Fiori di libertà. Storie di coratini che rivogliono la loro dignità

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Li abbiamo incontrati nella Cooperativa “Il Girosole”, «un posto protetto che accoglie persone che decidono di liberarsi dalla dipendenza da alcool o sostanze stupefacenti»
Sbocciano i fiori nella cooperativa “Il Girasole”, quelli della volontà di ricominciare. Ci è bastato varcare il cancello di via di Giacomo per sentirne il profumo, per vederne i colori e ammirarne la bellezza.
«Questo è un posto protetto – spiega Ghita – e accoglie persone che decidono di liberarsi dalla dipendenza da alcool o sostanze stupefacenti».
È un luogo dove le storie si incontrano, a volte “si scontrano”. Dove a tavola non si parla molto, perché «altrimenti si rischia di toccare argomenti che potrebbero non piacere a tutti».
Al “Girasole” si preferisce fare, sporcarsi le mani, con la terra per esempio: «vedi – racconta Raffaele – queste aiuole abbiamo finito di sistemarle pochi giorni fa, con delle vecchie pedane». Sembrano delle case, con il tetto spiovente. Magari perché a scivolare via deve essere il desiderio di assumere sostanze che facciano perdere il controllo di se stessi.
«È quella roba che ha fatto soffrire me e molto di più la mia famiglia – racconta Claudio – a volte è stata mia madre a denunciarmi, le facevo del male. Lei, insieme a mio fratello, oggi mi stanno dando la forza per non sbagliare più. Faccio un passo alla volta ma, sono consapevole di avere bisogno che ci sia qualcuno al mio fianco. Ecco perché mi piace venire qui al Girasole».
Il carcere non aiuta. «Di cosa vuoi che si parli in una cella se non di droga o reati vari? – fa notare Claudio – e per quello che l’unica cosa che non deve mai mancare sono le sigarette. Da ragazzo avevo tanti progetti, mi sono anche innamorato di una ragazza che poi mi ha voltato le spalle. Poi ho provato il piacere della trasgressione, dell’avere soldi facili, ho rubato.
Ho dovuto toccare il fondo per capire che alla fine tutto questo mi ha lasciato solo un grande vuoto. Oggi non so se ho un sogno ma, di sicuro, quando apro gli occhi al mattino spero di stare bene. Mi piace venire qui, stare con gli altri, parlare, scherzare, ridere e riflettere».
Claudio vive e racconta il suo “qui ed ora” ma ha scoperto anche il teatro. E sorride, come da tanto tempo non faceva più.
E poi c’è chi sogna e si impegna per aprire una pescheria, a Trani. «Sto scontando la mia pena – mi confessa Giulio – ma appena sarò libero avvierò questa nuova attività. È grazie a mia moglie che sto vincendo questa sfida, mi sto liberando prima di tutto dalla schiavitù dell’alcool».
Chi resta solo invece, forse la verità non la dice proprio tutta. «Ieri era il mio compleanno – dice Riccardo – ho sentito il telefono che squillava ma non mi sentivo bene e non sono riuscito ad alzarmi per rispondere». «Ti aspettavamo qui in comunità con dei dolcetti – rispondono Ghita, Mariella e Angela – per caso c’era qualche bionda con te?». Un sorriso, e quel non detto si fa chiaro.
Riccardo è solo da quando sua madre è morta. L’ha assistita fino all’ultimo e quando è venuta a mancare, dieci anni fa, lui ha dormito per tre giorni sulla sua tomba. Poi si è ritrovato per strada, il lavoro lo aveva perso per assistere sua madre. Ora vive in una specie di container, in aperta campagna, senza luce, gas e servizi igienici. L’alcool è stato un rifugio prima e una condanna poi. Un motivo in più per sentirsi a casa negli ambienti del “Girasole”.
Il 26 giugno è la Giornata mondiale di lotta alla droga. «Abbiamo pensato ad una serata di musica e teatro seguita da un buffet. Domani (24 giugno) alle 18 apriremo le porte a tutte le persone sensibili a questo tema. L’obiettivo è un solo: stare insieme per raccontare a tutti la bellezza di una vita libera dalle droghe».
Commenti
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Una bellissima iniziativa che dà voce a persone che hanno vissuto storie difficili, grazie alla quale riescono a integrarsi nella società in modo sano e utile. Un momento di umanità che ci fa soffermare sull’importanza di aiutare il prossimo in modo diretto e attivo, rendendolo parte integrante di un piccolo ecosistema, il centro Girasoli, che con empatia aiuta i meno fortunati a ridare un senso alla loro esistenza. Grazie per il vostro operato.
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Applaudire a queste iniziative o fischiare ad una società che, con la sua inettitudine, costringe poi a che nascano queste iniziative? Come la volti e la giri, è una situazione assurda. Le istituzioni fanno appello, per l’educazione, alla famiglia. La famiglia fa appello alla scuola. La scuola fa appello alle istituzioni. La famiglia sceglie, votando, da quali istituzioni farsi gestire. Il prodotto di tutto questo giro? La nascita obbligatoria di cooperative come “Il girasole”…







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