Forza Italia: «#stoptrivelle. Il 17 aprile noi votiamo “sì”»

La Redazione
#stoptrivelle

«Raggiungere il quorum significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica»

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Il 17 aprile il popolo italiano sarà chiamato a votare per il referendum contro le Trivelle in mare.

«L’invito è di votare “sì” per abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas, che insistono nella zona di mare vicina alla costa, di non avere più scadenza» scrivono da Forza Italia. «Di fondamentale importanza – continuano – è il raggiungimento del quorum, ovvero che si rechino alle urne il 50% + 1 degli aventi diritto.

Per scongiurare questo Renzi ha anticipato la data del voto al 17 aprile dimezzando i tempi della campagna referendaria e ostacolando il diritto a informarsi. In questo modo ha evitato l’accorpamento con le elezioni amministrative, il così detto Election Day spendendo 360 milioni di euro per anticipare al massimo la data del voto, puntando sul fallimento della partecipazione degli elettori, come da sue dichiarazioni pubbliche».

«Dimostriamo a Renzi che vogliamo dire la nostra, dato che il referendum rappresenta un importante strumento di democrazia diretta, che ormai manca per incidere sulle scelte politiche del Governo.

Quando parliamo di trivelle, nessuno può escludere un incidente. In un mare chiuso come il Mediterraneo un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi e irreversibili per la fauna. Per la scansione dei fondali viene utilizzato l’air gun, spari d’aria compressa che generano onde che “leggono” il sottosuolo causando lesioni e perdita dell’udito ad alcune specie di pesci. Vengono intaccate la flora marina, le bellezze delle nostre coste.

Non vanno trascurati anche i danni alla pesca: i lavoratori del settore turistico/alberghiero, settore trainante della Regione Puglia con 2,2 miliardi di euro di fatturato, il 10% di tutta l’economia regionale, con il tacco d’Italia destinata ad essere una regione a (crescente) vocazione turistica.

Per estrarre cosa? Poche gocce di petrolio, di scarsa qualità e bucare i fondali non risolverà la nostra dipendenza energetica dall’estero. Come ammette anche il governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi.

Ne vale la pena? Inoltre ci guadagnano solo i petrolieri dato che per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. Non ultimo il caso del Ministro Guidi e Tempa Rossa, grande centro di estrazione petrolifera che si trova in provincia di Potenza e che è gestito dalla società francese Total.

La ministra era stata intercettata mentre, al telefono con il suo compagno, si impegnava a garantire un emendamento alla legge di Stabilità, non essendoci riuscita con lo “Sblocca Italia”, favorevole agli interessi economici privati del suo compagno, nel campo delle estrazioni petrolifere.

L’intercettazione tra l’altro tirerebbe in ballo anche la ministra Maria Elena Boschi: “Anche Maria Elena è d’accordo”. Questo dimostra, ancora una volta dopo il caso Banca Etruria, che il governo Renzi cura interessi di parenti e amici a discapito degli italiani. Impegniamoci, ognuno nel proprio ambito e insieme, per invitare gli italiani a recarsi a votare “sì”.

Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. Eppure la spinta referendaria ha costretto molte compagnie a rinunciare, vedi l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti o la Shell che abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria.

Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/i italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica».

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