Per “il gigante buono” c’è una (piccola) speranza

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Il murale potrebbe essere ammirato dall’interno della costruzione prevista in piazza Di Vagno. Intanto tengono banco i diritti di alcuni residenti che, secondo quanto afferma Renato Bucci, tengono «in bilico l’intera opera pubblica»
Forse non tutto è perduto. Sembra esserci una (piccola) speranza per “il gigante buono”, l’opera di Gomez che rischia di essere coperta dai lavori di riqualificazione di piazza DI Vagno appena partiti. E’ la sintesi della discussione nella commissione urbanistica convocata e presieduta ieri da Tommaso Loiodice. «Un seduta – ha ammesso il capogruppo Pd – convocata per dare seguito al dibattito che si è creato in città» grazie anche alla nostra petizione.
Planimetrie alla mano, pare esserci una sola possibilità: che “Oltre il velo” (titolo dell’opera di Gomez, ndr) possa essere ammirato dall’interno della costruzione prevista da progetto di riqualificazione di piazza Di Vagno.
Per fugare ogni dubbio, il dirigente del settore lavori pubblici Giuseppe Amorese ha chiarito la premessa da cui non si può prescindere: «non si possono ipotizzare varianti sostanziali al progetto perché è già stato appaltato, i cambiamenti metterebbero in moto il meccanismo della discrezionalità: sarebbe un rischio per l’amministrazione. Verrà pertanto costruito un edificio (la cosiddetta “quinta”, ndr) che riprodurrà la facciata dell’antico Palazzo ducale e al cui interno saranno messi i mostra i reperti dell’epoca».
L’unica soluzione alternativa «potrebbe essere l’utilizzo di materiali trasparenti che consentano di apprezzare il murale almeno dall’interno dell’edificio». La proposta è arrivata da Giuliano Maroccini, organizzatore del festival Verso sud all’interno del quale Gomez si è messo al lavoro.
Un’ipotesi che può essere tenuta in considerazione anche secondo Amorese e che sembra trovare appoggio nel sindaco Mazzilli e nell’assessore all’urbanistica, senatore Perrone. «Il progetto prevede già una finestra nell’edificio, si potrebbe pensare di farla più grande» ha detto infatti Perrone che, all’epoca dell’approvazione del progetto, era sindaco.
Intanto, a rendere un po’ meno sereno l’iter del progetto, in commissione è emersa un’altra questione non trascurabile: i diritti dei terzi, ossia dei proprietari degli appartamenti che si affacciano su piazza Di Vagno e che – quando “la quinta” sarà ultimata – perderanno completamente la visuale della piazza.
«Nel 2011 abbiamo appreso questa notizia – ha raccontato ieri uno di loro ieri – e abbiamo chiesto l’accesso agli atti per capirne di più. E’ stata avviata una transazione, pare sia stata fatta una modifica al progetto originale ma al momento non abbiamo alcun accordo scritto». Una circostanza che Amorese si è riservato di verificare e che il consigliere Renato Bucci ha giudicato «inammissibile» in quanto terrebbe «in bilico un’intera opera pubblica essendo un’incombenza a cui è necessario adempiere molto prima di arrivare all’avvio dei lavori». Un caso per cui il Comune potrebbe anche vedersi costretto a sopportare delle spese visto che i residenti si dicono determinati a tutelare i propri diritti.
«Una situazione sicuramente da sanare» secondo il sindaco Mazzilli che ha puntato a far cogliere «il valore aggiunto che la riqualificazione della piazza assicurerà anche agli edifici che su essa insistono».
Per evitare il ripetersi di queste eventualità, l’architetto Dell’Aquila, seduto tra gli uditori della commissione, ha proposto «la comunicazione dei cantieri, perché i lavori pubblici non vengano più percepiti come una imposizione dall’alto ma come un progetto partecipato». Nelle prossime occasioni «sarà così» ha assicurato il primo cittadino dicendo di aver «già dato disposizioni per cui le prossime progettualità mettano a bilancio anche questa esigenza».
Su un’altra delle questioni legate a piazza Di Vagno e rilevata da Bucci, Amorese ha fatto chiarezza in commissione, sulla mancanza di una relazione geologica specifica: «quella allegata al bando – ha spiegato – era sufficiente per l’assegnazione del finanziamento da parte della Regione ed è stata utilizzando in accordo con chi l’ha realizzata. La relazione specifica verrà fatta invece contestualmente ai saggi, a lavori avviati, dopo la fase di cantierizzazione iniziata nei giorni scorsi».
«Tra gli assenti spicca l’assessore ai lavpori pubblico, Mario Malcangi» ha sottolineato Loiodice in chiusura, pochi istanti prima di indicare – seppur col sorriso – il consigliere Luigi Musci (eletto con il Movimento Schittulli di cui Malcangi è coordinatore, ndr) come «nuovo assessore ai lavori pubblici».
Commenti
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cosa succede se la rilevazione geologica eseguita in una fase successiva mette in discussione non una parte del progetto ma il progetto stesso, si rifà il progetto?? Prendo atto delle parole dell’ing Amorese ma secondo me questa cosa non ha logica
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Perdonate messeri, sed esto aedificium od “quinta” od cementoso Cubo, cum me gusta nominarlo, giammai azzecca una benemerita mazza ferrata nè cum l’arti men che con le istorie de Quarato. Che possa esser stalla pelli buoi, pecore et irchi nun habeo dubbi ma nominar tale scellerato obrobrio “loco de magna cultura” est offesa alla intellighentia dell’ovino che pote trovarvi giaciglio.
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Caspita, quante persone profondamente impegnate nel risolvere una faccenda dalla quale forse dipenderanno le sorti dell’ Italia intera! Certo sta di mezzo la solita bestia nera del fascismo (ma qualcuno conosce il come e il perché esso sia nato?) e tutti i “valori” emersi dopo la sua caduta, e questo giustifica ogni cosa. Ma non è stato sufficiente dedicare a Di Vagno, la piazza più rappresentativa di Corato? Ah avessi avuto io, come seguito, lo 0,1% di coloro che si stanno attivando alacremente ora! Ma, lo ripeto, a noi la politica non interessa: ci pensano, a farla, quelli del nord. E poi, è così bello farsi rimorchiare… Salvatore Di Gennaro







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