Il Consiglio internazionale salva l’olio di cultivar Coratina: «Vincono l’Italia e il buon senso»

La Redazione
Le olive della villa comunale

«E' una decisione saggia e pragmatica che tranquillizza i produttori calabresi e pugliesi, senza ridurre in alcun modo le garanzie per i consumatori e senza rinunciare alla qualità» dicono le organizzazioni olivicole italiane

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Senza la saggia decisione del gruppo esperti chimici del Consiglio oleicolo internazionale (Coi), l’olio extra vergine ottenuto da due tra le più diffuse varietà di olive italiane, la Carolea e la Coratina, rischiava di subire una cocente penalizzazione, per effetto dei valori eccessivamente restrittivi del contenuto di alcuni acidi grassi minori presenti nell’olio di oliva.

Come avevamo annunciato a gennaio, il superamento delle soglie massime anche di uno solo dei tre acidi grassi minori avrebbe comportato l’impossibilità di classificare l’olio nella categoria dell’extra vergine, con perdita di valore commerciale, nonostante l’autenticità e la qualità del prodotto non siano assolutamente in discussione.

In annate particolari dal punto di vista climatico e agronomico, come è stato il 2015, le attuali soglie possono essere superate dall’olio extra vergine ottenuto dalla molitura di olive delle pregiate varietà Carolea, diffusa in particolare in Calabria e Coratina, presente soprattutto in Puglia, con conseguente danno economico per le due regioni a forte vocazione olivicola.

Era necessaria dunque una soluzione univoca e definitiva ed è stata trovata in ambito Coi grazie ad un perfetto gioco di squadra delle organizzazioni della filiera olivicola italiana, coadiuvate dal Ministero per le politiche agricole e portate avanti dai rappresentanti italiani nel Gruppo Esperti Chimici.

Gli altri grandi Paesi produttori che aderiscono alla organizzazione internazionale hanno preso atto della solidità della posizione italiana che ha evidenziato l’assurdità di dover dequalificare un olio di oliva di grande valore organolettico e tipico di un ampio territorio e questo solo per effetto di parametri chimici tali da non tener conto della variegata e mutevole realtà produttiva internazionale.

«Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto» si legge in una nota stampa del tavolo delle organizzazioni olivicole italiane che raggruppa nove organismi di rappresentanza, di cui cinque associazioni di organizzazioni di produttori (Aipo, Cno, Unapol, Unaprol, Unasco), due federazioni di frantoiani (Aifo e Assofrantoi), l’associazione italiana dell’industria olearia (Assitol) e la federazione nazionale del commercio oleario (Federolio).

«E’ una decisione saggia e pragmatica che tranquillizza i produttori calabresi e pugliesi, senza ridurre in alcun modo le garanzie per i consumatori e senza rinunciare alla qualità, autenticità e distintività della produzione».

L’auspicio è che il Coi nella sua sessione plenaria del prossimo luglio ratifichi questa decisione di aumentare i limiti massimi consentiti di acido eptadecanoico, eptadecenoico e eicosenoico per l’olio extra vergine di oliva.

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