Due giorni con gli scout per scoprire flora e fauna della Murgia. Le immagini

La Redazione
Scout San Giorgio

Le attività: il bosco, la pseudo steppa murgiana, il fenomeno del carsico, l’attività di topografia, la bonifica di un’area limitrofa con raccolta di rifiuti e relativo smaltimento. E poi il ripristino di muretti a secco

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Nei giorni scorsi i prati di “Serra Cecibizzo”, in agro di Corato, hanno ospitato il Scout in onore del Santo Patrono “San Giorgio”. Un’occasione per realizzare attività ed imprese all’insegna dello spirito di avventura che ha coinvolto circa 200 ragazzi guidati da una trentina di capi educatori della “Zona Scout degli Ulivi”.

Le attività
Il bosco, la pseudo steppa murgiana, il fenomeno del carsico, l’attività di topografia, la bonifica di un’area limitrofa con raccolta di rifiuti e relativo smaltimento. E poi il ripristino di muretti a secco: i ragazzi si sono cimentati con il meticoloso recupero di muretti diroccati, scoprendo quanto siano importanti per la conservazione di un vero bio-ecosistema, necessario per la condensazione dell’acqua vitale per flora e fauna presenti. Alcune di queste attività si sono avvalse della metodologia che gli educatori ambientali dell’associazione “EcoÈvita” da molti anni applicano con utenti di ogni età, estrazione e provenienza territoriale.

L’obiettivo
Gli scout hanno puntato a realizzare un efficace passaggio dal sapere al saper fare, dalla conoscenza del territorio ad un uso consapevole dello stesso mettendo in assoluta evidenza l’utilità, il ruolo e le normative relative alle aree protette e nel caso specifico del “Parco Nazionale dell’Alta Murgia”.

Il racconto dell’esperienza

Il bosco. «Siamo partiti dal margine del bosco di Serra Cecibizzo nei pressi della perimetrazione del Pnam in territorio di Corato. Lungo il percorso escursionistico abbiamo osservato la particolare struttura di questo “bosco originario” di latifoglie (quercia roverella) ricco di essenze vegetali arbustive (perastro, rosa canina, biancospino) ed innumerevoli essenze erbacee alcune delle quali di particolare pregio (peonia selvatica, orchidea spinosa) e tipiche del parco (asfodelo, ginestrella, ferula, asfodelo minore, asparago selvatico, menta selvatica, veccia etc.). Assieme all’aspetto vegetazionale abbiamo conosciuto quello faunistico e le relazioni esistenti tra insetti, animali e piante del bosco.

Abbiamo imparato a riconoscere le tracce e le orme dei cinghiali, la tana del tasso e delle talpe, le fatte della volpe, il verso della ghiandaia ed il volo dei rapaci ma anche abbiamo imparato a riconoscere i muschi ed i licheni considerandoli come indicatori ambientali. Abbiamo inoltre considerato l’importante ruolo del bosco nell’ambito dell’assetto idrogeologico, il suo ruolo sociale e culturale, la sua funzione storica e culturale.

Siamo stati seguiti dall’educatrice ambientale sig.ra Margherita Zenzola dell’associazione “EcoÈvita”, che ci ha spiegato l’atteggiamento corretto da tenere verso il creato (parte e non padroni dell’ambiente), abbiamo messo in atto una fruizione “sostenibile” di questo ecosistema».

La pseudo steppa murgiana. «L’esperienza è stata progettata per conoscere a fondo questo habitat tipico della murgia. Il percorso si snoda al margine di una lama per una lunghezza di 3km circa e presenta le caratteristiche di un vero itinerario escursionistico.

Con la consulenza dell’educatore ambientale Francesco Leandro di “EcoÈvita” abbiamo potuto effettuare una attenta osservazione del tipico paesaggio di pseudo steppa murgiana, costituito da un terreno con rocce affioranti e zone di humus che ospitano una ricca comunità di essenze erbacee dalle commestibili alle officinali alle aromatiche (scilla marittima, cardo mariano, timo serpillo, verbasco, euforbia minore, finocchietto selvatico, damigella scapigliata, ferula, orchidee selvatiche, eringio, barba di becco, bella vedova, caprifoglio).

Sono stati osservati rovi, biancospini, perastri, piante di rosa canina considerando le loro funzioni, il loro utilizzo e le relazioni che hanno all’interno dell’ecosistema. La presenza di piccoli e grandi mammiferi (cinghiale, volpe, istrice, riccio di terra) di rettili ed anfibi (cervone, biacco, rospo comune, ramarro, lucertola) è stata messa in relazione con le caratteristiche vegetazionali della pseudo steppa come anche la presenza di farfalle (vanessa del cardo, celastrina) ed altri insetti.

Particolari tracce schiumose ci hanno fatto dedurre la presenza di un insetto particolare come la sputacchina. Abbiamo recepito i rapporti dell’habitat con le varie specie di avifauna (ghiandaia marina, poiana, gheppio, grillaio, averla). La pseudo-steppa è nata dal disboscamento ad opera di Federico II nell’XI secolo, che ha provocato un mutamento radicale nella conformazione originaria.

Abbiamo considerato l’aspetto storico ed antropico che ha contribuito alla attuale configurazione di questo habitat a cominciare dagli interventi di disboscamento e di affidamento di vaste zone alla pastorizia transumante per proseguire con la costruzione dei muretti a secco, di specchie, lamioni, trulli, jazzi, masserie etc., come anche la capacità degli esseri umani di convivere con questo habitat in modo sostenibile praticando agricoltura ed allevamento e traendo da esso risorse per il proprio sostentamento».

Il fenomeno carsico. «Questo percorso ci riporta alla morfologia del territorio dell’Alta Murgia ed alle principali caratteristiche geologiche del Pnam. L’osservazione del territorio è stata effettuata compiendo un itinerario di circa 3 chilometri lungo il costone e nel letto della lama presente a Serra Cecibizzo. Le lame, le gravine, i puli, le doline sono macroforme di carsismo superficiale molto diffuse in Puglia. Abbiamo esaminato la storia geologica delle rocce carbonatiche e sedimentarie, la stratificazione con le diverse sfumature dovute all’ossidazione.

Lungo il percorso abbiamo verificato come la roccia calcarea sia diventata il principale materiale per la costruzione di monumenti preistorici, forme di architettura rurale, terrazzamenti e perimetrazioni fondiarie. L’interazione dell’acqua con l’anidride carbonica ha determinato anche la formazione di microforme carsiche come i campi solcati e di vaschette carsiche che abbiamo potuto incontrare lungo l’itinerario. Delle forme carsiche sotterranee (gravi, inghiottitoi, voragini) abbiamo potuto studiare la grotta presente in loco.

Il toponimo è appunto masseria la grotta e questa cavità ipogea e una di quelle censite negli ultimi anni dalla Regione Puglia. L’abbiamo esplorata e studiata con lampade da speleologia e caschi osservando la presenza di fori che la mettono in comunicazione con l’esterno.

Abbiamo anche affrontato il tema delle forme di vita in grotta (ortotteri e chirotteri). Sotto il porticato che ospita i nidi delle rondini abbiamo poi realizzato un laboratorio esemplificativo del fenomeno di trasformazione del carbonato di calcio in concrezioni di calcite (stalattiti, stalagmiti, colonne etc.).

Abbiamo anche imparato quali siano le principali tecniche per realizzare nodi ed imbragature per le esplorazioni in grotta. L’esperienza è stata fatta sotto la guida dell’educatrice ambientale e geologa Tiziana Paparella di “EcoÈvita” ed è valsa a capire come una gestione oculata del territorio possa garantire un buon futuro a noi e alle future generazioni, nonché a scoprire il patrimonio naturalistico che offre il Parco, un ambiente bellissimo a pochi passi da casa».

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Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Mi chiedo: ma dei ragazzi e delle ragazze così positivamente eccezionali, al giorno d’oggi, esistono per merito di loro stessi, cioè caratterialmente tetragoni davanti agli stimoli dispersivi e fuorvianti moderni, oppure è merito dei loro genitori, a loro volta sempre più rari come ottimi educatori? Purtroppo al loro encomiabile comportamento fa da contraltare la maleducazione della massa. Lo Stato (cioè quelle persone ultra pagate e piene di privilegi, che ci rappresentano e decidono per noi) fa troppo affidamento sul variegato volontariato, e si adagia, si trastulla, si impoltrisce …

  • ALDO FIORE (utente non verificato)

    Conoscere il proprio habitat, è conoscere se stessi. Molto c’è da fare per la salvaguardia e per la conoscenza della MURGIA. Un ringraziamento a chi si dedica all’ insegnamento delle forme di vita esistenti . Dal versante antropologico al più presto sarà reso fruibile un ecomuseo presso la masseria CIMADOMO , il tutto concorrerà ad una migliore rivitilizzazione del nostro territorio.