Sui passi della via Francigena. Nella chiesetta di San Vito risuona l’armonia del mondo. Le immagini

© CoratoLive.it
San Vito, un «luogo splendido – secondo il pellegrino Giovannangelo De Gennaro – in cui le pietre ad un certo punto mi è sembrato che ascoltassero, che vivessero»
Le porte della splendida chiesetta di San Vito si aprono solo in occasioni speciali, e quella di ieri lo era. In città sono arrivati altri due pellegrini della via Francigena, Giovannangelo De Gennaro e Marzia Mete. Musicista molfettese il primo, regista la seconda.
Un passaggio «sonoro» il loro, in tutti i sensi. Perché De Gennaro “ricambia” l’ospitalità che riceve «donando la sua musica medievale», come ha spiegato l’amico e collega Francesco Varesano ieri sera. E perché del suo viaggio stanno parlano giornali e tv: ieri anche le telecamere di Rai tre hanno raggiungo la chiesetta di San Vito.
«Un luogo splendido – secondo De Gennaro – in cui le pietre ad un certo punto mi è sembrato che ascoltassero, che vivessero». Troppo piccolo per contenere tutte le persone che hanno avuto voglia di ascoltare il concerto, di incrociare “il sentiero” percorso a piedi da De Gennaro.
A loro il musicista ha consegnato alcune belle “pagine” – musicali, letterarie e della tradizione – che raccontano della «devozione alla Vergine Maria che evita che il volto del suo Figlio venga colpito dai dadi sul sagrato di una chiesa». Ha restituito ai coratini «la Puglia che raccontano le persone incontrate lungo il cammino» ma anche la storia di san Giacomo «che riuscì a far “restituire la vita” ad un pellegrino ingannato dal diavolo».
De Gennaro sa essere un pellegrino che racconta dei pellegrini di un tempo, li fa rivivere in quel bisogno di «essere accolti in un sorriso, prima ancora che nelle esigenze materiali». Una speranza realizzata a Corato, ancor prima di arrivare, anche grazie alla Pro Loco “Quadratum” più volte nominata.
Il viaggio di De Gennaro «è un prima di tutto interiore», ripercorre la via Francigena e incontra il mondo. Ieri anche l’Africa, negli occhi dei migranti che vivono in via Enrico de Nicola da diverse settimane. Ancora una volta la musica è stata capace di fare tutto il resto: dopo i brani con la viella di De Gennaro e le esecuzioni di Abracabanda, Paola Rubini e Pietro Grassitelli, il ritmo africano ha risuonato tra pietre bianche grazie alle percussioni affidate a due ragazzi che ce l’hanno nel sangue.
Così come accadde il 4 ottobre in quell’angolo nascosto di largo Abbazia: un’altra bella pagina di integrazione, di scambio, di crescita, di orizzonti che si allargano. Di bianco, quello della pietra, che non fa a pugni con il nero, quello del ritmo africano fatto di energia vitale e non di parole vuote.
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