Dall’odore acre del silenzio al profumo della libertà. Federica Angeli guarda negli occhi la mafia

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La mafia «si nutre di silenzio» e per "fare rumore" il “Cantiere” ha portato ancora una volta in città la voce di Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che “convive” con le minacce di morte dei clan romani
La mafia «si nutre di silenzio» e per “fare rumore” il “Cantiere” ha portato ancora una volta in città la voce di Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che “convive” con le minacce di morte dei clan romani.
Fino a qualche mese fa sembrava forse strano parlare di mafia a Roma, eppure la Angeli l’ha fatto, assicurandosi anche una condanna per calunnia: «l’unico a potermi salvare sarebbe stato il testimone che avevo intervistato prima di scrivere l’articolo in questione. Per timore di ripercussioni lui non è venuto a testimoniare e io non ho rivelato la sua identità per rispetto del segreto professionale» ha raccontato domenica sera in piazza Sedile seduta al fianco di Cenzio Di Zanni, giornalista di CoratoLive.it, per Un cantiere in festa.
L’obiettivo dell’intervista alla Angeli è stato essenzialmente uno: guardare in faccia lo stile del comportamento mafioso, del modo di gestire gli affari nell’epoca in cui «le stragi hanno lasciato il posto alla macchina del fango, ai proclami e alle minacce affidate alle piazze virtuali dei social network».
«Di me – ha ammesso – dicono che sono amica dei Fasciani (un clan di Ostia, ndr) e che voglio candidarmi con il Pd. Al Senato, in commissione antimafia, sono arrivate sei pagine che mi riguardano: la mia è una penna che dà fastidio». Questa è «la mafia ha cambiato pelle», che preferisce «attaccare il nemico minandone la credibilità» piuttosto che «creare altri martiri come Falcone e Borsellino». Alla Angeli lo ha confessato «un pentito di ‘ndrangheta».
Sebbene siano vari gli elementi che – per legge – configurano un comportamento mafioso, la giornalista di Ostia ha messo in guardia sul primo, sul più facile da riconoscere: «quando intervisto la gente che della mafia è vittima, nei loro occhi e nella loro voce leggo la paura, sento l’odore acre del silenzio. Hanno paura e questo significa solo una cosa: che c’è qualcuno che ha il controllo su di loro».
Una circostanza che si verifica «a tutti i livelli» secondo la Angeli che, anche in merito alla nostra città, ha parlato di “voti comprati” in politica.
Raccontare i fatti non è sempre facile e la Angeli lo conferma pensando anche ai suoi colleghi di testate meno potenti rispetto alla sua Repubblica. Consapevole delle «intimidazioni» di cui anche i giornalisti possono essere vittime, la Angeli non esita ad incoraggiare: «basta tenere sempre a mente in principi della deontologia e pubblicare ciò che è funzionale a raccontare il fatto.
L’importante è garantire il contraddittorio: io per prima non scrivo mai un pezzo senza ospitare anche la voce degli avvocati dei mafiosi. Ad Ostia il municipio è stato sciolto, per mafia. E io non mi arrendo, così come non si è mai arresa Mariangela (Mosca, ndr) e come non dovete arrendervi voi» ha concluso alzando gli occhi al cielo.
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