Da Corato a Budapest, prosegue il viaggio dei Barbados. L’intervista

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La band coratina suonerà sul palco italiano del Sziget festival insieme alle altre realtà che rappresentano la nostra nazione: «Speriamo di essere all’altezza. Noi incrociamo le dita»
Quest’anno al Sziget festival di Budapest ci saranno anche i Barbados, una realtà tutta coratina di cui abbiamo raccontato gli esordi e che continua a far parlar – bene – di se.
Il festival, in programma dall’11 al 17 agosto, è manifestazione in cui si può ascoltare musica pop, rock, metal, blues, hip hop, reggae, afro, world music, folk, elettronica, jazz, classica ed ogni altra sperimentazione. E poi è anche teatro, installazioni, mostre, danza, rassegne video e cinematografiche, sport estremi, cucina internazionale. Insomma, un’immensa vetrina per artisti e artigiani provenienti da tutto il mondo.
I Barbados suoneranno sul palco italiano insieme alle altre realtà che rappresentano la nostra nazione. Abbiamo rivolto alcune domande alla band coratina che si sta preparando a partire.
Cosa rappresenta per voi il Sziget festival di Budapest?
n«Andare a suonare in uno dei festival più grandi e frequentati d’Europa è sicuramente un bel traguardo. Per noi significa confrontarci con un palco internazionale, non ci era mai successo. È una bella emozione, un’elevata dose di adrenalina. Suoneremo con la serenità di sempre, speriamo di essere all’altezza. Noi incrociamo le dita».
Cosa è cambiato nel gruppo rispetto agli esordi?
n«In realtà siamo i soliti amici di sempre, c’è una maggiore consapevolezza, siamo cresciuti come gruppo e come singoli. Abbiamo una maggiore fiducia in noi stessi (senza esagerare) ma l’armonia c’è sempre stata. L’emozione da palco ci fa tremare le gambe ma nel corso del tempo stiamo imparando a gestire anche quella (un po’, mica tanto). Vedremo cosa accadrà a Budapest».
Un bel percorso quello fatto fino a questo momento
n«Sicuramente siamo contenti, ma non ancora soddisfatti al cento per cento. Non ci accontentiamo mai ma siamo consapevoli di quanto la strada percorsa e tracciata finora sia incoraggiante.
Abbiamo fatto uscire due ep, uno più lungo, Runaway Stories, composto da cinque canzoni, e uno più breve, The Banjo Tales. Sono due episodi acustici che ci hanno accompagnato per tutti i nostri live e che abbiamo voluto regalare a chi ci segue. Tutto questo grazie alla nostra etichetta, More Letters.
Abbiamo suonato molto in giro incontrando sempre persone positive per cui è stato bellissimo suonare e che ci hanno supportati e sostenuti anche dopo i live. Siamo circondati da gente meravigliosa che ci segue anche a svariati chilometri di distanza ascoltando lo stesso set da un anno a questa parte.
Quando qualcuno oltre te crede nel progetto è più facile salire sul palco, suonare e comporre, andare avanti con un pizzico di entusiasmo in più. È a loro soprattutto che vogliamo dire grazie».
Ambizioni, sogni e progetti?
n«Sicuramente ci piacerebbe alzare un tantino l’asticella. Siamo alle prese con la scrittura di un disco più complesso e più ambizioso di Runaway Stories. Stiamo lavorando molto sull’arrangiamento delle canzoni e sulla direzione che vogliamo dare al disco. Possiamo dire che siamo cresciuti molto, abbiamo più coscienza di quello che è il lavoro da fare e di come farlo, questo grazie anche a Dario Tatoli che è l’uomo che si muove dietro i mixer.
Per ora tutte le energie sono concentrate sulla scrittura del disco, il tempo è poco visto che tutti lavoriamo, ragion per cui abbiamo deciso anche di sospendere momentaneamente l’attività live, a parte il Sziget e qualche altra situazione».
Quando un concerto a Corato?
n«Ci siamo esibiti a Corato diverse volte, il più delle quali in situazioni auto organizzate. A parte il Circolo Arci La Locomotiva, di cui tutti noi facciamo parte e in cui abbiamo suonato spesso, non ci sono molte occasioni per suonare live.
Ai contest, lo diciamo subito, non crediamo: non pensiamo che l’arte sia terreno di competizione, piuttosto preferiamo condividere, ascoltare, fare gruppo con altre band».
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