Decidere di non decidere. E’ l’”Opzione zero”, il male che imbriglia l’Italia

Giuseppe Gallo
Francesco Delzio e Attilio Romita in piazza Sedile per "I dialoghi di Trani"

Francesco Delzio, giovane manager di fama internazionale, ha elaborato una teoria tanto insolita quanto realistica sulle ragioni che imbrigliano la rinascita dello Stivale

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Perché l’Italia non è in grado di scrollarsi la crisi di dosso e ripartire, come accaduto in altri paesi europei? Se ne è discusso ieri sera in piazza Sedile, in occasione della tappa coratina de “I dialoghi di Trani”.

Francesco Delzio, direttore relazioni esterne, affari istituzionali e marketing di Atlantia e di Autostrade per l’Italia, oltre che direttore relazioni esterne di Aeroporti di Roma, ha elaborato una teoria tanto insolita quanto realistica sulle ragioni che imbrigliano la rinascita dello Stivale.

In una chiacchierata con il direttore del Tgr Attilio Romita, Delzio ha presentato al pubblico la ragione di questo immobilismo, che ha battezzato col nome di “Opzione zero”, la malattia – fortunatamente guaribile – del paese che ha deciso di non decidere in tutti i suoi settori: dalla giustizia alla cultura, dall’economia al lavoro.

Proprio come accade nella competizione del Palio di Siena dove ogni fantino, piuttosto che dare il meglio di sé per cercare la vittoria, tenta in tutti i modi di ostacolare i propri avversari.

«Le grandi aziende, che dovrebbero aver voglia di futuro, hanno invece manager che sono specializzati nell”ammazzare’ le proposte altrui, e il vero problema è quando queste persone vengono premiate, quando il sistema non agevola chi rischia, ma chi raggira l’altro», ha sottolineato l’ospite.

In Italia è inoltre evidente la rinuncia a pensare il pensiero politico. Questa è forse una delle cause dell’immobilismo e del perpetuarsi di un sistema non-decisionale.

Nei centri decisionali di Roma, Milano, Francoforte, Londra e Bruxelles, il Meridione è visto come «una sfida/sfiga che nessuno potrà mai vincere, perché i governi nazionali hanno scelto di non giocarla», mentre in stati come la Spagna o l’Irlanda sono state introdotte delle ‘no tax area‘ che hanno fornito ottime ragioni per investire, rilanciando l’occupazione. L’invito di Delzio è quello di «spalancare la porta di quest’area geografica agli imprenditori».

«Non è un libro cupo – ha spiegato l’autore – perché per ogni opzione zero c’è anche un’opzione uno»</em>; tuttavia, «cambiare verso rischia solo di rimanere un sogno bellissimo».

L’ospite dice di far parte della schiera degli ottimisti grazie a diversi segnali tra cui il traffico nelle strade e negli aeroporti che, «più aumenta, più è simbolo di fiducia. Se dessimo più competitività al mercato e lasciassimo il debito spazio agli allievi, come Cimabue con Giotto, l’Italia potrebbe decollare», ha concluso.

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    …” se dessimo…l’Italia potrebbe”..: anche il giovane Delzio cade nella trappola delle ipotesi fumose o non realistiche. Il nostro Paese è stato ed è pieno di persone che concludono la loro esposizione col classico “se” seguito dagli ancora più classici congiuntivo e condizionale. A quando qualcuno che indichi la terapia giusta, usando il solo presente indicativo? Salvatore Di Gennaro