Riordino ospedaliero, la mannaia dei tagli continua a spaventare l’Umberto I

La Redazione
L'ospedale Umberto I di Corato

L'ospedale di Corato sembra essere tra le strutture più a rischio chiusura nell'ambito della riorganizzazione dei presìdi ospedalieri pugliesi. Il sindaco: «L'Umberto I non si tocca, siamo pronti a fare battaglie»

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La mannaia dei tagli continua a spaventare l’ospedale di Corato.

L’Umberto I – insieme al Sarcone di Terlizzi – sembra infatti essere ancora una volta tra le strutture sanitarie più a rischio chiusura nell’ambito della riorganizzazione dei presìdi ospedalieri pugliesi recentemente annunciata dal presidente della Regione, Michele Emiliano. Tra i 25 ospedali in bilico, a rischio ridimensionamento sarebbero anche quelli di Molfetta, Trani e Canosa.

«Il nostro ospedale non si tocca, siamo pronti a fare battaglie in qualunque sede» ha detto il sindaco Mazzilli in merito a questa ipotesi. «Emiliano può dire ciò che vuole, ma la questione sanitaria non si può affrontare di pancia solo perché ci si accorge che non quadrano i conti, anche perché le tasse che paghiamo sono già abbastanza gestire la sanità regionale».

Per il sindaco le voci di una possibile chiusura sono comunque immotivate «perché secondo i documenti che ho potuto visionare, quelli di Corato e Terlizzi non sono mai stati trattati come ospedali da chiudere ma da potenziare. Oltretutto per posizione logistica, facilità di collegamento e spazi, quella di Corato è davvero l’ultima struttura da chiudere prima che venga realizzato il nuovo ospedale del territorio».

Guardando ai servizi, nell’ospedale cittadino i problemi non mancano.

«Ci sono diverse carenze che derivano da una errata programmazione» ha continuato il sindaco. «Secondo i dati dell’ottobre scorso, registriamo un rilevante calo di circa trecento nascite all’anno nel reparto di neonatologia. Abbiamo un reparto di chirurgia condiviso con Terlizzi, tanto da essere stato accorpato con ortopedia. Abbiamo un direttore sanitario che è in servizio anche presso altri ospedali e a volte la mattina non si sa chi debba prendere le decisioni.

Al contrario funziona molto bene l’unità di cardiologia e da tempo il direttore della Asl Bari, Montanaro, sta sollecitando la Regione per ottenere la concessione del codice di reparto. Che senso avrebbe, quindi, da un lato ampliare i servizi e dall’altro minacciare chiusure? Non è possibile che mentre subiamo questa situazione, qualcuno debba anche venirci a dire che i numeri non ci sono».

Intanto ieri sera in consiglio comunale, sulla questione si è mostrato critico il consigliere Paolo Loizzo (Ape)

«In città abbiamo una nuova forma di governo: protagonismo assoluto» ha affermato Loizzo. «Il sindaco organizza incontri con il personale sanitario evitando accuratamente la mia fastidiosa presenza nonostante accordi di collaborazione presi in precedenza. Dopo oltre un anno del suo mandato non recepiscono le sue istanze. Non è riuscito a recuperare i quattro posti di chirurgia scippati e assegnati a ortopedia. Anche il centro di costo ancora non è stato ancora ottenuto: arriverà, ma non grazie all’impegno della politica ma per l’impegno e l’abnegazione dei medici di quel reparto».

«Nell’incontro che abbiamo avuto con il direttore generale abbiamo fatto inserire la deroga per la sostituzione del primario del pronto soccorso e abbiamo parlato di chirurgia. Il direttore ci ha dato degna considerazione» ha aggiunto il presidente commissione sanità, Angelo Amorese. «Per il centro di costo non si tratta di un pulsante da premere: c’è un iter da rispettare e in regione c’era anche qualcuno che lo ostacolava».

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Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    “Tiket”? Devo scovarlo, quel cartello, e correggerlo personalmente con un pennarello (mi sarebbe più piaciuto, però, scovare l’autore della scritta…).