“Ostinata passione”, oggi va in scena la storia della prima donna italiana documentarista

© CoratoLive.it
Uno spettacolo, curato dall'Associazione Malalingua, di e con Marianna de Pinto che gode della supervisione artistica di Marco Grossi. Luci e contributi video portano la firma di Gennaro de Pinto
Oggi alle 20.30 nel chiostro del Palazzo di città andrà in scena “Ostinata passione”. Uno spettacolo, curato dall’Associazione Malalingua, di e con Marianna de Pinto che gode della supervisione artistica di Marco Grossi. Luci e contributi video portano la firma di Gennaro de Pinto.
La storia. «Sono nata in Puglia nella sera del 31 luglio dell’infido 1927 e mi circondano secoli di fuoco». E’ Cecilia Mangini, la prima donna documentarista italiana, il terzo occhio che ci racconta la storia e ci insegna la responsabilità. Decenni di storia nazionale, di evoluzione di costumi, di conquiste di diritti, di perdita di identità. Dagli anni 30 agli anni 70 lo spettacolo segue, nel lavoro della documentarista in particolare il filone femminile.
Dai riti magico-religiosi del sud degli anni 50, alle donne operaie della catena di montaggio, dalle tabacchine del Salento, alle emigrate del sottobosco del lavoro domestico. Anni di cambiamenti e conquiste, in una forbice che allontana sempre di più il progresso dallo sviluppo.
La condizione della donna come e quando è davvero migliorata? Quale è stato il prezzo da pagare per la desiderata parità?
“Essere donne”, “Stendalì suonano ancora”, “All’armi siam fascisti”, “L’inceppata”, “La passione del grano”, “Maria e i giorni”: le immagini e i testi dei documentari di Cecilia Mangini e di suo marito Lino del Fra e i versi di Pasolini si mescolano a racconti di donne vissute in quel tempo, sospese tra il ricordo famigliare e la vera memoria storica.
«Se si voleva ricostruire il Paese si doveva in qualche modo ripartire dalla narrazione di quello che c’era, dalla scoperta di un’Italia reale, con le sue miserie e le sue arretratezze, le rovine materiali e i traumi collettivi».
Italia. Seconda metà degli anni cinquanta. Il cambiamento si respira nell’aria. A raccontare, con spirito critico quella stagione così ricca di avvenimenti, tensioni, cambiamenti, c’è un piccolo gruppo di registi cinematografici che fanno del documentario un vero e proprio strumento di appassionata lotta culturale.
Tra questi c’è una donna: Cecilia Mangini. Sempre testarda e anticonformista, appassionata nel suo tentativo costante di raccontare un mondo che stava scomparendo, un universo incapace di resistere all’avanzata del progresso ma che ancora aveva “qualcosa da dire”.
Una donna ostinata al punto da imporre la propria personalità in un ambiente tutto maschile, in un momento storico in cui le donne appena cominciavano un percorso di autoconsapevolezza che le avrebbe portate nei decenni successivi alla lotta per il riconoscimento dei propri diritti.
Cecilia e il suo sguardo incastrato tra passato e presente, disposta a farsi voce e immagine utile a far sopravvivere l’identità di un popolo in evoluzione. Lo spettacolo prende le mosse dal testo “Con ostinata passione” di Gianluca Sciannameo per esplorare, attraverso la vicenda personale e professionale della regista Cecilia Mangini, l’Italia del dopoguerra con particolare riferimento alla condizione della donna da un punto di vista sociale e lavorativo. Il tutto per tentare di rispondere alla domanda finale: cosa, da allora, è cambiato?
Dove è finita quella donna raccontata dai testi di De Martino, dalle immagini di Cecilia Mangini? Per cosa ha barattato la sua identità e il suo segreto? Per raccontare questa storia servono degli occhi attenti che l’abbiano vista accadere, quelli di una donna, di un’intellettuale e di una documentarista, la prima documentarista donna d’Italia: Cecilia Mangini.
Una storia, la sua che ci accompagna attraverso queste domande e verso risposte tutt’altro che scontate.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti