A tavola in chiesa Matrice, una cena dai mille colori. Le immagini

La Redazione
Una cena piena di colori

Il Duomo di Corato ha spalancato le porte ad oltre trecento persone per stare a cena tutti insieme, per «concedersi la possibilità di essere famiglia e non sentirsi soli. Non c’è immagine più bella» commenta il vicario zonale

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Una cena, una festa, tra mille colori. Quelli delle tovaglie che ricoprono i tavoli oppure dei cibi o della pelle. Un «impatto visivo davvero molto bello» come lo ha definito don Peppino Lobascio, vicario zonale nonché rettore della chiesa Matrice.

Grazie a lui la sera del 23 dicembre, quella dell’antivigilia di Natale, il Duomo di Corato ha spalancato le porte ad oltre trecento persone per stare a cena tutti insieme, per «concedersi la possibilità di essere famiglia e non sentirsi soli. Non c’è immagine più bella».

Un risultato che fa guardare avanti con fiducia: «il clima che respiriamo questa sera mi fa pensare e sperare che una iniziativa del genere si potrebbe ripetere anche a Pasqua».

Per Maiora e Despar, un sogno che si realizza. «Non abbiamo potuto fare a meno di accogliere l’invito di don Peppino – commenta l’amministratore delegato, Pippo Cannillo – e lo abbiamo fatto con molto entusiasmo. Stare qui oggi è una grande opportunità per riempire il cuore di sentimenti di affetto e comunione, andando oltre le religioni e le provenienze: crediamo che questo sia il vero modo di vivere e festeggiare il Natale». In contemporanea Despar ha offerto alla città un concerto in teatro perché «non abbiamo bisogno solo del cibo ma anche della cultura» sottolinea Cannillo.

Per la Caritas cittadina la cena del 23 è stato anche un modo per «fare sintesi di un impegno testimoniato tutto l’anno per creare una Chiesa di comunione, presente nella città per creare la promozione umana, per ritrovarsi intorno a cose importanti come la dignità di tutti. Stare a tavola tutti insieme – commenta Corrado De Benedittis, respondabile cittadino Caritas – ci fa capire quanto essere un volontario Caritas non si esaurisca nel dare qualcosa rimanendo lontani. Vuol dire condividere percorsi e individuare risorse: solo così si può diventare una città che condivide gioie e bisogni».

E’ così che la panoramica scattata dall’altare restituisce uno spaccato della nostra città: persone differenti fra loro per condizione economiche e sociali particolari oppure con problematiche di altro genere. Cristiani, musulmani oppure laici. E’ il volto della nostra Corato che cambia, in cui realtà come la Caritas confermano sempre di più l’importanza dell’opera che svolgono.

Don Luca Masciavè aveva visto giusto: “diamoci una mano” non può essere solo il nome del “Centro aperto” che “sforna pranzi” per i bisognosi.

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