Le deroghe alla sicurezza e i ritardi mortali. Continuano le indagini sul disastro ferroviario

La Redazione
Il fotoracconto della tragedia sui binari tra Corato e Andria

Solo il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, si presenterà domattina nella procura di Trani per essere sottoposto ad interrogatorio. Slitterà invece l’audizione del capostazione di Corato, Alessio Porcelli

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Tanti gli errori, troppi gli intoppi burocratici, mortali i ritardi. I punti oscuri sul disastro ferroviario che martedì 12 luglio ha scosso tutta l’Italia si moltiplicano e si allarga l’indagine della Procura di Trani che continua a ritenere «inverosimile l’errore umano di sei persone».

Ci sono tanti livelli su cui indagare: dal fatto in sé fino al sistema di ritardi, concessioni, deroghe che la politica e Ferrotramviaria avrebbero messo in atto per utilizzare i fondi su tratte diverse da quella tra Andria e Corato.

Gli interrogatori
nSolo il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, si presenterà domattina nella procura di Trani per essere sottoposto ad interrogatorio in qualità di indagato per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia il 12 luglio in cui sono morte 23 persone e altre 50 sono rimaste ferite. Piccarreta tuttavia spiega all’Ansa il suo difensore, avv.Leonardo De Cesare, non è in condizioni di salute tali da poter essere interrogato. L’interrogatorio quindi potrebbe cominciare ed essere rinviato. 

Slitterà invece l’audizione del capostazione di Corato, Alessio Porcelli, perché il suo difensore, avv.Massimo Roberto Chiusolo, è impegnato in un altro processo a Bari. Entrambi i penalisti sostengono che i loro assistiti intendono assolutamente chiarire la loro posizione e collaborare per ricostruire la dinamica dell’incidente. 

I registri alterati
nAl centro dell’interrogatorio ci sarà la presunta alterazione sui registri di almeno una stazione, dell’orario di transito di uno dei tre treni in viaggio sulla tratta Corato-Andria il giorno del disastro ferroviario. L’alterazione è stata riscontrata dagli investigatori che indagano sullo scontro dei due treni in Puglia che ha provocato 23 morti. I documenti in sostanza sarebbero stati corretti a penna, forse per non tradire ritardi. I pm tranesi stanno conducendo accertamenti per appurare se si sia trattato di un tentativo di almeno un ferroviere di coprire l’errore che ha portato al disastro. L’alterazione dei registri non cambia la questione relativa all’incidente secondo la Procura, ma è utile a far luce sulla ricostruzione della dinamica dei fatti. 

Treni in continuo aumento
nLa circolazione ferroviaria sulla linea della Bari Nord era aumentata negli ultimi anni: i treni in movimento erano quattro volte di più di quelli che viaggiavano sulla stessa linea sei anni fa. Eppure le modalità di sicurezza erano rimaste le stesse: il blocco telefonico, sulla linea Andria-Corato, a fronte di un traffico di treni che si susseguivano a distanza di 10 minuti l’uno dall’altro. Sarebbe bastato installare anche un sistema di controllo meno moderno, quello meccanico che avverte i macchinisti se ci sono treni sulla tratta. Proprio dal 20 giugno, con l’entrata in vigore dell’orario estivo, i treni erano perfino aumentati. Ma le condizioni di sicurezza no.

L’inchiesta prosegue su più fronti
nI magistrati analizzeranno il contratto di concessione tra Regione Puglia e Ferrotramviaria, le proroghe dei contratti di servizio che legano da decenni l’ente pubblico alla società privata e il regolamento di esercizio di Ferrotramviaria. Gli atti, già acquisiti dagli uomini della Guardia di finanza, saranno consegnati ai cinque pm inquirenti. Dalle nuove carte potrebbero emergere eventuali responsabilità di tecnici e politici regionali. Il pool di magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Giannella, vuole approfondire se le continue proroghe del contratto di servizio abbiano affrontato il profilo della sicurezza sulla linea a binario unico in cui è avvenuta la tragedia.

Un altro elemento su cui indagare riguarda la deroga che l’Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), la struttura periferica del ministero dei Trasporti che si occupa di tutti i trasporti pubblici a linea fissa, aveva concesso rispetto alla direttiva europea 122 del 2015 che imponeva alle ferrovie di dotarsi di sistemi di controllo automatici entro dicembre 2017.

Ancora, gli inquirenti hanno richiesto per i fascicoli di indagine tutti gli incartamenti relativi al cronoprogramma iniziale dei lavori: nell’ottobre del 2015, la tratta Andria-Corato avrebbe dovuto avere il doppio binario, con sistema di controllo (Scmt) di ultimissima generazione. 

La Comunità europea aveva autorizzato già dal 2012 lo stanziamento dei fondi, dopo anni di lungaggini burocratiche. Il progetto era pronto, pubblicato: in quattro anni, però, non è stata ancora consegnata neppure la stazione di Andria Sud, per cui l’ultimo comunicato del Comune di Andria prevedeva il termine dei lavori al mese scorso, e del doppio binario neppure l’ombra. Appalto non aggiudicato, i termini della gara continuavano a slittare.

Gli indagati
nNell’inchiesta sono finora indagati per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo i vertici di Ferrotramviaria (la presidente del cda Gloria Pasquini, il dg Massimo Nitti e il direttore di esercizio Michele Ronchi), i due capistazione di Andria e Corato e il capotreno superstite Nicola Lorizzo.

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Commenti

  • mr.riccio (utente non verificato)

    dovreste indagare ai vertici della regione degli anni passati, per quale motivo su quella tratta andria-corato non sono mai partiti i lavori del doppio binario, e nessuno mai si è reso conto dei sistemi di sicurezza ormai obsoleti visto la “modernità” dei treni sono rimasti gli stessi? chi governava la regione a quei tempi? governare significa amministrare e chi non lo ha fatto in maniera eccellente dato che ci sono di mezzo vite umane è responsabile, dovrebbe essere processato e arrestato, nel rispetto di tutti e soprattutto per fare VERA giustizia nei confronti di quella povera gente che non c’è più. amen