“Mvmant”, un’app per utilizzare il “taxi collettivo”

© n.c.
A Corato «Mvmant dovrebbe essere la soluzione ideale per muoversi all’interno della città con un trasporto pubblico che sia agile, puntuale e a costo quasi zero» scrivono dal M5s
Si chiama “Mvmant” ed è un’applicazione che permette di «muoversi in città con il taxi collettivo». A proporne l’adozione al nostro Comune è il Meetup Movimento Corato 232 aderenti al Movimento Cinque Stelle che ha protocollato apposita richiesta negli uffici del Palazzo di città.
«Il nome dell’app – spiegano dal Movimento – nasce dalle parole inglesi “movement”, movimento, e “ant”, che significa formica. La similitudine con la formica, indicherebbe la capacità di spostarsi tipica del piccolo animale, assimilabile all’utilità del taxi, che dovrebbe organizzare gli spostamenti.
Mvmant dovrebbe essere la soluzione ideale per muoversi all’interno della città con un trasporto pubblico che sia agile, puntuale e a costo quasi zero. È un sistema di mobilità sostenibile che sfrutta autisti del servizio pubblico (oppure privati che prendono il servizio in concessione), su auto condivise il cui percorso può essere controllato e prenotato attraverso un’app.
Il progetto nasce da un algoritmo che, partendo dall’analisi dei dati (percorso, data, orari, frequenza, stagione etc) è in grado di realizzare un calcolo predittivo per prevedere le esigenze di trasporto dei cittadini e rimodulare su queste gli itinerari.
Il modello è quello del “taxi particular cubano”, un veicolo collettivo in grado di muoversi nel centro urbano e far spostare circa otto persone utilizzando un unico mezzo per lo stesso tragitto. Il funzionamento appare semplice: alcuni minivan si muovono su tratte definite, quelle frequentate troppo poco per meritare una linea di autobus.
Sia l’autista sia i clienti sono collegati alla rete: chi ha bisogno di spostarsi prenota, via smartphone, il suo posto sul minivan, calcola i tempi di attesa, paga direttamente con il cellulare, e sa immediatamente quando il veicolo arriverà.
Una via di mezzo fra un taxi e un autobus pubblico, insomma, ma con tariffe molto simili a quest’ultimo. Il prezzo è contenuto anche grazie alla pubblicità: a bordo, gli utenti ricevono offerte dedicate e vedono pubblicità collegata ai negozi e ai ristoranti che si trovano sul tragitto.
Lo scopo è trovare soluzioni efficienti ed alternative al traffico locale urbano, ma anche ovviare al problema della scarsità di parcheggi. La sharing economy, dunque, da spazio alla mobilità urbana attraverso la creazione di questa nuova applicazione originale del taxi collettivo.
Secondo noi – concludono dal M5s – questa app, risolverebbe un grande problema ai tanti concittadini che il sabato mattina non riescono a raggiungere il mercato settimanale, ed eviterebbe anche il problema del parcheggio. Potrebbe risultare utile anche ai tantissimi giovani che devono raggiungere i centri sportivi, la piscina, la discoteca o altri luoghi più distanti dal centro».
Commenti
-
Inglese (la crasi), cubano (l’esempio da seguire), genovese (il Deus ex machina del movimento): ma di “nostrano” non c’è proprio alcunché? Noto ultimamente una grande alacrità da parte dei 5S, da quando cioè sono andate bene le votazioni comunali. Auguro loro che tale entusiasmo, che dovrebbe incrementarsi fino alle prossime elezioni nazionali e vederli vincenti, ottenga l’effetto desiderato, ma che più che altro si concretizzi in una buona gestione. Rimane la mia perplessità (è un eufemismo), molte volte manifestata in questi commenti, sulla totale incapacità del popolo del sud nell’ affrancarsi dalla dipendenza di una politica espressa esclusivamente da maggiorenti del centro-nord.
-
A proposito di “buona gestione”, della quale ho parlato nel precedente commento, i futuri amministratori nazionali (forse i 5S) si troveranno a dover risolvere un paradosso tutto italiano, di recente funerea attualità: finora siamo stati “risparmiati” in casa nostra, poiché siamo considerati un popolo buono, accogliente e aiutiamo l’ ISIS ed affini a sbarazzarsi di tanta, secondo loro, “zavorra umana”. Ma appena fuori dall’Italia e lontani dalla tutela del patrio suolo, siamo considerati, dai fondamentalisti, dei “crociati”, e veniamo combattuti. Dobbiamo quindi, per stare tranquilli, rimanere sempre rintanati nella nostra penisola, evitando specialmente le zone più “calde”, e continuare ad accogliere chiunque sbarchi sulle nostre coste, per paura di rappresaglie? Mi sa tanto di sì…







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti