Giuseppe Fiorello «c’ha messo il cuore». E ha vinto

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Ieri sera con "Penso che un sogno così…" ha letteralmente conquistato il pubblico, ha infranto le pareti. Tutte. Quelle del teatro e quelle delle emozioni
«Meraviglioso». Non si può non scegliere questo aggettivo, e questo titolo, per raccontare Giuseppe Fiorello in scena ieri al teatro comunale e oggi in replica.
Con “Penso che un sogno così…” ha letteralmente conquistato il pubblico, ha infranto le pareti. Tutte. Quelle del teatro e quelle delle emozioni.
«Mi hai fatto piangere» gli ha detto una signora dal pubblico. «Mi dispiace – ha risposto il mattatore della serata – se vuole chiamo mio fratello così la fa ridere un po’».
“Penso che un sogno così” è campione di incassi dal 2013. Scritto da Giuseppe Fiorello e Vittorio Moroni, con la regia di Giampiero Solari, raggiunge livelli altissimi grazie anche alle musiche eseguite dal vivo da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma.
Circa due ore senza sosta di recitazione e canto in cui Fiorello ripercorre la sua esistenza, si sdoppia, e racconta suo padre e «Mimmo». Domenico Modugno tiene insieme papà e figlio divisi troppo in fretta dal tempo. Fino a quella domenica di carnevale in cui «lo spettacolo più importante della mia vita perde il suo protagonista principale» confessa Fiorello al suo pubblico.
«Invito i protagonisti della mia vita ad uscire dalla memoria e accompagnarmi sul palco, per partecipare insieme ad un avventuroso gioco di specchi. Le canzoni di Modugno – commenta Giuseppe Fiorello – sono state la colonna sonora di quando ero bambino, quelle che mio padre cantava quando ci portava al mare in macchina».
E allora le canta, quasi con la sua stessa voce: da “Meraviglioso” a “Lu minaturi”, da “Vecchio frac” a “La lontananza” fino a “U pisci spada” e “Volare” in un lungo viaggio fra i ricordi. Perché «le sue canzoni sembravano scritte per noi» dice.
Narrano «l’amata terra mia, amara e bella». C’è spazio per «il sale, il sapone e le ciminiere di Taranto». Per le «cicorie» che non finivano mai e che la zia preparava a tutte le ore del giorno. E per la festa di San Giuseppe che ha “trapunto” di luminarie il palco del Comunale: «qui – dice Fiorello al pubblico – avete ancora l’amore per le tradizioni, per le cose belle, per la famiglia. Fate ancora l’olio. Siete tremendamente moderni solo che non ve ne rendete conto».
Il trionfo è nella conclusione. Fiorello svela il suo segreto, condivide all’aneddoto della signora Franca (la moglie di Modugno) che gli dona una “benedizione” speciale prima del film dedicato a suo marito: «c’hai messo il cuore, come faceva Mimmo».
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