L’ombra dell’olio tunisino su quello pugliese. D’Introno: «L’importazione selvaggia riduce i prezzi»

Olio extravergine di oliva

I pericoli principali sono le frodi e l'alterazione del mercato. «E' sconfortante assistere ad una importazione che non tiene conto della qualità del nostro olio» spiega Pasquale D'Introno, presidente di Terra Maiorum

1 commenta

L’ombra dell’olio tunisino sull’oro verde pugliese. Il via libera dell’Europarlamento all’importazione senza dazio nei prossimi due anni di circa 70mila tonnellate di olio proveniente dal nord Africa, rischia di assestare un duro colpo alle produzioni locali.

I pericoli principali sono le frodi e l’alterazione del mercato. E se la logica vuole che a pagare le conseguenze maggiori sia chi produce di più, basti dire che dalla cultivar “Coratina” piantata nel Nord Barese arriva circa il 30% di tutto l’olio nazionale. 

«E’ un fatto che la produzione italiana da sola non sia in grado di coprire il fabbisogno del Paese» spiega Pasquale D’Introno, presidente della cooperativa lavorazione prodotti agricoli “Terra Maiorum” – ma è sconfortante assistere ad una importazione selvaggia che non tiene conto delle qualità intrinseche del nostro olio e riduce senza alcuna considerazione i prezzi del prodotto autoctono. Così – precisa D’Introno – se per un litro di olio nazionale occorre pagare circa quattro euro e venti centesimi, per la stessa quantità di quello tunisino bastano anche tre euro».

Per combattere il rischio sofisticazioni, l’unica arma utilizzabile è quella di intensificare sempre di più i controlli. 

«E’ già accaduto anche recentemente che oli stranieri venissero venduti come prodotti italiani, inducendo i consumatori in errore» continua il presidente di “Terra Maiorum”. «E’ necessario tracciare gli oli importati dall’arrivo nei porti italiani sino alla commercializzazione, così da garantire che siano aderenti ai valori stabiliti dalla normativa comunitaria».

E’ fondamentale che il consumatore sappia quale tipo di olio abbia davanti.

«Per questo – aggiunge D’Introno – tramite il consorzio nazionale oli e la zecca dello Stato, da alcune settimane abbiamo realizzato una bottiglia con una fascetta del poligrafico dello Stato che identifica la tracciabilità del prodotto».

Anche perché sulla qualità, manco a dirlo, proprio non c’è partita. Solo pochi giorni fa la cultivar “Coratina” è stata protagonista del “Salone degli oli extravergine tipici e di qualità” di Trieste dove è stato ribadito che questo extravergine fruttato, amaro e piccante, sia decisamente ottimo per la salute. Tutto grazie all’alta concentrazione di polifenoli, potenti antiossidanti che ritardano l’invecchiamento, aiutano a prevenire i tumori e le malattie cardiache.

Eppure, paradossalmente, su questa eccellenza (il cui simbolo è la pianta secolare che si trova nelle campagne di Corato), pende anche un’altra minaccia: quella di un eventuale declassamento da “extravergine” a semplice “olio d’oliva” a causa del nuovo regolamento europeo che fissa i parametri nella composizione degli acidi grassi proprio per impedire la sofisticazione del prodotto.

«Siamo fiduciosi circa l’ottenimento di una proroga nazionale – conclude Tommaso Loiodice, presidente nazionale di Unapol – anche perché questi valori non compromettono minimamente la bontà e la qualità del nostro olio».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!