Il coraggio dell’arte, Mariano Cipriani dà corpo al ritorno alla terra. Le immagini

Il coraggio dell’arte

Nudo, in un angolino che si affaccia su largo Abbazia. In piedi contro un muro fatto di terra, sabbia, paglia e acqua. Ricoperto di fango per «lasciare un’impronta, non indelebile, come tutte le cose naturali»

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Un altro coraggioso artista coratino, un libero «danzatore» come lui stesso si definisce: Mariano Cipriani. Finalmente è arrivata un’occasione ghiotta per raccontare di lui, “Adamadam”. E’ il titolo che ha scelto per la performance realizzata domenica scorsa con il collettivo Geologika in un angolino che si affaccia su largo Abbazia. Una presenza non annunciata dal programma ufficiale di “Verso sud” ma in linea con tutto il resto.

Ha fatto la sua comparsa quasi al buio, per lanciare un messaggio forte ma senza urlare. Come sanno fare gli artisti eleganti e di spessore. Con gli abiti del colore della terra. Al suo fianco un’altra danzatrice, Belen Duarte, vestita di bianco.

I loro corpi si sono incontrati, e quando sono diventati dello stesso colore, Mariano ha lasciato che gli togliessero i vestiti. E’ rimasto nudo, come quando si nasce. Occhi chiusi e braccia lungo il corpo, in piedi contro un muro fatto di terra, sabbia, paglia e acqua. Ricoperto di fango, in modo da «lasciare un’impronta, non indelebile, come tutte le cose naturali».

Un’esibizione non facile in cui il primo rischio, certo, erano i commenti. L’arte però «non può avere paura e deve essere sempre un passo avanti» ci ha detto. E dopo il primo sconcerto generale, sono arrivati i complimenti. 

«Abbiamo provato a raccontare la necessità del ritorno alla terra, il bisogno di ritrovare la nostra vera essenza» ci spiega. Quello rimasto sulla parete, come si vede dalle foto, è un segno che «esisterà per un certo periodo e poi andrà via, perché in natura tutto passa. La pioggia (e spero non i vandali) piano piano lo scioglierà».

Una esibizione di questo genere è testimone di un lavoro nella danza «che dura da 15 anni e una ricerca nel movimento iniziato da 25» ci conferma Cipriani. 

Le tappe più importanti del suo percorso sono «segnate da persone, spazi e ambienti. Per prima Lisbona, poi il Messico, Bologna, Roma, le varie biennali di Venezia e adesso Bari». Tra le più recenti produzioni, lo scopriamo dagli articoli di giornale, c’è “Macbeth” di Shakespear andato in scena al Petruzzelli nel maggio scorso: Cipriani era Ecate, la dea della morte, un orrendo volatile dalle fattezze androgine che sovrastava la scena.

Di orrendo non gli è rimasto nulla. Del colore del cielo conosciuto in volo, gli occhi.

 

“Adamadam” è una performance di Collettiva Geologika/architettura arte design politiche naturali in Terra a cura di Corrado Bove, Andrea Facchi, Angelo Sinigaglia e Terra Cruda Bari con Belen Duarte e Mariano Cipriani. A Corato ha visto la presenza di Nico Caldarulo e il supporto sonoro spontaneo di tanti artisti in jam tra i quali i ragazzi del Gambia rifugiati a Corato.

Prima di arrivare a Corato, “Adamadam” è andato in scena al Maam, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, Museo di arte contemporanea di Roma.

La prossima tappa di “Adamadam” sarà a Milano, il 25 ottobre, presso Cox18 libreria Calusca Archivio Primo Moroni per la presentazione del libro e della mostra “Exploit” curato fra gli altri da Andrea Facchi per Bordeaux editore.

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