Postazione 118, il Sercorato ribadisce il suo “no” all’ex obitorio. Video

La Redazione
SerCorato

I soccorritori del Ser contestano ancora il trasferimento della postazione nei locali dell'ex obitorio dell'ospedale e replicano agli infermieri Asl che avevano invece definito la nuova sede «assolutamente idonea»

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Continua la querelle sul 118 di Corato. I soccorritori del Ser ribadiscono il loro “no” ai locali dell’ex obitorio dell’ospedale Umberto I in cui a gennaio è stata trasferita la postazione e replicano – con una lettera e un video – agli infermieri della Asl che due settimane fa avevano invece definito la nuova sede «assolutamente idonea». Pur lavorando ogni giorno a stretto contatto, i punti di vista di infermieri e volontari restano quindi profondamente differenti.

«Fa specie leggere un simile articolo, a firma di specialisti del ramo sanitario che si schierano contro i colleghi di postazione – scrive il presidente dell’associazione, Fedele Tarantini – abiurando i propri diritti e le proprie rivendicazioni sindacali, azzerando decenni di lotta sindacale sulla sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro. Infatti, se si considerano le rivendicazioni dei dipendenti e dei volontari del “Sercorato” con molta attenzione e riflessione, non si può che concludere che le stesse non sono infondate, in quanto si sta chiedendo una riqualificazione per rendere quel luogo idoneo all’alloggiamento di chi deve sostare lunghe ore in attesa di chiamata dalla centrale operativa».

Ancora “no” all’ex obitorio

«Se per l’istituzione e la gestione di un obitorio vi è una disciplina specifica per evitare i contagi, non è possibile immaginare che un luogo la cui istituzione ed uso è disciplinata da norme severe poste sotto il diretto controllo del Sindaco, possa sic simpliciter divenire utilizzabile senza adeguata profilassi. Sul luogo non vi è alcuna remora se non quella che in primis è un “obitorio” concepito ed utilizzato da più di quarant’anni, privo da sempre di ogni benchè minimo rispetto delle ultime norme sanitarie varate a seguito di importanti studi medico-scientifici che hanno dato giuste risposte all’elevato numero di operatori che avevano contratto malattie degenerative e per le stesse erano deceduti e Corato ne ha avuti di simili casi nei giorni scorsi».

Cosa non va nei locali secondo il Sercorato

«Vi è stata una imbellettatura di un luogo scientificamente insalubre dove si è omesso di rimuovere la pavimentazione in cemento che ha bevuto sangue ed altri liquidi provenienti da cadaveri e dove sono ancora in uso porte, finestre, zanzariere, tapparelle, maniglie, cremonesi, ferramenta e corde per tapparelle. Altresì sono stati lasciati gli arredi igienici serviti negli anni per il lavaggio delle salme, delle mani dei necrofori, dei medici che hanno eseguito esami cadaverici e autopsie, oltre che per attingere e sversare l’acqua utilizzata per la sommaria pulizia del luogo-obitorio. Decenni di uso insalubre non possono essere cancellati con un po’ di colore e l’impianto di un bagno nuovo (per gli infermieri).

In quel luogo, sfidiamo chiunque a dimostrarci il contrario, vi hanno sostato salme, polverosi archivi cartacei e radiologici di cui non siamo in grado di riferire se sono stati rimossi o sono ancora lì con il loro alto carico batterico di acari ecc. ecc., pericolosissime celle frigorifere mortuarie alimentate da gas assolutamente banditi dalle tabelle merceologiche perché altamente nocivi, privo di qualsivoglia areazione definibile decente, pur se scorrendo la normativa sugli obitori rinverremo che per gli stessi è prevista un’ampia areazione.

Nell’area assegnata ai nostri volontari non é stata neanche cambiata la porta a due ante (ne è stata pittata) d’accesso alla stanza degli operatori, che ben si può definire deposito. Detta ultima situazione va considerata sia dal lato della pericolosità sia per l’indubbio disagio che arreca considerato che i volontari uomini e donne non possono avere una propria riservatezza, riducendo ulteriormente la propria dignità, visto che non possono neanche cambiarsi una divisa, avendo perso la doppia stanza che avevano nella vecchia allocazione, sia in ultimo sotto il profilo della particolare attività svolta che gli espone durante le partenze a situazioni di alto rischio potendo impattare nella stessa con serie conseguenze fisiche».

«I piani di sicurezza dove sono?»

«Cosa può accadere se si sviluppa un incendio, una esalazione o un qualsiasi altro possibile evento critico, se non si dovesse riuscire ad aprire la porta blindata tra l’altro senza maniglione antipanico o di emergenza, per una evacuazione, dal momento che le finestre sono ad altezza non facilmente accessibile e non vi è un’uscita di sicurezza? Vogliamo anche considerare gli alti rischi derivanti da un “corridoio strettissimo di fuga” dedicato all’uscita repentina dei soccorritori dietro chiamata letteralmente intralciato da sedie e stigli?

Le nostre battaglie non sono mai state contro i mulini a vento ma a vantaggio degli altri, siano o non siano nostri soci. La riprova di ciò è nel dato che, pur se non si ammettono pubblicamente le nostre ragioni, lentamente si stanno apportando tutte le modifiche da noi richieste. Chiediamo solo sicurezza sul lavoro e non fili di corrente elettrica che viaggiano nell’acqua per alimentare le ambulanze. Ciò che non possiamo tollerare è il dato che siamo partiti con spirito di sacrificio comune, siamo cresciuti nel tempo dietro mille difficoltà comuni, oggi potremmo insieme completare quel progetto che insieme ad alcuni oseremmo dire avventurosi infermieri abbiamo iniziato nel lontano agosto del 2005 e ci vediamo tarpare le ali per la diserzione dal progetto di chi con noi doveva completarlo per spiccare un grande volo comune nell’interesse dei cittadini e del loro inviolabile diritto alla vita e alla salute».

L’appello alla direzione della Asl

«Rivolgiamo un accorato invito al direttore: riprenda seriamente i lavori di riqualificazione della struttura che intende destinare a sede della postazione Set 118 di Corato e quando i lavori, la profilassi, gli adeguamenti e i collaudi saranno terminati, riallochi la postazione nell’ex obitorio. Diciamo grazie sin da ora per i prossimi lavori che si andranno ad effettuare sotto la direzione di un progettista e di un tecnico della sicurezza, come per esempio per aver cambiato gli infissi, apposto una vetrina all’ingresso, cambiato l’intonaco e la pavimentazione, per aver ripartito adeguatamente gli spazi interni creando degli spogliatoi e bagni uomini/donne, sostituito il battiscopa, per aver eliminato l’umidità che impregna le pareti interne e perimetrali, per aver dotato i locali di areazione naturale, di porte d’emergenza, di riscaldamento e climatizzazione, per aver dotato la struttura di un adeguato impianto elettrico interno ed esterno, per aver adeguato i cancelli alle esigenze d’uscita delle ambulanze di soccorso».

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Commenti

  • Marco Armani (utente non verificato)

    Ma… è un reparto ospedaliero, cosa ci fanno due letti in una postazione del 118? Non pensavo che in una sede di “lavoro” ci fossero dei letti. Sono curioso di sapere che uso si fa di questi arredi…

  • marcello musto (utente non verificato)

    vorreste un’albergo a 5 stelle? fadgat

  • Giovanni De Palma (utente non verificato)

    MARCO ARMANI, tu non conosci manco IL SIGNIFICATO delle parole italiane, come puoi essere in grado di scrivere un commento? MARCELLO MUSTO, ma tu hai mai lavorato in vita tua? Se si, conosci le norme obbligatorie igienico/sanitarie da rispettare o lavori in albergo?