Teatro, boom di abbonamenti. Domani in scena Stefano Accorsi

© Chico De Luigi
Sono 313 gli abbonamenti già venduti, oltre metà dei posti disponibili. Da oggi il botteghino sarà aperto per la vendita dei biglietti dei singoli spettacoli
La stagione 2015-2016 del teatro comunale sembra aver convinto il pubblico ancor prima di iniziare. Sono infatti 313 gli abbonamenti già venduti, oltre metà dei posti disponibili (496 in tutto). Da oggi alle 17.30 (e poi dal mercoledì alla domenica dalle 17.30 alle 20.30) il botteghino sarà aperto per la vendita dei biglietti dei singoli spettacoli.
Ad inaugurare la stagione (domani alle 21) sarà Stefano Accorsi con Decamerone, un adattamento teatrale diretto dalla regia di Marco Baliani, in replica giovedì 17.
Lo spettacolo. Sulla scena è parcheggiato un carro-furgone, “casa” e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena l’opera. La modularità del carro, favorirà la messa in scena di sette novelle del Decamerone, permettendo di volta in volta la creazione degli spazi e delle suggestioni necessarie alle storie che si vanno a narrare.
Una grande passione anima la compagnia, ma non altrettanto grandi sono le loro risorse materiali, si alterneranno quindi in un susseguirsi di ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale.
Note di regia. Le storie servono a rendere il mondo meno terribile, a immaginare altre vite, diverse da quella che si sta faticosamente vivendo.
Le storie servono ad allontanare, per un poco di tempo, l’alito della morte. Finché si racconta, e c’è una voce che narra siamo ancora vivi, lui o lei che racconta e noi che ascoltiamo. Per questo nel Decamerone ci si sposta da Firenze verso la collina e lì si principia a raccontare. La città è appestata, servono storie che facciano dimenticare, storie di amori, erotici, furiosi, storie grottesche, paurose, purché siano storie, e raccontate bene, perché la morte là fuori si avvicina con denti affilati e agogna la preda.
Abbiamo scelto di raccontare alcune novelle del Decamerone di Boccaccio perché oggi ad essere appestato è il nostro vivere civile. Percepiamo i miasmi mortiferi, le corruzioni, gli inquinamenti, le mafie, l’impudicizia e l’impudenza dei potenti, la menzogna, lo sfruttamento dei più deboli, il malaffare. In questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti.
Per ricordare che possediamo tesori linguistici pari ai nostri tesori paesaggistici e naturali, un’altra Italia, che non compare nei bollettini della disfatta giornaliera con la quale la peste ci avvilisce. Per raccontarci storie che ci rendano più aperti alla possibilità di altre esistenze, fuori da questo reality in cui ci ritroviamo a recitare come partecipanti di un globale Grande Fratello.
Perché anche se le storie sembrano buffe, quegli amorazzi triviali, quelle strafottenti invenzioni che muovono al riso e allo sberleffo, mostrano poi, sotto sotto, il mistero della vita stessa o quell’amarezza lucida che risveglia di colpo la coscienza. Potremmo così scoprire che il re è nudo, e che per liberarci dall’appestamento, dobbiamo partire dalle nostre fragilità e debolezze, riconoscerle e riderci sopra, magari digrignando i denti.
In scena: Silvia Ajelli, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia e Mariano Nieddu. Drammaturgia Maria Maglietta; scene e costumi Carlo Sala; disegno luci Luca Barbati; assistente scene e costumi Roberta Monopoli; aiuto alla regia Maria Maglietta; adattamento teatrale e regia Marco Baliani.
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