e affollata a ovest della città. Al momento si contano 12 morti e 48 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.
Erano in due a bordo del mezzo pesante partito dall’Italia, forse rubato durante il viaggio verso la Polonia: uno è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, mentre l’altro ha provato a fuggire a piedi prima di essere arrestato.
Anche se le autorità tedesche non danno per certo che si sia trattato di un attentato, la dinamica di quanto accaduto rimanda alla strage del 14 luglio scorso a Nizza. La polizia di Berlino ha inizialmente chiesto agli abitanti di restare in casa e di non avvicinarsi alla Breitscheidplatz per lasciare liberi gli accessi alle ambulanze e ai mezzi dei vigili del fuoco. Poi l’allarme è rientrato.
Tra i numerosi i coratini che vivono a Berlino o che ieri si trovavano lì in vacanza c’è anche la ballerina coratina Vanessa Cokaric,
«Ero a casa alle 20.15, appena rientrata da un altro mercatino» racconta. «Mi trovo dall’altra parte della città rispetto al luogo dell’attentato e per questo non so molto altro rispetto alle notizie che già circolano in rete».
«Noi eravamo al ristorante e avevamo lasciato il cellulare a casa» racconta un’altra ragazza. «Nella zona in cui ci trovavamo era tutto tranquillo, abbiamo scoperto l’accaduto solo quando siamo rientrati a casa».
«Siamo in hotel e stiamo bene anche noi» conferma un altro giovane coratino, Vincenzo Gallo. «Non ho idea del clima che si respira fuori, ma noi per stasera restiamo qui. Abbiamo letto su internet che la polizia ha invitato tutti a restare in casa».
Commenti
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Solo da studioso e non da fazioso (sarebbe una stupida inutilità anacronistica, l’esserlo), devo ricordare che i problemi legati all’integralismo mediorientale partono dal 1918, anno dello sfaldamento dell’impero turco e della progressiva formazione dei vari Stati lì collocati, per continuare al 1948, anno di nascita di Israele, fino ad arrivare alle cadute di Hussein e di Gheddaffi, avvenute per volere degli USA, autoproclamatisi “paladini del mondo” (o di quella parte di loro interesse). Perché l’Italia non viene colpita? La ragione sta nella nostra apertissima politica di accoglienza e nel desiderio, da parte di chi osserva il nostro comportamento, che le cose rimangano così come sono. Insomma, in questa situazione che non dimostra ormai più alcuna via di uscita, è proprio la nostra debolezza nel difendere i nostri confini e il nostro popolo, la nostra assurda salvezza.







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