Corato Jazz Festival, cala il sipario con l’ipnotico Gianluca Petrella e la Cosmic Renaissance

Giuseppe Gallo
Corato Jazz Festival

Quella ascoltata ieri sera è esuberante creatività in forma pura, dalla vasta gamma timbrica che spazia dal solenne – col trombone che si trasforma in arcaico corno – a timbri più caldi e squillanti, con gradevoli punte di lirismo

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Riavvicinare Corato al jazz non è mai stato così facile come quest’anno. Con il Corato Jazz festival si è dato infatti ufficialmente il via a una lunga e variegata stagione teatrale, inaugurata con artisti di spessore, selezionati dal direttore artistico Alberto La Monica con la collaborazione del Maestro Pierluigi Balducci.

Dopo il trio De Vito-Marcotulli-Rabbia e il sound balcanico degli Opa Cupa, è toccato ieri sera a Gianluca Petrella e alla Cosmic Renaissance far calare il sipario sulla kermesse che si è riaffacciata dopo ben 15 anni nel panorama artistico locale.

Il noto trombonista di Carbonara ha vinto per due anni consecutivi il celebre “Critics Poll” della rivista Down Beat, nella categoria “artisti emergenti”, è al quarto album inciso col suo quintetto e può vantare collaborazioni con nomi altisonanti del jazz mondiale: Coleman, Metheny, Rava, Bollani, Fresu e tantissimi altri.

Ispirato dalla controversa figura di Sun Ra, musicista e filosofo statunitense e tra i più grandi sperimentatori nel suo genere, Petrella ha sfoderato un repertorio visionario a tinte forti, frutto di una ricerca postmoderna e di forme sonore in continua evoluzione.

Il sintetizzatore ben calibrato e mai abusato ripete basi ossessive, robotiche, pronte a dare libero sfogo all’improvvisazione dei cinque, che spingono ai massimi giri le potenzialità dei propri strumenti.

Quella ascoltata ieri sera è esuberante creatività in forma pura, dalla vasta gamma timbrica che spazia dal solenne/sacro – col trombone che si trasforma in arcaico e primitivo corno – a timbri più caldi e squillanti, con gradevolissimi tocchi di lirismo. Echi balcanici e caraibici prima, di New Orleans poi fanno capolino sul palco. Petrella li tira su con la coulisse e li regala al pubblico, puntando verso l’alto il suo strumento come un abile balestriere.

Eterno ritorno, musica atavica e senza tempo ipnotizzano – con i riflessi d’oro e d’argento dei fiati in moto perpetuo – una platea piacevolmente gremita e sorpresa. È provocazione al punto giusto – mai sopra le righe – e presenza scenica quella del giovane artista pugliese, che passa con maestria dal suo strumento alla tastiera e dialoga con efficace gestualità con i suoi compagni di viaggio Mirko Rubegni alla tromba, Francesco Ponticelli al basso elettrico, Federico Scettri alla batteria e Simone Padovani alle percussioni.

Al termine del concerto Alberto La Monica, rivolgendosi agli spettatori, ha dato loro appuntamento all’edizione del prossimo anno, un’ottima notizia per gli appassionati del genere.

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