Oggi nuovo sit-in dei #nastrinirossi, continua la protesta per le cattedre al Sud

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Quasi tremila, infatti, sono i docenti che dovranno rivedere le proprie vite e i propri equilibri personali, molti dei quali provenienti da Corato e dalle città del circondario
Di nuovo in sit-in i “nastrini rossi”, i docenti neoassunti da Gae, le graduatorie provinciali ad esaurimento di fase nazionale C, oggi assegnati a cattedre del centro nord Italia tramite l’arcano algoritmo del Miur, il Ministero della Pubblica Istruzione, nonostante le evidenti carenze formative al Sud.
Questa mattina i nastrini saranno in presidio davanti l’Ufficio scolastico regionale pugliese. In contemporanea i colleghi della Campania e della Sicilia manifesteranno davanti i loro Usr di riferimento a Napoli e Palermo.
La manifestazione ha lo scopo di continuare a tenere alta l’attenzione sui docenti pugliesi e che già il primo settembre saranno costretti a lasciare, dopo tantissimi anni di precariato la propria terra, i propri affetti e le proprie scuole pugliesi.
Quasi tremila, infatti, sono i docenti che dovranno rivedere le proprie vite e i propri equilibri personali, molti dei quali provenienti da Corato e dalle città del circondario. Insegnanti, per la gran parte donne e con un’età media di 45 anni, che per i prossimi tre anni dovranno fare i conti con affitti, utenze, viaggi e lo stipendio di soli mille e trecento euro. Retribuzione troppo esigua per chi ha messo radici nella propria terra con mutui e mille incombenze ed ora si vede costretto a rivedere le proprie vite.
Docenti, che spesso sono ancora in attesa di una sede che sarà assegnata d’ufficio, e che sono alle prese con prenotazioni esose di voli, aerei, bus e treni, b&b e hotel per permanenze non ben precisate e in attesa delle sperate deroghe, oltre tremila in tutta la Regione, e dei posti disponibili dell’organico di fatto (più di mille).
Scopo del sit-in è cercare di comprendere le tempistiche per le operazioni di mobilità al fine di rendere meno drammatico il presente dei neoassunti, nonostante l’Usr pugliese, nella figura del direttore generale Anna Cammalleri, si sia da subito prodigata a mettere in atto una serie di provvedimenti utili al rientro del maggior numero dei docenti interessati dalla mobilità nazionale.
Anche questa volta la Regione scenderà al fianco dei nastrini rossi perché perdere professionisti della scuola vuol dire privare il meridione di quella “manovalanza intellettuale”, fondamentale per lo sviluppo del territorio. Tra le grandi critiche alla cosiddetta “Buona scuola”, infatti, vi è il mancato potenziamento del sistema formativo al Sud, che avrebbe permesso un quadro assunzionale più omogeneo e maggiore continuità per gli studenti.
Commenti
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1860: la conquista del regno delle due Sicilie, espletata da un avventuriero pieno solo di ideali e non di pragmatismo politico, ed avvenuta sotto l’indifferenza totale del popolo del sud (“…con la Francia o con la Spagna, l’importante è che se magna…”), dopo 156 anni produce ancora effetti assai deleteri. Ai professori destinati a trasferirsi rivolgo per l’ennesima volta un rimprovero: ma davvero ritenevate, oziando politicamente con tutti i vostri corregionali, che gli uomini del nord, ormai padroni e manipolatori della politica in Italia, potessero pensare a voi?
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Prima che l’articolo sparisca dal palinsesto (se ancora faccio in tempo), vorrei aggiungere qualcosa al mio precedente commento: ho letto ieri sul Corriere che i docenti della Sardegna e della Sicilia sono riusciti, per il momento solo per un anno, ad evitare i trasferimenti, riciclandosi in “insegnanti di sostegno”. E’ un classico ripiego “all’italiana”, ma indica che in regioni circoscritte è possibile unirsi su un’idea unica. Il sud Italia è più vasto, articolato e dispersivo, ma mi domando se una soluzione del genere, o altre che interessassero la sfera formativa e non puramente nozionistica, non sia stata accarezzata o portata avanti.







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