Due ciclisti coratini investiti da un’auto sulla “rivoluzione”

La Redazione
Un'ambulanza del 118

Al più grave dei due, un artigiano di 35 anni, è stata accertata la frattura di alcune costole e della clavicola. L'altro ha invece riportato solo ferite lievi ed è stato condotto presso l'Umberto I di Corato

1 4 commenti

Due ciclisti di Corato sono rimasti feriti questa mattina dopo essere stati investiti da un’auto mentre percorrevano la sp.234 tra Ruvo e Castel del Monte, nota anche come “rivoluzione”.

Secondo una prima ricostruzione, i due – parte di un gruppo più ampio di ciclisti – sarebbero stati urtati da un veicolo condotto da un uomo di Ruvo all’altezza dell’imbocco con la strada provinciale 231 in direzione Castel del Monte.

Il conducente dell’auto si è subito fermato a prestare soccorso. Sul posto sono poi arrivati un’ambulanza del 118 scortata da una pattuglia della Metronotte e i Carabinieri per i rilievi di rito.

Il più grave dei due ciclisti è stato trasportato presso l’ospedale “Bonomo” di Andria dove è stata accertata la frattura di alcune costole e della clavicola. Il giovane, un artigiano di 35 anni, è stato poi trasferito nel reparto di pneumologia di Bari.

L’altro ciclista, che ha riportato solo ferite lievi, è stato condotto all’Umberto I di Corato.

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Commenti

  • Marco Armani (utente non verificato)

    A prescindere dal caso in questione, ma siamo sicuri che questi “ciclisti della domenica” rispettano le norme del codice della strada e le norme basilari per la propria incolumità e sicurezza? Il codice della strada recita che sulle strade extraurbane i ciclisti devono circolare in FILA INDIANA, utilizzare il giubbino rinfrangente nelle ore serali e notturne, le biciclette devono essere dotate di luci anteriori e posteriori, devono rispettare i semafori, le norme sulla precedenza e quant’altro il CDS impone. Sulle nostre strade non vedo nulla di tutto questo, vedo solo un branco di “pecoroni” che occupano l’intera carreggiata, dico carreggiata e non corsia, ignari del pericolo che corrono e del pericolo che possono creare a tutti gli utenti della strada. L’opinione è strettamente personale e proviene da un amante delle due ruote.

  • Ledo Bevilacqua (utente non verificato)

    Cari commentatori, è doveroso esternare un pensiero ad alta voce su quanto affermato e dedotto. In primo luogo preciso che tutti quanti siamo abituati ad esprimere dei giudizi senza “cognizione di causa” e direi mal comune. Per quanto concerne l’episodio increscioso verificatosi, purtroppo il sottoscritto faceva parte del gruppo e non del “branco di pecoroni”, gruppo che procedeva sul lato destro della strada. Infatti sul luogo dove si è verificato l’incidente posso affermare che ben 3 miei compagni hanno assistito e uno di questi, fra l’altro è stato coinvolto in quanto il malcapitato è piombato sulle spalle. Sono intervenuti sia la Polstrada che i Carabinieri. Solo la Polstrada ha effettuato i rilevi del caso e solo in quel momento possiamo parlarne conoscendo gli esiti. Come si fa a far “di tutta l’erba un fascio” se non presenti all’incidente?

  • Ledo Bevilacqua (utente non verificato)

    In ultimo posso affermare che in passato sono stato coinvolto in un indicente nonostante procedevo con il gruppo sul ciglio della strada ed in fila indiana adottando le norme basilari del codice della strada. Tanto per dovere di cronaca e ardua sentenza ai posteri.

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Oggi 4 dicembre, verso le 1100, percorrendo la “Rivoluzione”, ho visto due ciclisti affiancati. Sono un patito della bici, ed esco con essa quasi ogni giorno. Ledo Bevilacqua sarà senz’altro un ciclista attento, scrupoloso e ligio. Egli afferma che il gruppo procedeva sulla destra, ma non aggiunge se andavano in fila indiana. Anche perchè, se così veramente fosse stato, quel gruppo era formato da classiche “mosche bianche”…