Buona Scuola, firmata una mozione bipartisan per evitare l’esodo dei docenti pugliesi

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Il testo impegna la giunta regionale ad attivare in sede di conferenza permanente Stato-Regioni un confronto finalizzato a rendere stabile la condizione del personale docente che ha prestato servizio pluriennale
«Sostenere e tutelare i docenti della Puglia e del Sud che dal prossimo settembre rischiano di essere trasferiti in altri istituti scolastici del Centro e del Nord Italia, dando inizio ad una vera e propria emergenza sociale nonostante la disponibilità di posti vacanti nella nostra regione».
Lo dichiara Alfonso Pisicchio, il presidente della quarta commissione istruzione e consigliere regionale de La Puglia con Emiliano, che nelle scorse ore ha deposito una mozione, firmata da diverse forze politiche, sugli effetti della riforma “La Buona Scuola” per i docenti neoassunti.
Il testo impegna la giunta regionale ad attivare in sede di conferenza permanente Stato-Regioni un confronto finalizzato a rendere stabile la condizione del personale docente che ha prestato servizio pluriennale negli istituti scolastici pugliesi, spesso dopo anni di lungo precariato.
«Questa mozione – spiega Pisicchio – è un impegno che, assieme agli altri colleghi della commissione, abbiamo preso durante l’audizione dello scorso 9 giugno scorso, quando una folta delegazione di docenti è venuta a manifestare le proprie perplessità e le legittime istanze sulla necessità di continuare a insegnare nei propri territori.
Il documento ha lo scopo di attivare le premesse per una rimodulazione dell’organico, riadeguando le cattedre di organico di diritto ed i posti di potenziamento in base alle necessità delle scuole pugliesi, permettendo ai docenti residenti in Puglia e provenienti dalle Gae, le Graduatorie ad esaurimento provinciali, per effetto della legge 107/2015, di realizzare la possibilità di un rientro nei propri ambiti scolastici di residenza. Sostenere questa mozione – aggiunge Pisicchio – vuol dire ridare dignità a figure altamente professionali.
Qui non parliamo di meri numeri, ma di donne e di uomini in carne e ossa che rischiano di compromettere i propri affetti, di abbandonare le proprie famiglie, per raggiungere le cattedre del resto d’Italia. Per questo ringrazio sinceramente i tanti colleghi di ogni schieramento politico che sin da subito hanno sottoscritto questa mozione perché su simili temi sociali le appartenenze di partito non contano.
Solo insieme – conclude – possiamo unire le forze e garantire ai docenti e ai ragazzi pugliesi un sistema scolastico di qualità. E sono sicuro che la giunta del presidente Emiliano recepirà con grande attenzione la nostra mozione».
Commenti
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Essendo di vecchio stampo, con diploma di maturità classica (1966) e laurea datati, ed avendo fatto esperienza di volontariato didattico con i nuovi alunni, non sono stato mai tenero con l’ attuale scuola, alla ricerca continua di un assestamento definitivo. Ma sono solidale al massimo con la richiesta, anzi l’esigenza, del non trasferimento dei professori. Molti errori di valutazione sono stati fatti dallo Stato, molte ingenuità sono state compiute. Ma ora è ingiusto che a pagare siano questi “ragazzi”. Ma quale differenza vi è fra un insegnante, e un militare o un postelegrafonico trasferito o da trasferire? La delicatezza del loro compito di formazione degli uomini di domani, che richiede la massima serenità d’animo e la completa tranquillità.
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Il conune di Corato deve assolutamente inserire la mozione all’ordine del giorno nel prossimo consiglio comunale
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Curioso che quando ad essere trasferiti (nella migliore delle ipotesi), sono altri lavoratori, nessuno si mobilita.
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e a questo punto, perchè non far inserire anche una mozione che preveda il trasferimento forzoso degli alunni del nord (e delle loro famiglie) a Corato e nel Sud Italia? Se lo Stato non può inviare gli insegnati lì dove ci sono le classi, bisognerà per forza portare gli studenti a casa degli insegnati….. Non c’è altra possibilità.
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L’errore dello Stato (che poi è nostra espressione) è consistito nel considerare, riguardo al lavoro, l’Italia come un grande calderone, invece di indire i concorsi a livello esclusivamente regionale, se non addirittura provinciale. Si dovrebbe interrompere questo sistema ma, come si fa normalmente, occorre prima effettuare una sanatoria. La scuola italiana è stata (ed è ancora) caratterizzata da sconvolgimenti non necessari, classici di una società indisciplinata e fremente (in quanto ancora drammaticamente immatura) come la nostra. Il ruolo del docente, se svolto bene (per prima cosa deve essere “educatore”), non è paragonabile a quello di nessun altro.







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