Il movimento Città nuova scrive ai migranti: «Benvenuti a casa nostra»

La Redazione
"Welcome refugees"

«Prendiamo le distanze da tutti i tentativi di innescare spirali perverse basate sull’odio e sulla contrapposizione a priori e da chiunque voglia pescare nel torbido cavalcando facili populismi»

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Con una nota indirizzata alla stampa il movimento politico “Città nuova” rivolge il suo pensiero ai migranti. Due i temi fondamentali: dare loro il «benvenuto» e prendere «le distanze da tutti i tentativi di innescare spirali perverse basate sull’odio e sulla contrapposizione a priori».

«Benvenuti a casa nostra. 42 giovani migranti di età compresa tra i 17 e i 24 anni provenienti prevalentemente da Senegal, Mali e Congo sono ospitati da alcuni giorni nella nostra Città presso un immobile privato nell’ambito di un progetto di accoglienza gestito direttamente dalla Prefettura di Bari, senza il coinvolgimento del Comune di Corato.

La nostra cultura – di italiani e di pugliesi – è una cultura dell’accoglienza e offrire ospitalità a chi fugge da guerre e persecuzioni è un dovere morale prima ancora che un preciso obbligo stabilito dal nostro ordinamento giuridico. Siamo solidali pertanto con coloro che, scacciati dalla loro terra, stanno cercando un nuovo luogo in cui vivere e una nuova comunità cui offrire il loro contributo.

Nell’ambito del progetto di accoglienza attivato dalla Prefettura, superata la fase emergenziale, sarà compito della stessa porre in essere tutte quelle misure e attivare i controlli affinché a questi giovani vengano assicurati la dignità e l’equo trattamento che le nostre leggi prevedono – senza che nessuno possa permettersi di speculare sulle loro sventure – nonché indirizzarli a strutture per la “seconda accoglienza”, allorquando avranno conseguito lo status di rifugiati.

Al tempo stesso ci rivolgiamo ai giovani ospiti per chiedere loro una mano: la nostra cultura ha una tradizione millenaria, è ricca di usi, tradizioni e luoghi che noi stessi poco rispettiamo. Aiutateci ad essere custodi della nostra storia – che è la nostra identità – ed in fondo la nostra vera ricchezza. Se è vostro desiderio quello di integrarvi nella nostra comunità o anche solo di passare qui a Corato un breve soggiorno aiutateci a comprendere: il dialogo è arricchente se i due interlocutori hanno punti di vista differenti ma sono mossi dalla volontà comune di giungere ad una soluzione.

Auspichiamo, inoltre, che i giovani ospiti possano essere coinvolti in attività di integrazione e di utilità sociale anche con il coinvolgimento delle associazioni e dei movimenti cittadini.

Per parte nostra, sia come movimento politico – anche per il tramite dei nostri rappresentanti istituzionali – sia come singoli cittadini, assicuriamo il nostro impegno affinché ad ognuno vengano garantiti i propri diritti e prendiamo le distanze da tutti i tentativi di innescare spirali perverse basate sull’odio e sulla contrapposizione a priori e da chiunque voglia pescare nel torbido cavalcando facili populismi che conducono a strade senza uscita».

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    Bellissime parole, ammantate di quella meravigliosa retorica nella quale siamo gli indiscussi protagonisti. Ma poi, perché parlare di “casa nostra”? Hanno, i “cittanovisti”, interpellato anche gli altri comproprietari, me compreso? Se davvero avessero parlato di “casa nostra”, sarebbe stato opportuno ospitarli (e nutrirli) nelle “loro dimore”. Pur ammirando il loro entusiasmo (ah, l’avessero manifestato anche per cambiare la politica in Italia, invece di disinteressarsi ampiamente della stessa!), io mi permetterei di correggere il loro messaggio in: ” vi rivolgiamo il nostro personale benvenuto nella città di Corato”. Come ho già detto, Stato e “buonismo” non vanno assolutamente d’accordo. Se si propende maggiormente per il primo, occorre una certa “durezza”; se si opta per il secondo (scelta, di certo, eticamente validissima), si sacrifica il primo. Salvatore Di Gennaro