“Miseria e nobiltà”, la videointervista a Luigi De Filippo e le immagini dello spettacolo

La scena più celebre di "Miseria e nobiltà" al teatro comunale di Corato

Poco prima che il sipario scarlatto si aprisse sulla bella scenografia, De Filippo ci ha annunciato quello che il pubblico avrebbe trovato nella celeberrima commedia: «divertimento, modernità, ritmo e grande interpretazione»

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«Comunicare al pubblico belle emozioni»: è la funzione del teatro secondo Luigi De Filippo. E così è stato ieri con “Miseria e nobiltà” al Comunale di Corato.

Poco prima che il sipario scarlatto si aprisse sulla bella scenografia, De Filippo ci ha annunciato quello che il pubblico avrebbe trovato nella celeberrima commedia: «divertimento, modernità, ritmo e grande interpretazione».

Senza dubbio uno spettacolo per chi ama la tradizione napoletana, così noto al pubblico e caro alla memoria da diventare quasi rischioso. Perché tra chi siede sulle poltrone rosse, mentre il sipario si chiude sulla scena più nota di “Miseria e nobiltà”, qualcuno dice «ma De Filippo non prende gli spaghetti come faceva Totò». E ha ragione, perché il don Felice di De Filippo è assai più riflessivo, grigio. Quella fame che pervade tutto lo spettacolo, fatta di cibo ma anche di affetti e dignità, la vive e la racconta tutta. Elegantissima la sua ironia, poche ma davvero efficaci le sue battute “strappa risate”. Eppure il primo applauso se l’è meritato appena comparso sul palco, a scena aperta, senza nemmeno aver aperto bocca.

Il colore dello spettacolo è affidato quasi tutto agli altri. Più di tutti brilla il verde di Paolo Pietrantonio, l’ignorantissimo cuoco arricchito Semmolone che ospita in casa propria tutto il secondo atto della commedia e Stefania Aluzzi-Concetta, la madre della bella Pupella fuxia da maritare. Anche lei, al secolo Fabiana Russo, trova il suo spazio nel cuore del pubblico.

E poi il bianco e il nero. Quello della ballerina Gemma, figlia di Semmolone, già vestita come fosse una sposa. Al suo candore si oppone il finto lutto di Stefania Ventura, Luisella, rimasta a casa mentre gli altri si abbuffano. Riconquista la scena con grande vigore ma poi cede a Claudia Balsamo, la cameriera generosa che del bianco e del nero fa una sintesi assai interessante. Luca Materazzo, il Peppeniello del «Vincenzo m’è padre a me» è suo figlio. Nell’abbraccio con il padre e marito ritrovato, don Felice-De Filippo, è il senso più profondo della commedia. E della vita.

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