Un camposcuola con Libera: «Conoscere la mafia per combatterla»

La Redazione
Un campo scuola con Libera

«La memoria non deve andare persa per innescare quel cambiamento capace di trasformare il dolore in impegno» ha detto Debora Cartisano, figlia di Lollò Cartisano, sequestrato e ucciso dalla 'ndrangheta

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Un gruppo di giovani delle comunità parrocchiali di San Giuseppe e di Santa Maria Greca hanno partecipato ad un campo scuola organizzato da Libera, l’associazione che da anni combatte la Mafia partendo dalla conoscenza diretta della realtà.

Nel testo che proponiamo di seguito il racconto della loro esperienza condivisa con un gruppo proveniente da Trento e un altro di Torino.

«”Sopra la mia testa: i miei capelli. Sopra i miei capelli: il mio muccaturu. Sopra il mio muccaturu: il cielo libero”. Questa frase in dialetto calabrese (muccaturu= fazzoletto che le contadine portavano sul capo) rappresenta lo spirito dei campi di volontariato dell’associazione Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nata il 25 marzo 1995.

Quest’ultima ogni anno organizza dei campi di volontariato su beni confiscati alla mafia con lo scopo di diffondere la cultura della legalità e della giustizia sociale in contrapposizione a quella della violenza e del ricatto, propria di tutte le mafie.

Il campo ha avuto luogo nella piana di Gioia Tauro nei pressi di Polistena (RC) ed è durato una settimana, durante la quale le attività svolte sono state diverse: prime tre mattinate al lavoro agricolo per la risistemazione del bene confiscato, poi incontri di formazione con chi ha o ha avuto contatti più o meno diretti con la ‘ndrangheta e con il territorio per uno scambio interculurale.

I volontari hanno avuto l’opportunità di parlare del fenomeno mafioso con il Capitano Francesco Cinnirella della Compagnia dei carabinieri di Gioia Tauro, il quale ha affermato che “per combattere la mafia ogni giorno bisogna essere intransigenti con sé stessi. Dover stabilire quali sono le bussole della propria vita, le proprie strade e poi seguirle anche se erte come sono quelle della legalità”.

I giovani hanno avuto un incontro anche con Debora Cartisano, figlia di Lollò Cartisano, sequestrato e ucciso dalla ‘ndrangheta per non aver pagato il pizzo e ritrovato grazie alle informazioni fornite da uno dei carcerieri, pentito e convertito, che chiedeva perdono alla famiglia Cartisano. “La memoria non deve andare persa per innescare quel cambiamento capace di trasformare il dolore in impegno” ha detto Cartisano al termine dell’incontro.

Un’altra testimonianza è stata data dal giornalista sotto scorta Michele Albanese, autore dell’articolo riguardante l’inchino della Madonna a Oppido Mamertina: «la Calabria è una terra di forti contraddizioni in cui siamo costretti ad abbruttirci e a nasconderci dall’esterno per non fare mostra della propria economia». Albanese ha ricordato che la Calabria “non è solo la terra della ‘ndrangheta, della corruzione e della violenza, ma è anche la terra di chi lotta quotidianamente per costruire una società migliore e non omertosa.

Lo fa anche a costo di sporcarsi le mani, impegnandosi in prima persona come la cooperativa “Valle del Marro” che si occupa della gestione di terre confiscate ai boss della ‘ndrangheta”.

I volontari hanno anche avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del libro “La ‘ndrangheta spiegata ai turisti” scritto da Francesco Forgione, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, affiancato dal giornalista Michele Albanese e dal professore Enzo Ciconte.

Durante l’incontro è stato dato spazio ad un dibattito con i volontari di E!State Liberi! da cui è emerso che “il problema della mafia non è esclusivo della Calabria, ma interessa tutta Italia e anche l’Europa, la quale dopo la strage di Duisburg (2007) ha preso coscienza della pericolosità dell’espansione della mafia calabrese”.

Un’esperienza formativa ma anche una splendida occasione per giovani provenienti da tutt’Italia di abbattere le barriere dei pregiudizi e di condividere la lotta alla criminalità organizzata con il lavoro onesto e il sudore della fronte. Da consigliare a tutti i giovani (e non solo) che desiderano essere realmente utili alla società».

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    Ammirevole l’impegno di questi ragazzi. Peccato che, arrivati a diciott’anni e divenuti elettori, lascino poi le cose come stanno…