Nasce il Comitato per il “no” alla riforma costituzionale

La Redazione
Una manifestazione dedicata alla Costituzione

«Sarà un percorso festoso e non violento, aperto ai cittadini e alle cittadine di tutte le età, nella convinzione che la Costituzione sia del popolo e che vada finalmente attuata»

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Il 31 maggio è nato il Comitato per il “no” alla riforma costituzionale, nella sede della Caritas cittadina di Corato.

«Sarà un percorso festoso e non violento, aperto ai cittadini e alle cittadine di tutte le età, nella convinzione che la Costituzione sia del popolo e che vada finalmente attuata e non stravolta con modifiche eccessive e discutibili» scrivono dal Comitato.

«Se ne dà appositamente notizia oggi, all’indomani del 2 giugno 2016, 70esimo compleanno della Repubblica Italiana e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. Da quell’evento, in cui per la prima volta votarono anche le donne, sono derivati 70 anni di Pace e Libertà» concludono.

Su facebook è stata creata una pagina dedicata al Comitato “Io voto NO – Corato in difesa della Costituzione”.

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Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Ne sentivamo la mancanza. Vediamo un po’ da vicino questo capolavoro: la nostra Costituzione è rigida, prolissa, nata in un momento sbagliato (troppo vicino era il periodo fascista, e si nota tutta la paura di accentrare su poche persone il potere). Nell’art.1 afferma che il popolo è sovrano, ma deve attenersi alla Costituzione (ma che razza di “sovranità” è questa?). Nell’art. 67 afferma che un parlamentare, eletto perchè godente della fiducia di chi l’ha votato, poi è libero di fare quello che vuole, senza più rendere conto a nessuno. Nell’art. 68 afferma che un parlamentare non può essere arrestato, se non per condanna: ma questo non vale per tutti i cittadini? Oppure esistono italiani di serie A ed italiani di serie Z? Quando parla dii “diritti e doveri” dei cittadini antepone, nell’esposizione, i primi ai secondi e non viceversa, facendo capire (continua)

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    (continuazione) in modo assai subdolo che i primi sono ben più importanti dei secondi. Nell’art. 75 afferma che non sono ammessi referendum di natura tributaria e di bilancio: qui il popolo viene considerato, proprio nelle materie più delicate e che interessano assai da vicino le sue tasche, un povero deficiente, un incompetente matricolato (ah ragazzì, e famme lavorà…). In un altro articolo si concede al Presidente della Repubblica di nominare cinque senatori a vita (qualcuno, visto l’enunciato sibillino, credeva perfino che OGNI Presidente ne potesse eleggere cinque): al Parlamento devono andare solo i votati dal popolo. Infine la ciliegina sulla torta: l’ art. 139, che vieta la revisione del sistema politico repubblicano. Ma non è, il 139, un articolo come tutti gli altri? E se il popolo “sovrano” (?)desiderasse il ritorno della Monarchia che succede allora, la guerra civile?

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    (terza parte del commento) Comunque io non difendo di certo il “si”, dato che anche questa volta non andrò a votare (il “si” avrà il 95% dei suffragi): considero infatti questa riforma costituzionale un contentino per un popolo immaturo come quello italiano, mentre io avrei desiderato una revisione totale del Parlamento e della Costituzione stessa (ma chi suggerì di creare le Regioni a “statuto speciale”?), alla luce delle mie conoscenze in materia, della mia sensibilità, della mia esperienza.

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Volevo completare il discorso sulla Costituzione: essa, a parte qualche articolo (quello che ha creato i danni più gravi è senz’altro il 67) potrebbe essere anche ritenuta “bella”, ma il malinteso che ha coinvolto i nostri Padri Costituenti è stato quello di considerarla valida per quello stesso popolo che fino a qualche mese prima è stato valutato, da quegli stessi Padri, come “una massa di fessi che se ne è andato appresso a Mussolini”. Quindi due sono le cose: o è un popolo del genere inadeguato a una tale Costituzione o è tale Costituzione inadeguata ad un popolo del genere. Comunque si veda la cosa, questi settant’anni, sfociati in caos sociale e partitocrazia, hanno dimostrato la non possibile convivenza tra una Costituzione come questa ed il popolo italiano. E prima di scrivere sulla sacra bandiera una frase del genere, occorre studiarla, la Costituzione.