Concorso letterario “Cataldo Leone”, tutte le novità

Valeria Diaferia
Concorso letterario “Cataldo Leone”

Il presidente Massimo Martinelli: «le giurie non sono più due ma tre. Quest’ultima riguarderà i ragazzi che si sono cimentati nella poesia»

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L’associazione culturale “prof. Cataldo Leone” dedica l’ottava edizione del concorso letterario a due poeti coratini, Orazio Caputo e Antonietta Di Bari Bruno.

La scelta dei due poeti è accompagnata da alcune importanti novità per il concorso. La professoressa Monica Tommasicchio durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio ha annunciato: «quest’anno l’invito si estende anche alla poesia oltre che alla prosa».

Il presidente dell’associazione Massimo Martinelli ha spiegato: «ci siamo aperti ad altre novità quale quella della poesia grazie anche alle due borse di studio da 250 euro che il Comune di Corato da due anni a questa parte ci dà e che sono state destinate alla poesia. Le giurie non sono più due ma tre, quest’ultima riguarderà i ragazzi che si sono cimentati nella poesia».

«Le poesie – aggiunge il presidente – sono a tema libero, gli studenti potrebbero anche cimentarsi sugli autori a cui è dedicato il concorso».

«È proprio questo uno dei più importanti meriti dell’associazione “Cataldo Leone”, far conoscere le personalità di spicco della nostra cultura» afferma la Tommasicchio.

L’associazione ha messo a disposizione delle scuole del materiale così che «gli alunni possano partecipare e svolgere elaborati sui due personaggi a cui è dedicata l’ottava edizione del concorso letterario» ha spiegato il presidente.

Prende parte all’organizzazione anche al comitato interassociativo “ambiente salute e territorio” a cui è stata dedicata una sezione del concorso per le scuole medie inferiori.

«Abbiamo dato la nostra adesione affinché si comunicasse ai giovani il problema dell’ambiente e della salute» ha dichiarato il presidente Aldo Fiore.

Alle commissioni giudicatrici si affiancherà anche una commissione che andrà a valutare gli elaborati sul tema dell’ambiente: i docenti Di Chio, De Benedittis (nipote della professoressa Di Bari Bruno) e Varesano.

Oltre che il sindaco e il Comune di Corato per il patrocinio morale è stata ringraziata l’associazione Proloco Quadratum: «è uno dei partner più attivi che quest’anno ha anche aggiunto una borsa di studio tra i premi dell’interassociativo».

Gli elaborati dovranno giungere alla Proloco Quadratum entro il 31 marzo 2017, solo per via cartacea. La premiazione è in programma per il 27 maggio 2017. Alla scuola che invierà il maggior numero di elaborati verrà dato un premio in denaro o in materiale scolastico.

Gli approfondimenti su Antonietta Di Bari Bruno e Orazio Caputo che riportiamo di seguito sono il frutto dello studio e della ricerca del prof. Nicola Tullo, figura di riferimenti importante per l’associazione Cataldo Leone e per l’organizzazione del concorso.

Tommasicchio ricorda Antonietta Di Bari Bruno
n«Vi racconto quella che era la donna e soprattutto l’insegnante. Era collega di mia madre, insegnavano alle cosiddette “suppenne”, l’attuale istituto tecnico commerciale.

Mamma la stimava come collega e soprattutto per la sua umanità. Ho cominciato a frequentare la sua casa perché eravamo molto vicini. Sono stati anni belli e io ho quel ritratto in mente, quella “capigliatura alla Beatrice” che portava anche mamma, con le trecce che passavano sul capo.

Cosa rappresenta per me? Il primo impatto con una realtà coratina non conosciuta, scevra dalle cerimonie ufficiali. Ogni tanto mi è capitato per mano un saggio, perché lei non è stata solo poetessa, ma è stata anche scrittrice di saggi critici, pittrice di un certo valore».

Tra i tanti giudizi ricevuti dalla critica, Tommasicchio riporta quello di Gabriele D’annunzio: «capolavori irrorati di bontà e di bellezza ristorano e riflettono in un alone di simpatia il tuo temperamento d’artista. Grande virtù, la virtù fondamentale dell’arte che vibra col suo sentimento e la sua luce».

Dei sui titoli ben 23 sono presenti nella biblioteca nazionale di Firenze dove affluisce tutto ciò che si pubblica in Italia.

Leone analizza la poesia di Orazio Caputo
n«Sono passati oltre tre secoli da quando Orazio Caputo alternava la sua vita da una piccola officina di fabbro alla scrittura di mirabili sonetti che nel tempo sono stati attribuiti addirittura a Giambattista Marino o anche a Vincenzo Monti.

Ma chi era Orazio Caputo? C’è uno storico, certo Cosma Loiodice, che lo cita nei suoi scritti e fa provenire le sue origini da Napoli. Riferisce di questo poeta vissuto a cavallo tra 600 e 700 che nello stesso tempo era fabbro e che non volle diventare sacerdote ragione per la quale la famiglia lo ha temporaneamente allontanato.

Secondo la tradizione viveva nei pressi del Palazzo di città e quella strada da oltre due secoli porta il suo nome. Nei suoi versi c’è una commissione tra una strenua dolcezza data dalla visione degli elementi della natura e una ruvidezza delle parole legata al senso incombente della propria morte.

Sapere che c’è un limite alla vita toglie vacuità e vanità del vivere, riesce a dare consistenza e senso alla vicenda umana, permette anche di dare una chiave di lettura all’esistenza. Morte come autentica occasione per guardare la vita e sentire la verità benché aspra».

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