Amnesty International e le periferie: «La parola chiave è partecipazione»

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«Chiediamo ai governi di garantire i servizi umani e di eliminare ogni forma di discriminazione sociale» è l'appello dei relatori
Spesso, quando parliamo, non riflettiamo sulle etimologie delle parole più comuni, spesso diamo per scontate parole e non ci fermiamo a pensare da dove derivano e come nel tempo siano arrivate ad avere determinati significati. E’ il caso della parola “periferia” che etimologicamente deriva dal greco periphérō – ovvero “porto intorno” – ma che al giorno d’oggi sta ad indicare la zona esterna, più lontana dal centro di una città, zona spesso disagiata, problematica, emarginata.
Amnesty International, nell’incontro “Rammendi di periferie” tenuto nel pomeriggio di sabato presso la biblioteca comunale, ha voluto riflettere su questo, cercando spiegazioni e soluzioni per far si che i margini delle città vengano riqualificati e rientrino a far parte delle città stesse.
Moderato da Amneris Nasti, responsabile di Amnesty International a Corato, l’incontro ha visto la partecipazione di Silvana Mangano, medico psicoterapeuta; Edgardo Bisceglia, giudice onorario dei minori, dell’avvocato Renato Bucci, di un attivista di Amnesty, dell’architetto Giuseppe Dell’Aquila, del presidente della Pro loco “Quadratum” Gerardo Strippoli.
Varie le idee e le provocazioni lanciate dai relatori, idee che spaziavano dalla politica all’urbanistica in senso stretto, fino al sociale, a quei minori “oppressi” dalle periferie, costretti ad una vita senza attenzioni, che diventano “persone” soltanto nel momento in cui infrangono la legge e si trovano a dover affrontare processi legali.
La riflessione ha preso spunto dalle parole che Renzo Piano ha scritto in un articolo di qualche tempo fa, intitolato “Il rammendo delle periferie”, lette e commentate dalla dottoressa Mangano: «Sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee».
Sulle condizioni dei minori si è fermato Edgardo Bisceglia che ha analizzato «un’infanzia violentata nella sua identità. Spesso quando parliamo di periferie non parliamo solo delle zone di una città ma, soprattutto, parliamo di periferia delle attenzioni, di famiglie problematiche i cui problemi non vengono ascoltati, di ragazzi dalla grande sensibilità che vedono l’arresto come il primo momento in cui qualcuno si accorge di loro». E se ha qualcuno potrebbero sembrare situazioni lontane da noi Bisceglia apre gli occhi sulla situazione dei nostri paesi: «Terlizzi, Ruvo e Corato sono molto coinvolte in queste tematiche: assistiamo a casi di minori maltrattati, non solo per le forti percosse che ricevono ma anche per casi di incuria o di ipercura. Periferia è anche Degrado di relazioni e i responsabili di questo vanno individuati su quelle figure che dovrebbero rispettare un patto che veda riconosciuti i ragazzi e invece lo violano: amministrazioni che non inseriscono il problema nei propri bilanci ed educatori che non danno le giuste attenzioni a quei mondi».
L’architetto Dell’Aquila si è, invece, soffermato sulle responsabilità che gli “architetti star”, ossia quegli architetti che basano il proprio lavoro sull’importanza del proprio nome e non sull’attività partecipata con altri esperti nel sociale e nell’antropologia, hanno nel degrado dell’urbanistica periferica: «Purtroppo nel mestiere dell’architetto manca l’umanizzazione. Un architetto dovrebbe andare incontro alle esigenze sociali, io tendo a creare dei gruppi di lavoro quando mi si affida un progetto, coinvolgo esperti in economia, in antropologia, negli ambiti umanistici e sociali. Solo così si può prender atto di come svolgere un progetto: un’altra accezione che potremmo trovare nel termine Periferia è quella di Sistemi che non funzionano».
Un po’ di storia di Corato è stata analizzata, invece, da Gerardo Strippoli: «un esempio di periferie mal gestite lo abbiamo anche qui vicino a noi. La zona della Sacra Famiglia nacque quando i crolli nel nostro centro storico costrinsero molti cittadini a doversi trasferire. Furono costruite delle baracche in cui si viveva in modo precario e poi nel corso degli anni quelle baracche sono diventate i palazzoni a schiera che ancora oggi vediamo. Non furono costruiti centri d’aiuto nè parchi in cui i bambini potessero giocare e socializzare. I disagi delle periferie sono uguali ovunque e io credo che una soluzione plausibile potrebbe essere il coinvolgimento dei più giovani che si avrebbe portando delle attività culturali in periferia. Non è mia intenzione polemizzare ma credo che basterebbe un concerto in meno per iniziative che vadano al di fuori del centro storico».
Bucci si è invece soffermato sulle responsabilità della politica per quanto riguarda il degrado delle periferie coratine: «Io naturalmente non posso che affrontare una visione politica della tematica: il degrado periferico parte dalle scelte che un’amministrazione fa. I soldi pubblici servono ad attuare progetti e io credo che si dovrebbe dare priorità alle periferie. Purtroppo qui a Corato questo non succede, le periferie non erano nemmeno previste dai programmi elettorali dell’attuale amministrazione e ciò perchè si tende a vedere il centro come vetrina e a tralasciare le zone più disagiate. C’è anche da sottolineare che le periferie spesso convengono ai politici: sono sonnolenti e plasmabili, e per questo spesso usate durante le campagne elettorali e poi dimenticate nei giorni successivi al voto. Ciò che un’amministrazione dovrebbe fare è avviare dei progetti di partecipazione e consapevolezza: il cittadino deve sentirsi parte dei progetti del territorio e per questo le varie iniziative pubbliche dovrebbero essere dislocate nei vari quartieri della città, formando una città policentrica».
A proposito di questo, Renato Bucci ha ricordato l’importanza della città Metropolitana di Bari e ha portato il messaggio di scuse del consigliere metropolitano Michele Abbaticchio, che avrebbe dovuto essere presente all’incontro ma assente giustificato per una manifestazione nella città di Bitonto di cui è sindaco.
In conclusione una riflessione sul ruolo di Amnesty nelle periferie: «spesso la parola periferia sta ad indicare una lesione dei diritti umani: persone lasciate in balia di se’ stesse, sfollamenti abusibi, riqualificazioni che spesso diventano pericolose per chi vive in quelle zone in quanto alzano notevolmente i costi della vita. Manca a queste persone un ente governativo a cui chiedere aiuto e qui entra in gioco Amnesty. Amnesty International richiede ai governi di garantire i servizi umani e di eliminare ogni forma di discriminazione sociale».
Parola chiave dell’incontro, come emerso dal confronto finale con il pubblico, è stata dunque “partecipazione” elemento importante dato che, come ha sottolineato il presidente Amnesty e come emerso da tutti i relatori: «spesso chi vive lontano dai centri, non ha modo di partecipare».
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