Festalfa lancia una sfida: «Costruire relazioni per ridare forma al potere»

Alessandra Visicchio
Don Rocco D’Ambrosio a Festalfa

La sintesi dell’interessante tentativo di mettere a confronto Papa Francesco e Donald Trump, due uomini «che hanno concezioni opposte della parola “potere”»

1 1 commento

«Il “potere” è in crisi perché sono in tilt le relazioni tra le persone». È partita da questa affermazione la riflessione di don Rocco D’Ambrosio, docente presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, protagonista ieri del 29esimo Festalfa Meeting.

A lui è toccata l’interessante sfida di mettere a confronto Papa Francesco e Donald Trump, due uomini «che hanno concezioni opposte della parola “potere”» come ha precisato don Gino Tarantini, parroco di San Domenico e principale promotore di Festalfa. Più che «lanciare una provocazione o fare spazio ad un’antitesi – ha chiarito il parroco – vogliamo creare ponti e abbattere muri e divisioni».

La “fotografia” scattata da D’Ambrosio, non lascia spazio a dubbi: «è in atto una crisi “epocale”, largamente diffusa, che tutti e non riguarda solo alcuni Paesi o aree geografiche o settori specifici».

Il concetto di “potere” è «essenziale, esiste da sempre, riguarda tutte le istituzioni. Dalla politica all’economia fino ad arrivare ad ognuno di noi. Non ne è esente nemmeno la Chiesa stessa».

La radice del problema
nSecondo D’Ambrosio ad essere cambiato nel tempo è «il modo di rapportarsi agli altri: in famiglia, nelle comunità, nella società e nel lavoro. Un atteggiamento che è cambiato non solo per colpa di chi comanda».

Come sottolineò il Papa stesso in discorso dei suoi primi mesi di pontificato, dagli anni ’70 abbiamo iniziato a vivere una crisi etica e valoriale. Il problema non è la scarsità di risorse economiche, ma il cambiamento di quei punti di riferimento che hanno comportato un modo diverso di concepire noi stessi.

La soluzione
n«Bisogna aiutare le persone che affrontano il caos valoriale etico-antropologico sanando le falle del sistema. Sono i significati ad essere importanti, ad aver valore. Oggi viviamo un contesto di idoli: denaro, potere, guadagno, corruzione e degrado morale. In esso non dobbiamo perdere la speranza. Serve alimentare la sensibilità per valutare meglio cosa sta succedendo e cercare le soluzioni da adottare.

Il Papa ci invita a collega le parole alle passioni: bisogna recuperare il “potere” di quando le parole non sono vuote. Serve andare alla ricerca della qualità nelle relazioni. Se da un lato c’è chi costruisce muri, dall’altro c’è chi crea associazioni di volontariato».

Con l’esortazione a «non vedere tutto nero» D’Ambrosio ha riconsegnato la responsabilità delle scelte e delle decisioni ad ogni uomo. «Perché – ha concluso don Gino Tarantini – tutti dobbiamo essere promotori della riforma, con responsabilità».

avatar

Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Demonizzare i tempi attuali, paragonandoli a periodi passati che, “mutatis mutandis”, erano identici a quelli che stiamo vivendo ora, significa non conoscere come è fatto l’uomo. Solo che adesso c’è l’amplificazione dei fatti negativi, sia dal punto di vista conoscitivo ed emulativo che materialistico. Le cose cambiano, nella società, solo perché vi è il consenso dell’uomo stesso, erroneamente inteso come un “soggetto passivo”, in balia di cattivi governanti. Quando si pensava che la società fosse migliore, era perché sussistevano i presupposti acciocché questo accadesse (tecnologia non esasperata, che ora porta all’alienazione, desiderio di ricostruzione, ultima persistenza della cultura contadina e patriarcale, con tutti i suoi valori etico-tradizionali). Ora l’uomo sta mostrando finalmente il suo vero volto, né accetta consigli per tentare di celarlo. Trump? Ma che c’entra costui?