In città nasce il “Comitato per il Sì alla riforma Costituzionale”

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«È un’iniziativa che non ha connotazione politica, vuole fornire competenze e passione a coloro che desiderano approfondire e partecipare a questo cambiamento» scrive Luca Gagliardi
In città inizia a mobilitarsi anche il “Comitato per il Sì alla riforma Costituzionale”.
«Abbiamo deciso di raccogliere con convinzione l’invito del presidente del Consiglio e costituire un Comitato per il “Si” – scrive Luca Gagliardi – poiché le modifiche incidono in modo significativo sulla struttura organizzativa del nostro paese. Quella costituzionale è una riforma rilevante nella quale crediamo fortemente: con il Comitato, spiegheremo il significato di questa operazione ai cittadini.
È un’iniziativa che non ha connotazione politica ma ha lo scopo di fornire le nostre competenze, la nostra passione, a coloro che desiderano approfondire e partecipare a questo cambiamento che troverà la sua consacrazione finale con l’approvazione da parte degli elettori.
Lo spirito è quello di garantire il massimo coinvolgimento della cittadinanza e l’obiettivo primario è far diventare i cittadini protagonisti di un dibattito per superare il bicameralismo perfetto.
Con il “sì” andremo a tagliare davvero i costi. L’altro asse importante, è il riequilibrio degli assetti tra Stato ed enti locali che porterà benefici anche per la nostra regione. Sì, si può modernizzare il paese. Sì, si possono snellire sovrapposizioni e adempimenti per la formazione delle leggi. Sì, si può rendere la macchina pubblica efficace ed efficiente. Sì, si può dare stabilità alla maggioranza e potere di controllo alla minoranza.
Quello che ci aspetta nei prossimi mesi sarà un confronto intenso ma di alto livello ed è anche l’occasione per riscoprire e interpretare i princìpi e i diritti fondamentali della prima parte della Costituzione, che non vengono toccati dalla riforma. Nei territori, nelle scuole, nella vita delle tante associazioni il tema può aiutare a creare coesione sociale. Questo è un aspetto che non va dimenticato.
Auspichiamo un sano confronto con chi ha idee differenti dalle nostre nella speranza che sia possibile una franca discussione e per poter comprendere le ragioni degli opposti pensieri e permettere ai cittadini una scelta consapevole.
Nei prossimi giorni sulla pagina facebook “Comitato per il Sì alla riforma Costituzionale-Corato” e tramite gli organi di stampa saranno comunicati i luoghi e gli orari in cui sarà possibile iscriversi al comitato e le iniziative, prima fra tutte la raccolta delle firme, che saranno svolte sul territorio cittadino».
Commenti
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Dopo il comitato per il “no”, ecco quello per il “si”. Vediamo la nuova legge. L’art. 1 del progetto riguarda la modifica dell’art. 55 Cost.: “le leggi sulle modalità di elezione promuovono l’equilibrio tra donne e uomini”. Anche se ciò dovesse essere attuato, la parità numerica forzata è sempre un assurdo giuridico. L’art. 6 riguarda la modifica dell’art. 64 Cost.: i membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e delle Commissioni. E cosa succede se non vi partecipano? Nulla. L’ art. 10 riguarda l’art. 70 Cost.: ogni disegno di legge approvato dalla Camera viene trasmesso al Senato, che può suggerire delle modifiche. La Camera, a maggioranza assoluta, può non accettarle. E se non si raggiunge tale maggioranza? L’art 30 riguarda l’art.116 Cost.: si può dare più autonomia alle Regioni più virtuose.
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(continuazione) E alle Regioni meno virtuose si può togliere un po’ di autonomia? Non credo. Rimane in piedi, baluardo dell’ingovernabilità e dell’ incoerenza, l’art 67 (quello sul totale distacco, da parte del politico eletto, nei confronti degli impegni presi in campagna elettorale) e resta anche la possibilità dei decreti legge, il cui abuso e la cui non trasformazione in legge hanno creato tanti problemi. Per non dire del numero esagerato dei deputati. Anche in questa modifica costituzionale vi è l’esaltazione della farraginosità espressiva, della difficoltà di comprensione da parte del semplice cittadino. Costui, artefice dell’invio in Parlamento dei rappresentanti del popolo, non deve poi essere in grado di comprendere quello che essi fanno, in modo che egli possa riconoscere la sua personale inadeguatezza nell’interessarsi di politica e la correttezza nel non essere considerato.
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Come sarebbe la mia struttura politica ideale? Attribuirei alle Regioni materie esclusive per legiferare (turismo, mobilità, scuola); vieterei, nei voti, le coalizioni; manderei al ballottaggio i due partiti più suffragati; obbligherei gli eletti al “vincolo di mandato”; creerei una sola Camera; richiederei, ai candidati, una laurea specifica (per evitare che seguano ciecamente, per incompetenza, le direttive altrui); abolirei la figura del Presidente della Repubblica e tutto il faraonico apparato del Quirinale, sostituito egli, nei casi in cui occorresse, dal parlamentare più anziano; farei passare due ulteriori legislature per poter essere rieletto; eleggerei tre parlamentari nazionali per ogni Regione, ai quali dare solo un (moderato) rimborso spese e senza vitalizio; creerei solo una decina di ministri; obbligherei, il Governo, pena decadenza, (continua)…
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(continua) ad un incontro bisettimanale con il capo dell’opposizione e due suoi collaboratori, trasmesso in diretta tv, per ascoltarne suggerimenti o critiche e rispondere alle stesse, e dare anche un resoconto al popolo di ciò che è stato fatto; non farei riunire nello stesso luogo maggioranza ed opposizione, per evitare caotici confronti; ridurrei drasticamente, per tutti i nuovi assunti dello Stato, quelli che sono ora gli alti stipendi; sostituirei la Costituzione con una semplice “Carta dei doveri e dei diritti del cittadino” ed una schematica organizzazione dello Stato; espellerei il parlamentare assenteista; formerei delle Commissioni di lavoro con qualificati dipendenti dello Stato, affidando ai parlamentari designati la supervisione collaborativa. Purtroppo la semplificazione sembra non appartenere al nostro DNA.







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