Riapre la sede storica del Pd, Gentile e Grassi tagliano il nastro. Le foto

La Redazione*
Riapre la sede storica del Pd

Dopo circa due mesi di ristrutturazione, la sede è stata riaperta al pubblico

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Taglio del nastro per la sede del Partito democratico, nel palazzo storico che si trova al civico 43 di largo Plebiscito.

Dopo circa due mesi di ristrutturazione, la sede è stata riaperta al pubblico. A varcare per primi la soglia i due ospiti di domenica sera, l’europarlamentare del Partito democratico Elena Gentile e Gero Grassi, vice-capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

La sede
nÈ stata acquistata molti anni fa dal Pci e da allora ha ospitato molti partiti che hanno fatto la storia della sinistra italiana, Pds e Ds per esempio. Un luogo di passaggio per numerose personalità del mondo politico, l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per esempio.

Per l’occasione è stata allestita una mostra di manifesti degli anni Settanta provenienti da Cuba, Cile e Germania.

Gentile e Grassi a Corato per il “sì”
nDal palco di via Duomo Elena Gentile ha puntato il dito sulla necessità di una riforma sanitaria che non dovrebbe più essere gestita dalle regioni ma dallo Stato: «la sanità così com’è non ha fatto che rendere il Sud un bancomat per le regioni del Nord». Il referendum secondo l’europarlamentare «viene utilizzato come una sorta di plebiscito contro Renzi invece di rappresentare un’opportunità verso un’ulteriore civilizzazione del nostro Paese.

L’opportunità dovrebbe essere maggiormente sostenuta dalle regioni del Sud Italia, soprattutto da giovani e donne, categorie di individui molto spesso dimenticate dalle istituzioni». E pensando ad alcune delle leggi approvate durante il governo Renzi, la legge contro il caporalato e quella sulle unioni civili per esempio, la Gentile le ha definite: «due grandi passi verso la civiltà».

Anche Grassi ha evidenziato quanto il referendum sia stato strumentalizzato e utilizzato come mezzo con cui dichiarare guerra al Presidente del Consiglio: «la riforma – dice – non tocca in alcun modo i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione».

Una parentesi ampia del comizio in via Duomo è stata dedicata al tema della distribuzione di competenze tra Stato e Regioni (già oggetto della riforma del Titolo V della Costituzione): la vittoria del “sì” per Grassi è un modo per «ovviare ai ritardi causati dallo scontro tra regioni».

*con la collaborazione di Ingrid Vernice

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Commenti

  • Il Pino (utente non verificato)

    nella foto intravedo l’amico Quercia…forse il pd di corato dovrebbe cogliere l’occasione di essere guidato da lui che ne ha le capacità e le competenze…..

  • luigi mintrone (utente non verificato)

    sede storica? di cosa ? non ha nulla che vedere con il PcI, nè soticamente nè politicamente, attualmente è un’accozzaglia recuperata quà e là.

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    La “sanità”, croce di ogni “finanziaria”. Ma, oltre all’uso della forma verbale del condizionale (“si dovrebbe, si potrebbe”), quale suggerimento concreto vi è, da parte della politica, per risolvere tale problema? Vedevo ieri alla televisione il caso di un ospedale di Napoli dove, non funzionando un’ apparecchiatura o mancando i tecnici (non ricordo esattamente il problema), vi erano persone ricoverate da settimane, in attesa di essere operate, con stuoli di parenti appresso). Succede questo all’estero o noi, come al solito, ci riteniamo più bravi degli altri, così da non seguirne l’esempio?

  • #IO VOTONO (utente non verificato)

    E cosa centrano questi personaggi con quella sede storica che fu del P.C.I. ?

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Probabilmente il tentativo di cambiare solo marginalmente la Costituzione sarà alla base dell’annunciata vittoria del “no”. La Costituzione è anche figlia della reazione nei confronti dell’esautorazione della funzione del Parlamento, da parte del Fascismo, e pertanto ha inconsciamente prediletto, nella sua stesura, quel “mondo” (massima tutela del parlamentare), non immaginando che ci avrebbero poi speculato tutti i vari satelliti che intorno a quel “mondo” gravitano. Da allora si sono delineate due Italie: quella dei privilegiati e quella degli ingenui che tali privilegiati devono ben nutrire, in silenzio. Renzi era partito col piede giusto, quando parlava di “rottamazione generale”. Non ha avuto la coerenza di rompere col passato e, costretto poi a “strane” alleanze per sopravvivere, ha permesso che tale “passato” gli si rivoltasse inevitabilmente contro.